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Lettere al direttore - La brand reputation non riguarda solo gli ospiti
Ci sono hotel che contattano i candidati, fissano appuntamenti per un colloquio e poi svaniscono. Così, semplicemente, senza neppure l’accortezza di inviare un messaggio

Articolo

Riceviamo e volentieri pubblichiamo questa lettera da una nostra affezionata lettrice. Il settore dell’hôtellerie è noto per la grande attenzione all’ospite, per l’attitudine al servizio e l’approccio cortese alle persone. In un mercato sempre più competitivo come quello attuale, però, prendersi cura solamente dei viaggiatori non basta più. È opportuno infatti porre le medesime attenzioni anche nei confronti dei clienti interni, effettivi e potenziali. Perché la reputazione di un brand si gioca contemporaneamente su due campi: tra gli ospiti, e i portali online, nonché tra i dipendenti, e il passaparola dei professionisti del settore. Se si perde di vista quest’ultimo aspetto, il rischio è quello di allontanare i talenti migliori, inevitabilmente attratti da aziende con una migliore brand reputation in ambito risorse umane. E sottovalutare il cosiddetto «employer branding» significa quasi sempre generare conseguenze capaci di ripercuotersi anche sul lato clienti esterni, in una spirale negativa da cui poi risulterebbe alquanto problematico riemergere. Chi, tra i nostri lettori e responsabili hr, volesse esprimere la propria opinione sul tema, può farlo scrivendo a redazione@jobintourismeditore.it. I contributi più interessanti saranno pubblicati su uno dei nostri prossimi numeri di Job in Tourism.

Gentile direttore,
scrivo questa mail per rendervi partecipi di quello che realmente succede dopo la pubblicazione delle inserzioni lavorative. Premetto che sono iscritta al vostro portale da vari anni, che ho frequentato qualche corso formativo da voi suggerito e che ho partecipato agli ultimi due Tfp Summit. Leggo inoltre con piacere i vostri articoli. Quindi ciò che segue non è assolutamente una critica verso il vostro lavoro, tutt’altro. In questi anni mi sono candidata a tantissime inserzioni riguardanti il mio settore. Ma come si comportano gli alberghi (o meglio, le persone addette al recruiting alberghiero)? La maggior parte di loro agisce come se non avesse mai inserito nessun annuncio; quindi estinguendosi, non dando alcuna notizia… Pochi hanno la gentilezza di rispondere, anche solo per ringraziare di aver avuto interesse per la loro struttura.
Fin qui, però, poco male: la parte peggiore arriva dopo. Per mia esperienza personale diretta, infatti, vi segnalo che non sono pochi ad assumere comportamenti poco consoni: ti contattano, fissano colloqui, via Skype o in sede, prendono tutte le informazioni possibili, si fingono interessati e poi… Spariscono! Spariscono, esattamente, senza mostrare un briciolo di educazione e professionalità. Sono convinti che solo il loro tempo sia prezioso, non avendo nessuna accortezza di avvisare il candidato da loro stessi contattato per una qualsivoglia risposta. E per quanto mi riguarda sarebbe nauseante e deplorevole stare lì a mandare mail o a chiamare, solo per chiedere un riscontro finale. Ma il peggio è che molti di questi comportamenti sono stati assunti da alberghi che dovrebbero essere il top, visto il massimo delle stelle che hanno acquisito. Invece la realtà, almeno quella da me sperimentata, è molto diversa. L’ultima volta mi è capitata pochi giorni fa, da parte di un albergo a 5 stelle…

Marika

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