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Affrontare la crisi

Non rinunciare alla cultura per non essere travolti

Non rinunciare alla cultura per non essere travolti

Di Massimiliano Sciò, 18 maggio 2012

La crisi, di cui già ho parlato in un altro mio intervento, continua a farla da padrona nell’economia mondiale: aziende floride e produttive hanno chiuso i battenti da un giorno all’altro; imprenditori sul lastrico, operai e impiegati senza lavoro con una difficile ricollocazione. E impotenti e attoniti assistiamo, quasi ogni giorno, a dei suicidi, sia da parte di imprenditori, sia da parte di lavoratori.
Per vedere qualcosa di simile, forse, dovremmo andare indietro nel tempo, al secolo scorso, quando dal 1929 in poi si verificò un evento drammatico di proporzioni simili. E anche a voler fare gli ottimisti a 18 carati, le previsioni per il futuro non sono allegre. E il settore alberghiero? Come vanno le cose negli hotel italiani? Non bene, sia negli alberghi di vacanza, sia in quelli che ospitano persone per lavoro: soffrono soprattutto le grandi strutture ricettive, quelle che nel recente passato lavoravano prevalentemente con i gruppi. Gruppi che, dall’inizio del 2012, sono diventati esigui se non addirittura assenti. Sfoltite anche le trasferte da una città all’altra per lavoro: enti o aziende rinunciano alle trasferte dei loro dipendenti, oppure le riducono a un massimo di due giorni.
Poi ci sono alberghi di media dimensione che ancora riescono a ottenere il pieno assoluto, ma che sono scontenti perché non possono alzare i prezzi come negli anni passati. Assistiamo, inoltre, al comportamento da roulette russa di due categorie di albergatori: gli irriducibili che, cascasse il mondo, non abbassano il prezzo delle loro camere, neanche a pregarli, pur rischiando di rimanere vuoti; e così rifiutano convenzioni con agenzie turistiche o con aziende che richiedono un budget contenuto. Di contro ci sono altri albergatori che, pur non soffrendo della crisi, abbassano il prezzo delle loro camere a livelli assurdi.
E se, mentre i primi favoriscono altre strutture meno care, i secondi rischiano di far rimanere vuoti gli alberghi che hanno un prezzo contenuto. Con queste due categorie di albergatori, il detto «in medio stat virtus» non vale: quelli che tengono un prezzo troppo alto, evidentemente non si sono accorti della crisi e ragionano in base al loro reddito; gli altri, forse, hanno una paura che non sempre è giustificata.
È vero che un buon contabile fa i conti a fine esercizio, ma credo che quest’anno la prova del nove l’avremo in estate. Durante questa stagione, infatti, potremo tirare le somme di quanti italiani saranno andati in vacanza, al mare o in montagna che sia, e di quanti stranieri avranno visitato il nostro paese.
Nelle città d’arte, con affanno, si regge, tranne, e mi ripeto, per le strutture ricettive che superano le cento camere. I soldi sono sempre di meno e le nuove tasse in arrivo daranno un bel colpo di grazia. Il mio modesto consiglio agli albergatori è perciò quello di non confrontare quest’anno con gli anni passati: una congiuntura così drammatica non la troverebbero nella loro contabilità passata.
Ma ricordiamoci anche di non rinunciare mai a una cosa che, venendo a mancare, rischierebbe di travolgerci: la cultura. Non rinunciamo, cioè, a visitare Milano e il Cenacolo di Leonardo. Godiamoci, magari solo per un giorno, i Musei Vaticani e la Cappella Sistina. Lasciamoci trasportare nel mistero del museo egizio di Torino.
Trascuro molte città e me ne scuso. Ma il mio è un consiglio: per non lasciarsi abbattere dalla crisi; e dai drammi, che ogni giorno crea.

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