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Austerità e viaggi d’affari

Di Massimiliano Sarti, 31 luglio 2009

Nel comparto dei viaggi d’affari è tempo di austerità. Gli albergatori se ne sono accorti da tempo: prima la vicenda delle sponsorizzazioni farmaceutiche e poi, soprattutto, la difficile congiuntura economica internazionale hanno messo a dura prova le capacità manageriali dei professionisti dell’hôtellerie. Ma austerità è un termine generico e può tradursi, commercialmente parlando, in molti modi differenti. «The austere traveler» è stato perciò il titolo di una ricerca, promossa da Amadeus e realizzata in collaborazione con The Economist intelligence unit, volta proprio a capire quale impatto l’attuale situazione economica abbia avuto sui comportamenti d’acquisto della domanda dei viaggi d’affari. Presentata in occasione del forum “Ospitalità e business: le nuove logiche di management nell’hôtellerie”, organizzato da Carlson wagonlit travel (Cwt), lo studio, condotto tra 354 manager di tutto il mondo, ha soprattutto rivelato una generale tendenza verso un ritorno agli elementi essenziali del viaggio, quali, per esempio, la connessione wifi in albergo e una posizione vantaggiosa della location rispetto ai propri impegni di lavoro. Fondamentale è poi risultato anche l’elemento tempo, mentre il numero di stelle non pare essere più così importante. «Il viaggiatore d’affari europeo», ha spiegato il direttore marketing di Amadeus Italia, Enrico Bertoldo, «non ha subito particolari riduzioni della propria frequenza di viaggio. L’impatto della presente congiuntura economica è stato, infatti, molto più forte in altre aree geografiche. Vi è tuttavia un generale aumento dell’attenzione al rispetto della travel policy e al prezzo. Quest’ultimo, in particolare, è considerato dall’81% degli intervistati quale il fattore discriminante delle proprie scelte. Quello che si cerca, però, non è solo la convenienza, ma pure la flessibilità necessaria a ottenere cancellazioni o modifiche senza penali, anche all’ultimo minuto».
Il forum Cwt non ha poi mancato di fare il punto della situazione sull’andamento del mercato, in termini di tassi di occupazione e di tariffe medie giornaliere, a livello sia italiano sia internazionale: secondo i dati rilasciati da Str global, nei primi 4 mesi del 2009, le tariffe degli hotel delle principali città europee avrebbero subito una contrazione, pur mantenendosi su livelli elevati. Le previsioni per il futuro tenderebbero invece verso il rosa pallido: segnali di una certa ripresa, abbastanza vicina, si riscontrerebbero così in location come Roma, mentre per Milano si dovrà probabilmente aspettare il quarto trimestre dell’anno. I prossimi mesi si preannunciano, comunque, estremamente selettivi per l’offerta. A uscirne meglio dovrebbero così essere coloro che, anche nell’attuale situazione di mercato, continuano a investire sia verso l’interno, puntando sulla formazione, sia verso l’esterno, sviluppando efficaci strategie di fidelizzazione dei clienti.
E proprio sulla rilevanza delle risorse umane si è concentrato, infine, gran parte dell’intervento dell’amministratore delegato di Nh hoteles Italia, Chema Basterrechea: «È vero che la tecnologia, e mi riferisco in particolare ai sistemi di revenue management, è un supporto molto importante. Ma è anche vero che il nostro settore continua a essere fatto da e per le persone. Ci vuole quindi equilibrio: i valori fondamentali, a mio avviso, sono oggi la flessibilità e la velocità nella risposta. E in questo i sistemi aiutano, ma sono necessarie anche proposte tailor made per ogni cliente azienda e agenzia, che solo risorse umane professionalmente preparate possono garantire. Ovviamente, poi, bisogna puntare anche sull’innovazione di prodotto, senza però mai dimenticare la qualità interna: pulizia, efficienza nel servizio e, ancora una volta, tanta formazione del personale, anche al sorriso».

L’ottimizzazione dei costi alberghieri

Una nuova ricerca del Cwt travel management institute di Parigi ha messo in luce le possibilità di ottimizzazione della spesa alberghiera da parte delle aziende. Lo studio, condotto attraverso l’impiego di diverse tecniche d’indagine (survey a travel manager, viaggiatori e travel arranger, interviste a esperti del settore, analisi delle informazioni relative ai clienti Cwt), ha evidenziato, in particolare, come la spesa per i servizi alberghieri sia spesso sottostimata dagli stessi travel manager, nonostante rappresenti in media quasi il 40% del costo totale dei viaggi d’affari. «I risultati dell’indagine», ha specificato il direttore commerciale e marketing Italia di Cwt, Andrea Solari, «dimostrano che le aziende possono ottenere risparmi fino al 21% della spesa alberghiera complessiva, grazie all’adozione delle best practice». Quattro le fondamentali aree di ottimizzazione: la conformità dei viaggiatori alla policy alberghiera, la definizione di efficienti travel policy e hotel program (categoria degli hotel, massimali di spesa per città, advanced booking), la negoziazione delle tariffe e il monitoraggio delle performance. «Da tenere sotto controllo», ha aggiunto il senior consultant del Cwt travel management institute, Gregoire Boutin, «anche la spesa per le amenity come, per esempio, il parcheggio, internet o la lavanderia. Tali voci, infatti, secondo quanto emerge dalla ricerca, possono pesare fino al 33% sul costo totale del soggiorno e richiedono quindi oggi di essere normate all’interno delle policy».

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