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Benessere nel palazzo del rajah

Di Anna Romano, 19 gennaio 2007

«L’India è un’esperienza della mente e dell’anima. È oltre il semplice turismo. È un viaggio che, se ben condotto, conduce alla conoscenza di se stessi», dice Amar Singh, direttore dell’Ente turistico indiano di Milano.
L’esperienza di un viaggio in India, un paese antico, colto, ricco di bellezze naturali ma anche di terribili contrasti, di modernità e di tradizioni, di splendori e di miserie, oggi può seguire il filo intrigante di una ricerca di benessere per migliorare la propria vita.
In India, da migliaia di anni, ci si affida ai principi olistici della medicina ayurveda, una filosofia oltre che una medicina, basata su terapie naturali e sull’armonia fra natura, cultura e tradizione. In numerose località esistono centri benessere particolarmente interessanti da questo punto di vista, non soltanto per le tecniche e i trattamenti, ma anche per la location in cui sono ubicati, per l’architettura, per la speciale atmosfera.
Partendo da questo concetto, Wellness international network ha elaborato una nuova proposta turistica, un catalogo che non vede il benessere come un’appendice agli itinerari tradizionali ma, al contrario, costruisce il viaggio sulla scoperta del benessere come punto di forza di un’India che affonda le proprie radici storiche nella cultura del benessere, per il corpo e per lo spirito.
È l’occasione per scegliere un turismo di qualità, che non rinuncia al comfort ma punta a conoscere e a capire la natura profonda dei luoghi che si desidera visitare. Il viaggio dura 16 giorni e 14 notti, e il volo atterra all’aeroporto internazionale di Kochi, nel Kerala. Da lì parte un transfer privato che in due ore e mezza conduce a Kollengode, un piccolo villaggio nel distretto di Palakkad.
Dove è ubicato il centro benessere? In una location da favola, il Kalari Kovilakom, l’antico palazzo del rajah del regno di Vengunad, tra le verdi colline dell’Annamalai, trasformato in una spa dove impera la tradizione ayurvedica.
Affidandosi alle cure di esperti terapisti, nell’atmosfera incantata di questa favolosa reggia, si può seguire il programma antistress (Manasanthy) che prevede trattamenti classici (Uzhichil, Sirodhara, Sirovasthy, Nasyam, Kateevasthy, Nj avarakizhi, Sarvanga dhara, Pichu, Thalam, Thalapothichil), percorsi yoga personalizzati e terapie a base di erbe, scelte sulla base della costituzione individuale.
Dopo una prima seduta conoscitiva, il medico elaborerà un percorso su misura costituito da un programma di trattamenti e attività che accompagnerà l’ospite durante tutto il soggiorno. Definita una dieta individuale rigorosamente vegetariana, i trattamenti e le terapie vengono decisi secondo la prescrizione del Vaidyan, il medico specializzato in ayurveda, e suddivisi in due sessioni al giorno della durata di 90 minuti circa. Sveglia prima dell’alba, acqua calda da bere, meditazione, yoga, massaggi ritmici, bagni terapeutici e molto altro ancora.
Anche le pratiche yoga vengono personalizzate per ciascuno in base all’età, all’alimentazione, al tipo di costituzione e al generale stato di salute. Al Kalari viene praticata lo Hatha Yoga della scuola Bihar, e ogni pomeriggio viene praticato lo Yoga Nidra, una speciale tecnica di meditazione che assicura un profondo senso di rilassamento.
Si può inoltre praticare il Kalaripayattu, movimenti semplici per il recupero della forza e della tonicità del corpo intero: Kalari significa scuola o arena, e Payat addestramento, esercizio o pratica. Infine si affronta il Marma, l’arte della conoscenza, che attiva i 107 punti d’energia presenti nel corpo. Più che un viaggio, promette di essere un’autentica immersione in un mondo diverso e affascinante dove la cura di sé fa parte del quotidiano e apre le porte a una diversa visione della vita.

Qualche notizia sull’ayurveda

Secondo la mitologia indiana, l’ayurveda è un dono proveniente dal dio Brahma. Fu Indra, il re degli dei, a ricevere il dono e a trasmetterlo, attraverso generazioni di discepoli, agli esseri umani. Storicamente, l’ayurveda è la medicina tradizionale utilizzata in India fin dal 4.000 a.C.
Il vocabolo ayurveda, composto da ayu (vita) e veda (conoscenza), significa scienza della vita. È citato per la prima volta intorno al 1.000 a.C nel Charaka Samhita, un trattato che enumera 500 principi medicinali. Lo scopo dell’ayurveda è quello di aiutare i malati a curarsi e le persone sane a mantenere il proprio benessere e prevenire le malattie.
I principi medicinali utilizzati sono minerali, metalli purificati ed erbe in forma di polveri, pastiglie, infusi. Ogni farmaco ha una specifica modalità di utilizzo. Alle diverse sostanze da assumere, l’ayurveda associa esercizi di respirazione profonda.
Secondo la cultura indiana, ogni individuo è composto da tre principali dosha (energie vitali) in proporzioni diverse (vata, pitta e kapha) che determinano i diversi stati di salute. In particolare:
• vata è aria e spazio, corrisponde ai movimenti della mente e del corpo, alla respirazione e si caratterizza come leggero, veloce e secco;
• pitta è fuoco e acqua, e corrisponde al metabolismo digestivo e all’attività intellettuale;
• kapha è acqua e terra, e corrisponde alla massa corporea, alla lubrificazione degli arti; si caratterizza con aggettivi come lentezza, calma e pazienza.
I dosha consentono di classificare le diverse tipologie psicofisiche e le disfunzioni che ne possono derivare. Secondo l’ayurveda, le patologie nascono quando nei dosha si vengono a creare squilibri; l’individuazione di questi squilibri aiuta a trovare i rimedi per ristabilire l’equilibrio e quindi giungere alla guarigione. Il riequilibrio di un dosha si ottiene attraverso cambiamenti nello stile di vita, una dieta appropriata, la qualità del sonno, erbe, olii, massaggi, colori, pietre particolari e la pratica dello yoga.

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