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Al timone di un resort alpino

Il general manager Giuseppe Artolli racconta il proprio approccio al nuovo Nira Montana

Il general manager Giuseppe Artolli racconta il proprio approccio al nuovo Nira Montana

Di Job in Tourism, 6 novembre 2014

Un nuovo 5 stelle ai piedi del Monte Bianco. Aprirà per l’inizio della stagione invernale il Nira Montana di La Thuile, in Val d’Aosta: affiliata Design Hotels, è una struttura di 55 camere, che mescola tra loro elementi tipici della tradizione alpina, come i soffitti in legno, a materiali più contemporanei quali il ferro e il corten (una tipologia particolare di acciaio, ndr). Alla sua guida Giuseppe Artolli, general manager di esperienza, già responsabile di strutture di prestigio come il Carlton Baglioni di Milano, il Villa Gallici di Aix Ein Provence e il Grand Hotel Continental di Siena.

Domanda. Dopo tanti anni al timone di hotel di varia vocazione, arriva ora la guida di un resort alpino. Come cambierà il suo approccio e il rapporto quotidiano con gli ospiti?
Risposta. Sinceramente non credo che sarà poi molto diverso dalle altre volte. Forse, anche se il Nira Montana è dotato di un organico piuttosto importante, lavorare a La Thuile sarà più simile alle mie esperienze passate in Relais & Chateaux: una collezione di piccoli hotel, nei quali c’è grande contatto con gli ospiti e dove ogni ruolo deve essere estremamente polivalente, con lo stesso direttore che si trova magari a fare il maître o a svolgere mansioni di ricevimento. È un modo di pensare l’hôtellerie che mi è rimasto nel cuore: distante da quello che si sperimenta nelle strutture più ampie, dove si è generalmente meno coinvolti e si trascorre molto più tempo dietro alla propria scrivania.
D. Qual è la ratio prevista tra personale e camere?
R. Contiamo su 57 dipendenti per 55 stanze, per cui il rapporto sarà attorno all’uno a uno. Il che non è affatto male, tenendo conto che non siamo in Estremo Oriente.
D. Quanto personale fisso avete e quanti stagionali?
R. L’executive team di dieci persone è formato solo da risorse permanenti, mentre le altre 47 sono stagionali, che proveremo però a mantenere quanto più possibile anche per l’estate, quando comunque gestiremo l’hotel con una decina di collaboratori in meno.
D. Niente personale in outsourcing?
R. Assolutamente no, proprio perché puntiamo decisamente a fidelizzare i collaboratori. L’outsourcing, purtroppo, viene oggi spesso utilizzato come una forma di semplice esternalizzazione contabile di reparti che poi, effettivamente, rimangono interni: con tutti i dissapori e le incomprensioni che una tale situazione inevitabilmente crea. Per di più in Val d’Aosta, regione di piccole strutture a conduzione familiare, pare che non sia una modalità di gestione particolarmente diffusa. Almeno stando a quanto ci racconta l’Adava (la divisione locale di Federalberghi, ndr).
D. Quali sono quindi le vostre strategie per trattenere i collaboratori?
R. Per Nira il cliente interno è di fondamentale importanza. Basti pensare che lo stesso amministratore delegato e fondatore della compagnia, Manvinder Puri, si raccomanda sempre personalmente con i propri chef di far mangiar bene il personale. Non solo: la nostra struttura è dotata di una sala mensa dedicata, con un buffet h24 e la fontana dell’acqua minerale. C’è persino un’area relax per i dipendenti, con divani e televisori. Non ci si può davvero lamentare per un boutique hotel di 55 camere.
D. Ci sono stati dei profili difficili da reperire in questa fase di start-up?
R. La governante e la spa manager: il primo è un ruolo che in pochi oggi aspirano a ricoprire, nonostante rappresenti una posizione importante e di sicuro interesse.
D. E per quanto riguarda, invece, il secondo ruolo?
R. Diciamo che oggi ci sono troppe persone che pensano di poter gestire un centro benessere seppur prive di adeguate competenze in materia di estetica e trattamenti.
D. Come intendete posizionarvi all’interno del contesto del lusso alpino?
R. Abbiamo sviluppato un paio di competitive set ad hoc: il primo comprende gli operatori locali del segmento uplevel, e ci serve a capire chi frequenta la Val d’Aosta. Il secondo allarga lo scenario ai 5 stelle delle Dolomiti. Un confronto necessario, in quanto, nella nostra regione, le strutture lusso si contano sulle dita di una mano.
D. Qual è allora il ritratto del vostro mercato di riferimento?
R. Le statistiche ci dicono che La Thuile e Courmayeur accolgono, più o meno, un 50%-60% di clientela italiana. A seguire inglesi, russi (attorno al 10%) e poi altre nazionalità europee. Questa almeno è la media, perché esistono anche strutture molto piccole con dati diversi e una maggiore incidenza degli ospiti internazionali.
D. Il vostro obiettivo, a questo proposito, qual è?
R. È troppo presto per dirlo con precisione. A mio parere, però, attireremo una parte delle clientela che già veniva a La Thuile, a cui si aggiungerà presto qualcuno che non prendeva in considerazione la destinazione proprio perché mancava un’offerta 5 stelle.
D. Quale modello di revenue management intendete applicare? Particolarmente aggressivo, vista la location nuova per il lusso in cui siete collocati? Oppure soft per garantirvi fin da subito un posizionamento adeguato?
R. Per ora proponiamo un pricing particolarmente dinamico, gestito giorno per giorno sul modello di quanto normalmente si fa negli hotel di città. Dal 5 dicembre, data di apertura, fino a Natale, inoltre, applichiamo una tariffa pre-opening abbastanza attrattiva. Il tutto senza però mai andare a confrontarci sullo stesso terreno dei 4 stelle. Non ci neghiamo tuttavia la possibilità di posizionarci presto su livelli più elevati, nel caso i tassi di occupazione si dimostrassero interessanti fin dal primo periodo.
D. Per concludere, che rapporto avete instaurato, voi primo 5 stelle di La Thuile, con la destinazione in cui siete inseriti?
R. Devo dire che siamo stati accolti subito a braccia aperte e abbiamo trovato grande disponibilità. Certo, a La Thuile si aspettano un buon ritorno da noi, soprattutto in termini di nuova clientela. Le sinergie peraltro sono già state attivate: stiamo parlando con operatori, negozianti e istituzioni del territorio e faremo senz’altro parte del consorzio locale, che raggruppa varie realtà di La Thuile, tra cui attività artigianali, ristoranti, alberghi e stazioni da sci. Poi si vedrà…

Identikit di resort e compagnia

Affiliato Design Hotels, il Nira Montana fa parte di un vasto complesso residenziale, che comprende anche più di 100 appartamenti. Dotata di 55 camere, la struttura vanta pure una spa con piscina coperta, quattro sale trattamenti, wet area con sauna e bagno turco, nonché un centro fitness. Il ristorante, guidato dallo chef Giuseppe Marranconi, offrirà una cucina italiana tradizionale «non particolarmente ricercata ma gustosa, in stile Harry’s bar di Venezia per intenderci», come ama definirla lo stesso Giuseppe Artolli. L’idea è quella di puntare soprattutto sui volumi, per provare ad assicurare adeguata redditività a un comparto tradizionalmente delicato per l’hôtellerie.
Il gruppo Nira è stato fondato nel 2009 da Manvinder Puri, hôtelier con una vasta esperienza di incarichi di responsabilità in brand quali Peninsula, Raffles, Ritz-Carlton e Fairmont. La compagnia conta oggi quattro strutture: oltre al Nira Montana, annovera infatti il Nira Alpina, 4 stelle di Surlej, in Engadina, nonché i boutique resort Shanti Maurice, nell’isola di Mauritius, e Nira Caledonia, a Edimburgo.

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