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Bisogna dare dignità al turismo

Di Massimiliano Sarti, 9 novembre 2007

«Ci troviamo di fronte a un malato ancora capace di attirare un buon numero di viaggiatori, ma non più in grado di riempire le camere del paese con la seconda capacità ricettiva al mondo. Ora, come nelle favole di Esopo, pensiamo di risolvere tutti i problemi nominando un nuovo re che si presume dotato di poteri taumaturgici». Ad affermarlo è Jean Marc Droulers, amministratore del Grand Hotel Villa d’Este di Cernobbio (Co), nel suo intervento in occasione del convegno Perché non c’è il ministero del turismo in Italia? L’incontro, organizzato da Ada in collaborazione con Solidus e con il patrocinio del comune di Milano, si è svolto presso la fiera di Rho in concomitanza dell’ultima edizione del Salone internazionale dell’ospitalità professionale (Host).
Parole dure, in apparente contraddizione con il tema scelto dagli organizzatori del simposio, ma che, in realtà, sottintendono una visione condivisa dei problemi e delle criticità del sistema turistico italiano. «Quello che manca nel nostro paese è una politica di governance adeguata alle esigenze dell’industria dei viaggi», ha proseguito Droulers. «Tuttavia non sono certo che la creazione di un nuovo ministero ad hoc possa costituire la panacea di tutti i mali. Siamo, infatti, sicuri che in Italia ci sia il personale politico adeguato a svolgere un simile compito?».
Una visione, quella di Droulers, condivisa anche da Josep Ejarque, direttore del turismo del Friuli Venezia Giulia: «Se in Italia il problema è sicuramente l’assenza di governance, la soluzione non può arrivare miracolosamente da un ministro, per quanto questi possa essere illuminato. Non possiamo chiedere agli amministratori della cosa pubblica di avere le idee chiare sul nostro settore se non siamo noi stessi a spiegare loro cosa debbano fare. Ciò che ci manca è la capacità di costituirci in una lobby in grado di far valere tutto il peso della rilevanza economica del nostro settore. La responsabilità, perciò, è anche degli imprenditori, che fino a ora non si sono dimostrati capaci di esercitare la leadership necessaria a guidare le politiche turistiche del paese». Secondo Ejarque, già organizzatore nel passato di un modello vincente come quello di Barcellona olimpica, tre sono gli obiettivi primari a cui gli operatori del turismo dovrebbero tendere per rivitalizzare le sorti del turismo italiano: «Dovremmo creare una strategia unitaria, in grado, per esempio, di attirare collegamenti low cost verso l’Italia, evitando al contempo di scatenare le attuali perniciose dinamiche concorrenziali tra le diverse destinazioni del paese. È poi necessario indirizzare gli investimenti pubblici destinati alla promozione sul web verso soluzioni che, al contrario del famigerato sito Italia.it, possano garantire alle offerte del paese le prime posizioni nei portali più popolari a livello globale. Infine, è fondamentale riaffermare con forza la nostra professionalità, troppo spesso sottovalutata da chi prende le decisioni strategiche a livello politico».
La questione più pressante, per molti degli intervenuti al convegno, è sembrata perciò quella di garantire al turismo la stessa dignità di cui godono, presso le istituzioni, altri settori dell’economia come l’industria e la manifattura. Un aspetto che non ha mancato di sottolineare anche il delegato del dipartimento per lo sviluppo e la competitività del turismo della presidenza del consiglio dei ministri, Paolo Provasoli: «Quando furono aboliti i ministeri dell’agricoltura e del turismo, quest’ultimo fu aggregato a quello delle attività produttive, un dicastero dominato dagli interessi prevalentemente industriali di Confindustria. La decisione del governo di costituire il dipartimento del turismo presso la presidenza del consiglio mi sembra perciò già un grosso passo in avanti. Inoltre, in un momento in cui da molte parti si leva la richiesta di un’ulteriore razionalizzazione nel numero dei ministeri, trovo che sia più opportuno concentrarsi sulla qualità del lavoro svolto, piuttosto che sulla costituzione di un nuovo dicastero».
Al centro del dibattito anche un’altra vexata quaestio, quella relativa alla delega alle regioni della competenza esclusiva in materia turistica. «Mi considero un federalista pentito», ha infatti dichiarato il presidente del centro studi Ada, Antonio De Septis. «Prima dell’introduzione dell’ultima legge quadro ero infatti convinto della necessità di lasciare il governo del turismo a chi meglio conoscesse il proprio territorio. Come imprenditore mi sono, però, reso conto che la delega si è presto trasformata in una serie di ulteriori ostacoli burocratici posti lungo il cammino delle mie iniziative. Pur dubitando che la legge possa essere modificata in tempi brevi, auspico, perlomeno, l’attivazione della conferenza stato-regioni per garantire la necessaria armonizzazione delle azioni intraprese dai vari enti pubblici in materia turistica». Sulla stessa linea di pensiero anche Gaetano Torino, vicepresidente Ada: «Occorre una qualsiasi forma di coordinamento centrale delle attività turistiche. Tutte le analisi più recenti relative al terziario evidenziano, infatti, una costante tendenza all’aggregazione di ogni comparto del settore. Serve perciò un ente capace di dare un indirizzo unitario anche all’industria dei viaggi».
A simbolica conclusione dell’evento, ancora uno stralcio dell’intervento di Droulers, una provocazione che esorta tutti, imprenditori compresi, ad approfondire, innovare e adeguare le proprie strategie alle nuove tendenze del mercato: «È innegabile che la percezione del rapporto qualità-prezzo dell’industria dei viaggi italiana si stia deteriorando. Quello che dobbiamo chiederci è, però, se esista un modello organizzativo in grado di interpretare correttamente la realtà e di indirizzare le istituzioni verso politiche davvero costruttive. Negli ultimi tempi si parla moltissimo di promozione. Nei discorsi a tale riguardo non si tiene mai conto, tuttavia, che l’aumento della presenza dei grandi gruppi dell’hôtellerie internazionale renderà inutili i modelli di promozione fin qui utilizzati. Non ci si rende conto, cioè, della necessità di sviluppare sistemi telematici adeguati a sfruttare, supportare e accompagnare le pervasive politiche di marketing che già caratterizzano l’azione delle maggiori compagnie alberghiere».

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