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Certificare l’esperienza

Una grande opportunità di qualificazione professionale

Una grande opportunità di qualificazione professionale

Di Giorgio Bini, 20 maggio 2011

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Uno strumento di misura uniforme che renda possibile la quantificazione del bagaglio esperienziale di ogni individuo. È l’obiettivo alla base dell’accordo, siglato a fine 2010 tra l’Hospitality School di Milano e l’ente torinese di certificazione delle competenze professionali Dng, che mira a incrementare la diffusione degli attestati di qualifica, assegnando all’istituto formativo meneghino l’incarico di verificare e validare le figure professionali specifiche del settore turistico alberghiero.
«Quello delle certificazioni è un sistema tipicamente anglosassone, che ancora in Italia stenta a diffondersi. Eppure le aziende alberghiere, più che in ogni altro comparto produttivo, soffrono spesso di problemi dovuti alla scarsa professionalità delle risorse che il mercato mette loro a disposizione», racconta il direttore operativo di Hospitality School, Riccardo Laudadio. «Il problema si potrebbe certo parzialmente risolvere con una maggiore consapevolezza, da parte degli albergatori, dell’importanza del tema della formazione interna del personale. Ma, anche così facendo, non si riuscirebbero ad affrontare le questioni legate alla gestione e all’organizzazione degli staff a carattere stagionale: un costante e continuo andirivieni di risorse, che offrono la propria professionalità a imprenditori condannati a valutarle solo attraverso il passaparola o, per i più fortunati, attraverso una pregressa conoscenza. Ecco allora che la competenza certificata è uno strumento operativo e di valutazione, in grado di rispondere alle particolari caratteristiche fisiologiche delle aziende del turismo».
Il sistema rappresenta, in realtà, un’evoluzione naturale del cosiddetto paradigma delle competenze, che l’Unione europea sta portando avanti dal 1989: a cominciare, cioè, dal processo di mutuo riconoscimento tra paesi membri delle varie attestazioni di qualifiche professionali. E ciò al fine di incentivare la mobilità di persone, studenti e lavoratori. «L’idea alla base dello strumento certificazione», interviene Claudio Cecchini, amministratore unico di Hospitality School, «è in altre parole quella di avere a disposizione un metro di misura uniforme, capace di valutare skill, competenze e professionalità di ogni lavoratore. In Italia, tuttavia, tale sistema, in ambito istituzionale, non esiste ancora a livello nazionale».
Esiste però un’intensa attività delle istituzioni locali in materia, peraltro integrata e incentivata da un antecedente accordo per il lavoro, siglato tra governo e parti sociali il 24 settembre 1996, che riconosce come l’introduzione di un sistema di certificazione dei percorsi formativi e delle competenze acquisite sia un obiettivo strategico ed essenziale per il paese. «È inoltre dello scorso 17 febbraio», riprende Laudadio, «un nuovo documento firmato dal ministero del lavoro, dalle regioni e dalle parti sociali, inteso a individuare, nella definizione di un Sistema nazionale di standard professionali e di certificazione delle competenze, lo strumento fondamentale per innalzare la qualità della formazione, in raccordo con le politiche del lavoro. Il nuovo accordo assegna, in particolare, al libretto formativo, introdotto dall’articolo 2 del decreto legge 276-2003, un ruolo sperimentale di registrazione delle competenze, da utilizzare anche con il coinvolgimento degli organismi bilaterali. La strada verso la certificazione professionale, uno strumento che consenta, a chi sia in grado di dimostrarne il possesso, di migliorare la propria posizione aziendale, è insomma tracciata: sarà lunga e tortuosa ma anche piena di opportunità».
«Si tratta infatti», gli fa eco Cecchini, «di un sistema che consente la considerazione oggettiva di quelle variabili vitali per una corretta valutazione e qualificazione delle risorse. I vantaggi per le aziende e i lavoratori determinati ad avviare tale processo si possono riassumere così in tre aspetti fondamentali: l’identificazione di un preciso punto di partenza per pianificare la crescita professionale di ogni individuo; la possibilità di essere riconosciuti e riconoscibili dal mercato del lavoro non per conoscenze clientelari ma per crediti e meriti certificati; nonché l’opportunità di accedere a database dedicati e specificamente rivolti al mondo del lavoro, ove la domanda sia in grado di esprimere una certificazione rispetto alla propria professionalità e l’offerta sia in grado di esprimere una certificazione rispetto alla qualità della propria organizzazione».

La Job hotel certification

Il sistema di certificazione oggetto dell´accordo tra Hospitality School e Dng prende il nome di Jhc (Job hotel certification): le figure professionali a tutt’oggi depositate e sottoposte a verifica e validazione sono quelle di financial controller (Uniform system of account for lodging industries), di food & beverage manager, di front office manager, di housekeeping manager, di revenue manager, di spa manager, di web marketing manager, di sales & marketing manager e di meeting & event manager. I livelli di qualifica professionale disponibili sono tre: quello base di qualificazione, quello intermedio di certificazione professionale junior e quello più alto di certificazione professionale senior. E Hospitality School è oggi nelle condizioni di garantire il raggiungimento dei vari obiettivi con una proposta che affianca gli interessati durante l’intero processo: dalla fase d’aula alla sessione di esame, dal tirocinio in azienda all’ottenimento della certificazione finale.

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