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Dio salvi la mamma della sposa ma soprattutto il wedding planner
Con la sua consueta verve, Dennis Zambon traccia un ironico ma veridico quadro del matrimonio visto dalla parte dei professionisti dell’hôtellerie
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Nella vita può capitare, a volte, di trovarsi nel posto sbagliato nel momento sbagliato. Se lavori in albergo, il rischio che succeda è piuttosto elevato. Se poi l’albergo è in una grande città, nella giusta location (location, location, location: Conrad Hilton docet) e ha anche sale e saloni di un certo pregio e una rinomata ristorazione, il rischio diventa certezza: spesso saremo nel posto sbagliato nel momento sbagliato.
Quanto meno tutte le volte che l’albergo ospita un banchetto di nozze.
Per non generalizzare, servono alcuni chiarimenti specifici: il soggetto in oggetto deve essere un giovane in carriera, arrivato alla vicedirezione forse un po’ troppo in fretta e con responsabilità di eventi e congressi che non posano ancora sulle basi di una solida esperienza. Una specie di cadetto all’accademia dei marines, Annapolis, Maryland.
In più, ai tempi, il wedding planner non è ancora stato inventato: i promessi sposi (quelli veri) sono per il fai-da-te con la consulenza dei genitori. Ora il quadro è più completo.
Bene, in questo contesto uno spettro si aggira pronto a intervenire: la mamma della sposa! La mamma della sposa non si sta solo preparando al giorno più bello della propria figlia, ma sta coronando pure il sogno di vederla ben maritata: se ci ricordiamo quanto appena letto qui sopra circa la location, questi matrimoni sono sicuramente dei buoni matrimoni con ottimi partiti.
La mamma della sposa sta anche a un passo dall’acquisizione dello status di suocera, pronta a scatenarsi sul futuro molto prossimo genero. Non potendolo fare prima che il matrimonio sia consumato, la mamma della sposa indirizza perciò tutte le proprie attenzioni sul povero interlocutore alberghiero, consumandolo a spizzichi e bocconi, incontro dopo incontro, telefonata su telefonata: disposizione dei tavoli, menù, addobbi floreali, camera per gli sposi, orari, musica, Siae, luci, tovagliato, mise en place, parcheggi, segnaletica interna, tempi di servizio... Nulla sfugge, a furia di modifiche e verifiche, verifiche e modifiche.
Tra un mal di testa e l’ordine di servizio fatto e rifatto mille volte, le settimane passano e s’avvicina il giorno del giudizio, mentre l’alta pressione psicologica comincia a cedere il passo a una perturbazione provocata dalla legge di Murphy.
Apriamo una parentesi: chi opera nel ramo banchetti di nozze deve essere consapevole che la mamma della sposa non è disposta ad accettare la legge di Murphy a giustificazione di eventuali imprevisti negativi sull’evento della propria figlia, per il semplice motivo che ignora l’esistenza di tale legge. Si consiglia pertanto di inserire, con le varie proposte di menù che arricchiscono la brochure dei matrimoni pubblicata dall’hotel, una pagina che illustri dettagliatamente il pensiero di Edward Aloysius Murphy, a futura memoria. Chiusa parentesi.
Per riprendere il filo, ricordiamoci che siamo nel posto sbagliato nel momento sbagliato: giovedì, antivigilia del banchetto di nozze. Qualcuno bussa alla porta dell’ufficio del giovane in carriera. L’idea che possa essere la mamma della sposa ha lo stesso effetto del fulmine che animò la creatura del dottor Frankenstein.
Fortunatamente sono solo alcuni rappresentanti sindacali venuti a comunicare, con il solito linguaggio scarno, chiaro e inappellabile, la dichiarazione di uno sciopero di tutti i reparti per l’intera giornata di sabato. L’effetto sul nostro è esattamente lo stesso del precedente paragrafo.
Questo matrimonio non s’ha da fare… Serve immediatamente il piano B. Piano ovviamente non predisposto ma da realizzare subito, prima di informare gli interessati. Impensabile telefonare solo per dire che «sabato, dopodomani, uno sciopero in albergo ci impedirà di ospitare il banchetto di nozze».
Molto meglio comunicare che, «poiché uno sciopero ci impedirà di ospitare dopodomani il vostro banchetto di nozze, il prestigiosissimo albergo (nostro concorrente) a poche centinaia di metri da qui, ha messo a disposizione la sala più bella e si è già attivato per l’evento, così come definito in tutti i dettagli, prezzo compreso».
A questo punto tocca fare la telefonata: al padre della sposa. Uomo, razionale e pure simpatico. Tanto la mamma della sposa arriverà in albergo in pochi minuti, seppur priva di sirena e lampeggianti: urlerà, piangerà, supplicherà di incontrare i sindacalisti, consumerà gli ultimi brandelli di energia del nostro giovane in carriera, ma il piano B è ormai scattato.
Certo, se avessero inventato prima il wedding planner…

*Dennis Zambon è Responsabile Jit Hospitality: la divisione consulenza di Job in Tourism

Job in Tourism Consulting
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