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Alla ricerca di sostenibilità

Di Gabriella Chiellino, 22 febbraio 2008

Sullo scorso numero di Job in Tourism, all’interno della nostra rubrica Notizie in pillole, abbiamo pubblicato un breve articolo sull’inaugurazione della nuova sezione di E-ambiente dedicata al turismo. Ospitiamo ora un intervento del direttore tecnico di questa società, che vanta più di dieci anni di esperienza nella consulenza ambientale a imprese ed enti pubblici: un breve vademecum per le imprese del turismo, che desiderassero intraprendere il percorso della certificazione ambientale quale strumento di valorizzazione della propria offerta.

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L’accrescersi dell’offerta turistica e la contemporanea contrazione della domanda, indebolita dalla recente congiuntura economica, spingono oggi comuni e strutture ricettive a ricercare la massima competitività, nel tentativo di venire incontro alle esigenze dei viaggiatori. Ma cosa può fare la differenza tra una destinazione degna di nota e un semplice posto di villeggiatura? Se si considera che il valore di un luogo, da un punto di vista turistico, risiede principalmente nella qualità dei servizi e nella bellezza del paesaggio, risulta evidente come l’attenzione per l’ambiente sia fondamentale nella percezione del viaggiatore.
Un’azienda turistica o un comune, che intenda differenziare la propria offerta, dovrà perciò puntare su un servizio di qualità con un occhio di riguardo allo sviluppo sostenibile. È perciò essenziale aggiornare la propria proposta alla legislazione ambientale vigente. Ecco dunque che gli strumenti di gestione eco-friendly possono aiutare le imprese ad affrontare le nuove sfide del turismo, salvaguardando gli interessi comuni e facendo al contempo incontrare le esigenze economiche di settore con le istanze ambientali di turisti e cittadini.
A tal proposito c’è, però, da rivelare come la legge in materia sia stata, a lungo, carente e permissiva. Per raggiungere gli obiettivi di ecosostenibilità, molte aziende sono perciò ricorse, e continuano a ricorrere, a misure di tutela ambientale di natura volontaria come, per esempio, le certificazioni ambientali: programmi che, in quanto volontari, non costituiscono un onere imposto, bensì strumenti in grado di soddisfare gli interessi di tutte le parti in gioco, i cosiddetti stakeholders: gli ambientalisti, l’industria turistica, i paesi e le comunità destinatarie dei flussi di viaggiatori, nonché i consumatori e le agenzie finanziarie internazionali.
Tali programmi, sorti solo a partire dalla prima metà degli anni ’90 del secolo scorso, hanno dovuto inizialmente adattare al settore turistico metodologie nate essenzialmente per la certificazione delle aziende del comparto industriale. Oggi, dopo attenti studi, si è infine riusciti a delineare iter valutativi pensati ad hoc per la realtà turistica.
La certificazione in materia si può così suddividere ora in due grandi famiglie, a seconda dell’iter seguito: il procedimento Process vuole capire principalmente come migliorare il sistema gestionale delle strutture e si basa sull’implementazione di sistemi di controllo ambientale del tipo Iso o Emas (l’Eco-management and audit scheme dell’Unione europea). Questo tipo di certificazione trae origine dalla realtà industriale e viene comunemente indicata come Grey certification; il procedimento Performance, invece, individua quali risultati debbano essere raggiunti in base a determinati parametri sociali, culturali e ambientali. Questo tipo di certificazione, detta Green certification, porta all’ottenimento di marchi di qualità locali, nazionali e internazionali.
In entrambi i procedimenti, le aziende che vogliano raggiungere l’obiettivo della certificazione devono sottoporsi a una serie di audit realizzati da un’organizzazione terza, che verifichi la conformità delle politiche societarie agli standard richiesti. Se l’esame dà esito positivo, viene così conferito un logo di riconoscimento finale che attesta la gestione ambientale virtuosa dell’azienda.
In termini pratici, i comuni e le imprese legate all’industria turistica, che intendano ottenere certificati ambientali, possono iniziare il loro percorso partendo dall’ottenimento di un marchio di qualità locale, più sensibile alla situazione specifica del luogo e semplice da ottenere anche per le piccole realtà turistiche. Una volta raggiunto questo primo traguardo, diventa più agevole puntare all’ottenimento di un marchio più formale, come il marchio europeo di qualità Ecolabel, riconosciuto anche dai turisti stranieri. Una volta consolidati gli standard ambientali raggiunti con l’Ecolabel, il passo successivo è l’avvio di un processo di certificazione Iso 14001 o Emas, che, grazie all’ottimizzazione dei processi gestionali e alla visibilità internazionale, è in grado di accrescere ulteriormente il valore aggiunto di un’azienda turistica o di un intero comune, offrendo la massima garanzia di tutela ambientale a turisti e cittadini.

*direttore tecnico E-ambiente, docente a contratto dell’università Cà Foscari di Venezia e membro della commissione ambiente della regione Veneto (Ctra)

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