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Allarme clima: cosa accadrà alle isole italiane?

Di Job in Tourism, 2 marzo 2007

Allarme clima: un segnale che il turismo non può permettersi di sottovalutare, soprattutto in Italia. Cosa accadrà delle coste, dei mari, delle isole, di quei luoghi, insomma, che attraggono turisti da tutto il mondo e che dal turismo ormai dipendono per la sopravvivenza economica degli stessi abitanti?
Un articolo pubblicato su La Nuova Ecologia.it dall’elbano Umberto Mazzantini, ambientalista storico, responsabile Isole Minori di Legambiente, redattore di GreenReport e consigliere nel direttivo del Parco Nazionale Arcipelago Toscano, ci mette in guardia: «Chi ha ormai 50 anni come chi scrive ha visto in anni lontani l´ala nera della miseria sfiorare ancora le isole minori italiane, un´ombra che si è poi rapidamente dileguata, abbandonando terre arricchite dal turismo e che di turismo vivono. È quindi preoccupante il silenzio che ha accolto la concretissima profezia della Commissione Europea sui cambiamenti climatici. Secondo quei dati, entro il 2050/2070 ci potremmo trovare nella situazione mai vista di un mutamento ambientale ed economico che, nel breve arco della vita di un uomo occidentale o poco più, potrebbe riportare i frammenti di continente europeo sparsi nel Mediterraneo alle condizioni economiche preturistiche. Il riscaldamento del clima prossimo venturo avrà nel Mediterraneo uno dei suoi maggiori punti di crisi e rischia di travolgere per prime le isole minori esposte ancor più del Continente a mutamenti repentini e con la distruzione di flora e fauna endemiche e di un´economia fragile», scrive Mazzantini.
E prosegue precisando che non siamo ancora «ai livelli del Pacifico, dove interi stati insulari ammaineranno le loro bandiere multicolori davanti al mare che inghiotte gli atolli, ma già oggi nelle isole minori mediterranee l´avanguardia strisciante dei cambiamenti è visibile a terra e a mare, e mette in crisi risorse idriche ed equilibri recentemente consolidati. La Commissione Europea ci dice che le prime attività economiche a risentire del riscaldamento globale sono/saranno turismo e agricoltura, quest´ultima nelle isole minori ormai svolge un ruolo marginale ma essenziale per la biodiversità, mentre la prima è l´unica vera monoeconomia, che da sola sostiene tutte le altre, compresa quella del cemento che ne erode voracemente qualità e risorse. Se per l´Italia il turismo rappresenta il 12% del Pil italiano, per Arcipelago Toscano, Ponziane, Ischia e Capri, Eolie, Egadi, Pantelleria, Pelagie, Tremiti e le piccole isole sarde è ormai praticamente il 100%».
Uno scenario inquietante, che ci spinge a chiedere a Mazzantini se questi pericoli minaccino tutte le isole italiane, anche le maggiori, e che cosa si possa fare, dal punto di vista dell’industria turistica, per arginare almeno parzialmente i danni previsti. «Il pericolo riguarda tutte le coste e le isole, anche Ischia o Capri. Alcuni grandi danni il turismo li ha già provocati, ad esempio a Ischia dove il cemento ha distrutto l’ambiente – risponde -. D’altra parte, è vero che il turismo dal punto di vista economico per le isole minori è stato una salvezza, perché la produzione agricola che c’era prima ormai è molto marginale, inoltre nelle isole il terreno non è molto fertile, lavorarlo è faticoso. Una riconversione è quindi impossibile, anche se si può pensare al recupero di alcuni prodotti tradizionali ma sempre di nicchia, in piccola quantità, nemmeno basterebbero per tutti i turisti estivi. Allora, che fare? Secondo me, le isole minori sono il luogo ideale per sperimentare alla grande forme di energia alternativa». Sempre su La Nuova ecologia.it scrive infatti: «Nel progetto “Itaca” Legambiente pensa alle isole minori come laboratorio avanzato per la sostenibilità […]la frontiera più sensibile delle nuove politiche territoriali e ambientali dell´area mediterranea».
Secondo Mazzantini, il turismo nelle piccole isole è insostituibile come fonte di reddito, ma non si deve seguire il modello negativo tipo Ischia: «Occorre avere un approccio delicato e rispettoso dell’ambiente, le isole meno rovinate sono quelle in cui il turismo è arrivato più tardi, ad esempio le piccole isole del Sud Italia. Però per fortuna l’Elba, che conosco alla perfezione perché sono stato anche sommozzatore professionista e boscaiolo, ha mantenuto un certo equilibrio, siamo ancora nei limiti».

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