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Attenzione alla Naspi

Faipa in allarme per la nuova disciplina relativa ai trattamenti di disoccupazione

Faipa in allarme per la nuova disciplina relativa ai trattamenti di disoccupazione

Di Mauro Maio, 4 giugno 2015

Già dal 1° febbraio di quest’anno, mi venivano segnalati da un nostro associato, Gerardo Cuomo, fondati timori riguardo l’interpretazione di alcune norme attuative del Jobs Act (legge 183 – 2014), con particolare riferimento alla disciplina della Nuova prestazione di assicurazione sociale per l’impiego (Naspi) che all’articolo 5 recita: «La Naspi è corrisposta mensilmente, per un numero di settimane pari alla metà delle settimane di contribuzione degli ultimi quattro anni. Ai fini del calcolo della durata non sono computati i periodi contributivi che hanno già dato luogo ad erogazione delle prestazioni di disoccupazione».
Da allora i timori di Gerardo sono diventati le nostre preoccupazioni. Abbiamo quindi cercato di coinvolgere tutti gli associati, e le loro conoscenze nel mondo delle professioni, per entrare nel merito della questione. Un grazie in tal senso, oltre a Gerardo Cuomo e a Giovanni de Angelis, va a tutti gli associati per l’impegno profuso.
Tra le iniziative da noi intraprese, il 23 marzo scorso abbiamo quindi deciso di firmare e di sostenere una petizione online, promossa sulla piattaforma www.change.org da Giovanni Cafagna del gruppo lavoratori stagionali formatosi su Facebook, e diretta al presidente dell’Inps, Tito Boeri, al fine di richiedere l’introduzione di correttivi ai criteri di calcolo della durata della Naspi, che tengano conto della necessità di non penalizzare i lavoratori stagionali.
Il 27 marzo su nostra sollecitazione è stato poi approvato all’unanimità un ordine del giorno del comune di Sorrento, avente come oggetto proprio la criticità della disciplina assistenziale Naspi in relazione ai lavoratori stagionali. Documento che è stato successivamente sottoposto a tutti i comuni della provincia di Napoli per una condivisione degli intenti. Non solo: abbiamo anche partecipato a diversi incontri con politici e sindacalisti; non ultima la nostra presenza alla Giornata della previdenza e del lavoro del 12 maggio, tenutasi a Napoli.
A seguito di tali iniziative, purtroppo non ci è arrivata nessuna notizia dall’Inps fino alla circolare numero 94 dello stesso 12 maggio. Dal documento, secondo le nostre interpretazioni, si evince che, almeno per quest’anno e in linea di massima, il sussidio di disoccupazione dovrebbe essere erogato secondo le modalità praticate in passato. A partire dal 2016, tuttavia, tutti i collaboratori stagionali del turismo e non solo sarebbero destinati a percepire il sussidio unicamente per la metà dei mesi lavorati. In concreto, un lavoratore che è occupato mediamente per sei mesi all’anno dovrebbe vedersi garantiti solo tre mesi di disoccupazione, restando così privo di reddito per il trimestre restante.
C’è inoltre un altro aspetto da considerare: l’ospitalità italiana, con le sue figure professionali, direttori, f&b manager, cuochi, direttori di sala, barman, governanti, sommelier, pasticcieri, impiegati d’albergo, capi ricevimento, concierge e addetti al front desk, parti integranti del famoso made in Italy, sarà inevitabilmente danneggiata da questo sistema.
Sarebbe quindi a nostro avviso forse più opportuno investire nel turismo quale comparto strategico e trainante per l’economia italiana, e specialmente per il Mezzogiorno, con strumenti legislativi adatti, come il ritorno della competenza normativa dalle regioni allo Stato, un pieno funzionamento dell’Enit sul modello Maison de France, nonché l’applicazione del piano strategico per lo sviluppo del turismo nel nostro paese, «Turismo Italia 2020 – Leadership, Lavoro, Sud», presentato a gennaio 2013: tutti modi, questi ultimi, per allungare i periodi d’occupazione con la relativa crescita di reddito in tante regioni italiane e del Sud in particolar modo.

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