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Bene il mice ma cala la domanda estera

Federcongressi: gli hotel con spazi meeting continuano ad attrarre la maggior parte degli eventi, mentre diminuisce la domanda per arene e dimore storiche

Federcongressi: gli hotel con spazi meeting continuano ad attrarre la maggior parte degli eventi, mentre dimi

Di Job in Tourism, 9 agosto 2018

Il settore congressuale nazionale gode di buona salute e gli hotel sono sicuramente tra i segmenti che beneficiano maggiormente di un generale incremento della domanda di eventi. Tuttavia, la Penisola sta perdendo parte del proprio appeal tra gli organizzatori internazionali, a causa della crescente competizione proveniente dagli altri Paesi. La quarta edizione del tradizionale Osservatorio italiano dei congressi e degli eventi (Oice) dipinge un 2017 dai tratti sostanzialmente positivi, senza tuttavia nascondere alcune criticità riguardanti in particolare le arene e le dimore storiche, la cui richiesta è in calo relativo, così come il declinante interesse dei meeting planner internazionali verso le location tricolore.

Promosso da Federcongressi&eventi, lo studio è stato condotto dall’Alta scuola di economia e relazioni internazionali dell’università cattolica del Sacro Cuore di Milano (Aseri) interpellando un totale di 5.585 location congressuali e prendendo in considerazione eventi, meeting, seminari, congressi, conferenze o convention della durata minima di quattro ore, con almeno dieci partecipanti.

L’anno scorso, rivela quindi l’indagine Oice, l’Italia ha ospitato un totale di 398.286 congressi ed eventi: una cifra corrispondente a un incremento del 2,9% rispetto al 2016. Il comparto ha quindi registrato performance positive in tutti i suoi indici principali: il numero di partecipanti complessivi è in particolare aumentato del 3,2%, superando quota 29 milioni, e le presenze dell’1,6% (43,4 milioni), mentre la lunghezza media di ogni singola kermesse è salita del 2,8%, per un totale di quasi 560 mila giorni di eventi e manifestazioni varie.

Come sempre, la stragrande maggioranza dei meeting si è svolta all’interno degli hotel congressuali, che durante il 2017 hanno accolto il 79,8% degli eventi complessivi tenuti in Italia, accogliendo rispettivamente il 57,3% e il 59,3% dei partecipanti e delle presenze totali. Una discrepanza di una ventina di punti percentuali facilmente spiegabile con la tradizionale limitata capacità di molti degli spazi meeting messi a disposizione da parte delle strutture alberghiere: il 62,9% degli hotel tricolore dotato di un’offerta congressuale è infatti in grado di ospitare un numero di delegati non superiore alle 250 unità. Gli stessi alberghi sono perciò le location che registrano il più basso livello medio di partecipanti per evento, pari a 52,4 persone, mentre il loro mercato mice è principalmente dominato dalla domanda corporate.

Nel complesso, l’anno scorso la quota dell’industria meeting nazionale detenuta dagli hotel è rimasta sostanzialmente invariata rispetto al 2016. Proseguendo lungo un cammino intrapreso già un paio di anni fa, a crescere notevolmente è stata invece la quantità di conferenze organizzate nei centri congressi: sebbene, infatti, la loro quota sul totale degli eventi tricolore sia ancora limitata al 3,3% è tuttavia cresciuta del 4,8%. Ma ancora più rilevante è stata l’impennata del numero dei partecipanti, salito dell’11,3% e ora pari all’11,7% dei delegati complessivamente ospitati nelle location tricolore. Al contrario, le arene e le dimore storiche hanno visto la propria popolarità calare rispettivamente dell’1,6% e dell’1,5%, in termini di volumi di eventi.

Anche se la maggioranza dei meeting e dei congressi rimane di carattere locale (il 55,4%), lo studio Oice evidenzia un incremento relativo delle kermesse di rilevanza nazionale: ossia degli appuntamenti frequentati da delegati italiani, ma provenienti da regioni esterne a quella della location prescelta. Il loro peso sul totale tricolore è infatti salito dal 34,7% dei meeting complessivi del 2016 al 35,2% dell’anno scorso.

All’opposto, la quota degli eventi di natura internazionale è scesa di ben due punti percentuali, passando dal 9,9% al 7,9%. Un declino sensibile, principalmente dovuto al calo della domanda proveniente dalle associazioni, soprattutto da quelle legate all’industria medico-scientifica. Questa rappresenta tradizionalmente la seconda fonte principale di business del mice italiano, dopo quella corporate, ma solitamente racchiude la maggior parte degli eventi di natura internazionale. Negli ultimi due anni, tuttavia, la sua rilevanza è scesa dal 34,8% del mercato congressuale tricolore al 25,5%. «La flessione del numero delle associazioni internazionali, che scelgono l’Italia per i propri congressi, è un dato che richiede interventi ad hoc», è il commento della presidente di Federcongressi&eventi, Alessandra Albarelli. «Le nazioni nostre competitor attirano i congressi associativi mettendo sul piatto incentivi economici e benefit, consapevoli di quanto ospitare un evento internazionale crei indotto e sia un’occasione straordinariamente efficace di destination marketing. Queste buone prassi dovrebbero essere adottate in maniera strutturata anche dal nostro Paese, per non fargli perdere competitività nonostante il suo universalmente riconosciuto appeal turistico».

 

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