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Allarme talenti nel turismo

Il Wttc stima rischi per 14 milioni di posti di lavoro potenziali. L'Italia tra i paesi più esposti

Il Wttc stima rischi per 14 milioni di posti di lavoro potenziali. L'Italia tra i paesi più esposti

Di Marco Bosco, 26 marzo 2015

Nel turismo mancano le persone giuste, nel posto giusto, con le giuste competenze. È il grido d’allarme lanciato dal World Travel & Tourism Council (Wttc): secondo una recente indagine realizzata in collaborazione con Oxford Economics, la carenza di talenti adeguati sarebbe infatti destinata a diminuire il contributo del settore al pil globale per una cifra pari a 610 miliardi di dollari da oggi fino al 2024, con la conseguente mancata attivazione di qualcosa come 14 milioni di posti di lavoro.
Numeri e dati che si basano su un’analisi del gap tra il potenziale di sviluppo del turismo a livello mondiale e le reali possibilità di crescita a fattore umano costante. Attualmente l’industria dei viaggi e dell’ospitalità, incluso l’indotto, supporterebbe in particolare 266 milioni di posti di lavoro, contribuendo al pil globale per 7 mila miliardi di dollari. Secondo le stime più accreditate, che tengono in considerazione i ritmi di sviluppo correnti del settore, tali cifre dovrebbero salire rispettivamente a quota 347 milioni e 11 mila miliardi di dollari entro il 2024. A patto però che le istituzioni e le imprese sappiano affrontare con successo il problema carenza di talenti: una questione la cui rilevanza, sostiene sempre lo studio Oxford Economics, sarebbe incomparabilmente più consistente nel turismo che in altri comparti produttivi.
L’indagine ha preso infatti in considerazione i 46 mercati più importanti per l’economia turistica mondiale: un gruppo di paesi che contribuisce per oltre l’80% alla creazione del pil e dell’occupazione generata dall’industria dei viaggi e dell’ospitalità. Ebbene, ben 37 di queste nazioni sperimenterebbero oggi una carenza di talenti nel settore. Allargando tuttavia lo sguardo ai sistemi produttivi nazionali presi nel loro complesso, appena sei mercati su 46 registrerebbero le medesime problematiche. Segno che è proprio il turismo, il comparto dove la questione talenti è più critica. E tra i paesi in cui la scarsità di personale preparato per l’industria dei viaggi e dell’ospitalità si farebbe sentire maggiormente (ossia i mercati dove la domanda di risorse qualificate aumenta a ritmi dell’1% superiore a quelli dell’offerta di profili dotati di competenze adeguate alla richiesta) ci sarebbe purtroppo anche l’Italia, in compagnia peraltro di altri undici paesi: Thailandia, Polonia, Taiwan, Russia, Perù, Costa Rica, Argentina, Svezia, Singapore, Turchia e Grecia.
«L’industria dei viaggi è uno dei settori economici più importanti al mondo, in grado di creare posti di lavoro e garantire benessere a gruppi spesso marginalizzati della società, come i giovani e le donne, nonché in aree dove le opportunità di impiego sono tradizionalmente scarse», commenta il presidente e ceo del Wcct, David Scowsill. «Se nel prossimo futuro non si riuscirà quindi a sviluppare una serie di programmi in grado di attirare e formare i talenti necessari al comparto, assisteremo inevitabilmente a un rallentamento dei ritmi di sviluppo del turismo, accompagnato da minori investimenti, da meno innovazione e da un declino di competitività di imprese e destinazioni».

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