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Al Tfp te la giochi al 50%

Impressioni, speranze e obiettivi dei candidati alla prima edizione veronese del marketplace del lavoro nel turismo griffato Job in Tourism

Impressioni, speranze e obiettivi dei candidati alla prima edizione veronese del marketplace del lavoro nel t

Di Massimiliano Sarti, 10 ottobre 2018

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Addetti al ricevimento, barman, maître, pasticceri, operatori turistici e persino candidati provenienti da altri settori che, magari dopo uno stage ad hoc, cercano nell’ospitalità la possibilità di una nuova frontiera professionale. Sono davvero molte le persone in fila davanti agli stand degli espositori del Tfp Summit Verona: circa un migliaio, venuti al Crowne Plaza scaligero per conoscere più vicino alcune tra le più importanti realtà dell’industria dei viaggi e dell’hôtellerie del Nord-Est italiano e non solo.

Girando tra le fila ordinate si respira un’atmosfera di trepidante tranquillità. Nei visitatori del Tfp Summit, c’è la giusta consapevolezza di operare in un settore ancora in grado di offrire numerose opportunità di lavoro, e magari pure la possibilità di fare un’esperienza in qualche destinazione lontana. Determinazione, fiducia e un po’ di sana tensione sono quindi le emozioni che trapelano dalle parole dei candidati in attesa del proprio turno: il momento in cui sedersi finalmente di fronte al selezionatore e giocarsi fino in fondo tutte le proprie carte.

«Sto cercando un impiego qui nel Nord Italia», racconta per esempio Fabiana, già capo ricevimento per otto anni in un 5 stelle capitolino. «Ma sono pure una persona molto curiosa, per cui ho pensato di venire qui anche per seguire i corsi di formazione in programma durante la giornata. Li ho trovati davvero interessanti. Il mio obiettivo nel medio periodo è quello di fare il salto verso la direzione. Magari cominciando da una struttura più piccola».

Chiara, 26 anni, di Verona, arriva sempre dal ricevimento. Ha appena terminato la stagione ed è naturalmente al Tfp per cercare un posto nuovo per l’inverno: «Il bello di venire qui è la possibilità di fare tanti colloqui senza viaggiare da una parte all’altra. Ho già parlato con quattro compagnie differenti. Mi sembra che i colloqui siano andati bene. Certo, sono tutte strutture alto-atesine e per loro il tedesco è fondamentale, mentre io lo conosco solo un po’…».

Situazione simile per Tommaso, 51 anni, di Napoli, ma con un contratto in scadenza al ricevimento di un hotel bolognese: «Cerco di raccogliere dei contatti, di far girare il mio curriculum e di farmi conoscere dalla aziende che mi interessano». Anna di Torino, invece, si occupa soprattutto di organizzazione di grandi eventi ma in generale si definisce una professionista dell’accoglienza: «Ho preparato un elenco delle aziende che desiderano incontrare profili affini al mio. Spero di riuscire a fare una decina di colloqui. Le attese sono lunghe, ma sono ottimista…».

Dalla Puglia arriva quindi Marco, 50 anni, di Manfredonia, che ha appena finito la stagione a Vieste. È un barman Aibes (Associazione italiana barman e sostenitori), ma sa lavorare pure in cucina. Si propone perciò sia per mansioni dietro al bancone del bar sia come cuoco. «L’evento mi piace molto», dichiara subito soddisfatto. «Non è come in altri contesti simili, dove riesci appena a lasciare il tuo cv. Qui c’è il tempo di parlare, di farsi conoscere. E poi è tutto concentrato in un solo posto. Ne approfitterò per fare almeno sei o sette colloqui».

La possibilità di incontrare e confrontarsi per un tempo adeguato con i selezionatori è davvero l’aspetto più apprezzato da molti dei visitatori del Tfp: «La cosa più bella è che non sei costretto a rimanere semplicemente dietro a una scrivania, da cui mandare una serie infinita di mail con il curriculum», racconta infatti William, 38 anni, abruzzese, con una solida esperienza in cucina alle spalle: «Qui si può avere un vero riscontro diretto: le aziende vedono cosa il candidato è in grado di trasmettere e noi stessi siamo in grado di capire qualcosa in più delle compagnie che visitiamo. Te la giochi al 50%, mentre con una mail al massimo arrivi al 10%».

Tra i presenti si alza però anche qualche voce critica. Non tanto nei confronti dell’evento, quanto sulla situazione generale del mercato del lavoro. Specie per chi è impiegato in sala: un comparto che negli ultimi anni ha sperimentato una certa fase involutiva: «C’è poca professionalità», racconta Lorenzo di Brescia, con la sua spilla dell’Associazione maitre italiani ristoranti e alberghi ben appuntata sul bavero della giacca. «I camerieri sono ormai diventati dei semplici porta piatti. Si dice che la conoscenza delle lingue sia fondamentale, ma poi assumono persone che a volte faticano persino a parlare correttamente in italiano. I 4 e 5 stelle si salvano un po’. Ma l’impostazione, anche in questi casi, è quella di avere a disposizione al massimo un paio di persone di riferimento, dotate di una conoscenza strutturata del lavoro. Per il resto, si prende quello che il mercato del lavoro offre a prezzi concorrenziali. Il problema è che hanno appiattito tutti gli stipendi, indipendentemente dal livello di competenze del singolo».

Ma il Nord-Est, soprattutto il Trentino-Alto Adige e il Lago di Garda, è anche un’area ricca di centri benessere di prestigio. Ecco allora che Lorenza, 29 anni, di Roma, cerca posto come spa manager. Alle sue spalle, vanta già una ricca esperienza sia come massaggiatrice, sia come responsabile wellness, a cui aggiunge un periodo di due anni all’estero: «Cerco un’opportunità di crescita», spiega. «E sono tranquillamente disposta a spostarmi».

A caccia di nuovi stimoli è pure Fabio, 41 anni, del Lago di Garda: per anni ha lavorato nel tour operating e ora vorrebbe cimentarsi nell’ospitalità: «Ho fatto già un colloquio e mi pare sia andato bene. L’azienda la conoscevo. Cerco un impiego in un reparto contiguo a quello di cui mi sono occupato fino a oggi. Mi riferisco al booking e in generale alle vendite».

Da tutt’altro settore arriva invece George, 53 anni, della zona di Desenzano: fino a qualche mese fa lavorava per un’azienda metalmeccanica, che lo scorso dicembre ha chiuso i battenti. Lui però non si è dato per vinto: si è rimboccato le maniche e ha frequentato subito un master per operatori turistici. Con una laurea in economia e commercio alle spalle, ha deciso di puntare le proprie carte sulle sue vaste conoscenze linguistiche: ne padroneggia ben sette e per di più è di origini inglesi: «Ho già fatto un paio di colloqui. Spero mi richiamino. Mi piacerebbe promuovere il Garda, dove risiedo ormai da 15 anni. Staremo a vedere…».

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