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Alla Bocconi si parla di turismo

Di Antonio Caneva, 6 luglio 2007

La cerimonia di consegna dei diplomi del Master in Economia del Turismo all’Università Bocconi a Milano, di cui è direttore la professoressa Magda Antonioli, è anche l’occasione per ritrovare personaggi interessati al turismo che si conoscono e che si vedono raramente. La sala ad anfiteatro dell’università in questa occasione è affollata di giovani in toga nera che, emozionati, occupano le prime file. Poi, a stipare lo spazio, attenti ascoltatori rappresentanti le varie facce del mondo in cui operiamo: dirigenti d’albergo e di agenzie viaggi, esponenti delle istituzioni, giornalisti, imprenditori.
La mattinata, in genere, è dedicata a un convegno che quest’anno aveva per tema «Il turismo tra problemi di competitività e nuove opportunità di diversificazione». Tra i vari interventi, posizioni contrastanti su un argomento di attualità e interesse; l’assessore regionale al turismo Pier Gianni Prosperini asserisce l’importanza della promozione turistica all’estero gestita direttamente da ogni singola regione, mentre al contrario l’assessore provinciale, Antonio Oliverio, ricordando la sua origine imprenditoriale – al fine di originare un “sistema Italia” – è favorevole a una promozione centralizzata in cui le regioni abbiano solo una veste consultiva. Nel frattempo il turismo è lì che aspetta…
Un intervento di aggiornamento è stato quello di Domenico Pellegrino, managing director di Msc Crociere: ha parlato del prossimo varo di una nave da 135 mila tonnellate, che trasporterà sino a 4 mila passeggeri e che includerà una sezione, chiamata “l’isola felice”, capace di 200 posti, dove i viaggiatori godranno di un trattamento particolare. In pratica, per articolare l’offerta, si tornerà alle classi, come nei vecchi transatlantici.
Sempre simpatico Antonio Marro, direttore dell’hotel Bulgari di Milano (joint venture tra Bulgari e Ritz Carlton, brand Marriott) che ha ricordato la sua missione: fare del Bulgari il primo albergo della città. Gli ho chiesto se c’è riuscito e lui ha abilmente evitato la domanda con un evasivo «a volte siamo noi, a volte gli altri»; sono convinto, comunque, che se la domanda non l’avesse rivolta un rappresentante della stampa la risposta sarebbe stata un’altra. Ad ogni modo trovo interessante riflettere su cosa si possa intendere per primo albergo della città: il più bello strutturalmente, quello con un migliore servizio, quello con i prezzi più alti, quello che produce il maggiore profitto, quello che ha la migliore clientela? E ancora, qual è la migliore clientela? Il complesso pop alla moda, il grande industriale, il famoso attore cult, lo scienziato Premio Nobel?
Probabilmente la domanda resterà senza risposta o, meglio, ognuno ha la propria opinione.

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