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Una sera a cena a Montecarlo
di

Una grande vetrata si apre sul mare: uno spettacolo unico per chi è seduto nel coffee shop dell’hotel Fairmont.
Cosa di meglio che cenare e godersi i riflessi della luna che creano scintille sulle ondine, sollevate dal vento?
Con mia moglie, beatamente seduti, leggiamo il menu: poche portate, ma è giusto; nella porta a fianco c’è Nobu: se uno vuole una cena completa, non ha che da accomodarsi lì.
L’albergo ospita anche un casinò e quindi propone, nella carta del coffee shop, alcuni piatti che possono essere ordinati tutta la notte.
Sono proprio bravi, hanno pensato a tutto.
Poco male che la lucetta sul tavolo non funzioni: le batterie sono finite e il cameriere trova naturale toglierla e non sostituirla.
Nella carta la proposta principale è la pasta con condimento a scelta; poiché quella con la ricotta è nel menu, non abbiamo neanche bisogno di investigare sulle varie proposte, ordiniamo quella.
Aspettiamo una quindicina di minuti e il cameriere viene a informarci che non c’è ricotta. Questo è un problema, a causa di nostre intolleranze alimentari che non consentono di mangiare pomodoro. Alla fine si opta per una salsa al parmigiano.
Altri dieci minuti e viene portato un piatto con dentro della pasta incollata e fredda: era stata tenuta sul tavolo della stazione del cameriere senza che nessuno si prendesse la briga di servirla al tavolo. E la salsa? Per quella si è dovuto aspettare altri dieci minuti, quando ormai avevamo mangiato la pasta fredda, incollata e condita solo con una spolverata di parmigiano che avevamo sollecitato. Ciò che dà maggiormente fastidio poi è che a nessuno sembrava importasse niente, fatto salvo, quando hanno portato il conto, chiedere: «Tutto bene?».
L’albergo è grande (per intenderci è quello sotto cui passano le macchine del Gran premio) e quindi avranno sempre qualcuno che si fermerà, appagato dalla splendida vista. Ma poi neanche più quella: il Principato, nella sua sete di cementificazione, sta costruendo sul mare, proprio lì in faccia, una penisola (sì, proprio una penisola), che ospiterà numerosi condomini, e così non rimarrà più neanche la vista da proporre, se non si affrettano a migliorare l’offerta.
È una considerazione - suggerimento benevolo di chi, in passato, questo albergo lo ha frequentato con piacere.

COMMENTI
«Caro Antonio i tempi cambiano...non è più il Loews, davvero un peccato ! Purtroppo anch,io feci un'esperienza analoga come la tua.

Un cordiale saluto
Eugenio Mammarella
Postato da Eugenio Mammarella , Direttore - 14:13:28 07-04-2018

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