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Metti una Befana a Bertinoro
Tutte le potenzialità di una destinazione, l’Italia, che nasconde sorprese e tesori a ogni svolta. E se davvero un giorno riuscissimo a sfruttarle fino in fondo?
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Overtourism, politiche del turismo, potenzialità inespresse… Se l’industria dei viaggi, come dicono in molti, forse troppi, è il petrolio d’Italia, allora di giacimenti inutilizzati, nella nostra Penisola, ne abbiamo ancora tanti. Un peccato o un’opportunità? È l’antica questione del bicchiere mezzo pieno o mezzo vuoto: dipende dal punto di vista da cui si osserva la questione. Il direttore generale di Planetaria Hotels e vicepresidente del gruppo turismo di Assolombarda, Damiano De Crescenzo, prende spunto da una sua personalissima gita a Bertinoro, nel periodo dell’Epifania, per una serie di riflessioni sullo stato del turismo d’Italia. La località romagnola è infatti una destinazione unica, capace di sorprendere il visitatore a ogni svolta. Peccato che nel nostro paese le risorse a disposizione, compreso il personale operativo spesso estremamente professionale e preparatissimo, non vengano sempre coordinate e promosse a dovere. Altrimenti ci accorgeremmo davvero di essere seduti sopra una montagna di tesori preziosi. E a quel punto, altro che petrolio!

Il mese scorso, durante uno zapping a tarda ora, vengo catturato dal programma televisivo EatParade di RaiDue nel pieno delle riprese suggestive di Bertinoro: borgo medievale della Romagna, terra del mitico Pellegrino Artusi, gastronomo e maestro della cucina italiana. Segue l’intervista a uno chef, Bartolomeo Ruggiero, che presenta tre piatti tipici con le ricette originali di Artusi: le tagliatelle al ragù di prosciutto (da distinguere dal ragù emiliano), la cartuccera del passatore con patate al rosmarino (costine di maiale cotte sottovuoto a 64 gradi per 18 ore, passate poi alla griglia e in forno) e il latteruolo (tipico dolce delle nonne). A completare il servizio, l’immancabile accenno alle eccellenze vinicole della zona: dal mitico Sangiovese all’Aldana bianco e soprattutto dolce.
Nelle settimane successive, decido di organizzarmi il weekend della Befana e mi tornano subito in mente gli appunti presi su Bertinoro e lo chef. Nessuna difficoltà per cercare una sistemazione “panoramica” (sia alberghiera, sia extra) e scrivo all’ufficio turistico locale per sapere qual è il ristorante di chef Bartolomeo. Ed ecco che la rapidità e la qualità della risposta mi lascia presagire che sto proprio scegliendo il posto giusto, con apprezzamenti sulla mia decisione e rassicurazioni sulla qualità del ristorante in questione: Ca’ de Be. La signora Arianna, dell’ufficio turistico, mi risponde con entusiasmo in una formula veramente “welcoming”, tanto da non poter fare a meno di chiamarla per complimentarmi e ringraziarla.
Ed ecco che al telefono mi dà ulteriori spunti particolarmente interessanti, chiedendomi innanzi tutto se mi piacciono i wafer viennesi e suggerendomi di non fare a meno di passare dallo spaccio di Babbi (azienda dolciaria e maggior produttore di coni gelato), per fare una scorta delle loro leccornie; a seguire una degustazione nella fattoria Paradiso, una delle più storiche d’Italia, con suggerimento annesso di provare sia il famoso Albana, sia soprattutto il Barbarossa: rosso molto longevo e di grande struttura, proveniente da un vitigno esclusivo.
Per quanto riguarda la parte culturale mi spiega che la visita alla locale rocca di Bertinoro è possibile accedendo dal museo interreligioso situato nelle segrete della rocca, che ben rappresenta la convivenza delle religioni cristiana, ebraica e musulmana. Ma prima di chiudere mi chiede se ho mai visitato la biblioteca Malatestiana di Cesena e si raccomanda appunto di farlo, perché trattasi di una realtà monastica del 1400, prima d’Europa, perfettamente conservata e riconosciuta dall’Unesco.
Devo dire che la signora Arianna mi ha dato tanti di quegli spunti interessanti e invoglianti da non volerne tralasciare nemmeno uno. Ma soprattutto “non ha sbagliato un colpo!”. L’esperienza culinaria al Ca’ de Be, con le ricette di Pellegrino Artusi accompagnate dal Sangiovese e dall’Albana, è stata eccezionale e, per giunta, con un rapporto qualità-prezzo a dir poco interessante. Anche la conoscenza e il selfie con chef Bartolomeo ha lasciato il segno. Restiamo invece sorpresi dal fatto che al mattino, dopo aver ammirato intensamente dall’alto un paesaggio più che suggestivo nonostante il tempo incerto, fossimo solo in cinque a visitare la rocca e il museo interreligioso. Eppure la sera prima Bertinoro era affollata e i locali pieni. Abbiamo però così potuto godere appieno della straordinaria disponibilità e competenza della responsabile del museo, per una visita guidata pur non prevista. La stessa responsabile si è rammaricata del fatto che Bertinoro sia frequentata solamente dai vicini romagnoli, e per motivi principalmente culinari, mentre i turisti vengono catturati unicamente dalle località di mare.
La visita alla fattoria Paradiso e alla cantina da museo con migliaia di bottiglie storiche ci ha poi lasciati a bocca aperta: c’erano anche quelle prodotte per i papi e per il presidente Pertini in occasione della visita di Reagan. Fantastica la degustazione che invitava all’approvvigionamento per la propria cantina ma anche per qualche esclusiva idea regalo. Definisco quindi da pelle d’oca l’emozione provata nel visitare la biblioteca Malatestiana. Ma anche qui eravamo solamente in sei. La bravissima guida di origini pugliesi, competente e appassionata, anch’essa si rammaricava del fatto che pochissimi si rendono conto di come Cesena sia una vera destinazione turistica! E dopo una visita alla sorprendente Cesena, perché non te l’aspetti, merenda e calze regalo della Befana con i golosissimi wafer viennesi di Babbi.
È bastato veramente poco per trascorrere un piacevolissimo weekend, soddisfatto soprattutto da quello che viene definito turismo esperienziale: soprattutto perché in tutto questo il bel tempo, che oramai ci condiziona molto nelle nostre decisioni turistiche, non era assolutamente necessario. Per non parlare dello storytelling che ne è nato, dal quale è emerso un sorprendente interesse e ha già invogliato diversi amici a seguire l’esperienza, a cominciare proprio dall’editore di questa testata. E sono molto grato alla signora Arianna per i suoi deliziosi suggerimenti!
Poi da operatore del settore non mi sono fatto mancare alcune riflessioni: l’Italia ha un patrimonio immenso e mete come queste vengono purtroppo ignorate, ma quando si scoprono lasciano un bellissimo ricordo; la validità della destinazione è però riconosciuta da tutti gli abitanti delle località limitrofe, anche da coloro che ne cannibalizzano i flussi turistici dalle zone balneari; emergono le difficoltà di promuoversi in un contesto nazionale ancora poco efficiente (mi riferisco all’Enit) e con scarse risorse, pur avendo la fortuna di avere a disposizione persone di rara disponibilità e passione (come quelle con cui ho avuto a che a fare); queste destinazioni chiamate «minori» hanno tra l’altro il pregio di avere un rapporto qualità-prezzo estremamente vantaggioso (per esempio l’ingresso alla biblioteca Malatestiana costa solo 5 euro). Ma scopro che mentre ristoranti e osterie hanno una frequentazione altissima, le attività ricettive rasentano appena il 30% di occupazione annua (frutto però anche della mancanza di una politica di vendita adeguata). Invece, queste località alternative a quelle tradizionalmente affollate potrebbero da un lato alleggerirne i flussi e dall’altra dare accessibilità turistica a chi non può sostenere i costi di città come Venezia o Firenze…; i locali operatori del settore turistico sono ben coscienti delle potenzialità delle loro mete ma vivono con un senso di frustrazione il mancato riconoscimento turistico.
In conclusione, come al solito ci rendiamo conto che quello che viene fatto per il turismo non è sufficiente e/o non è adeguato ma, se la vediamo con un pizzico di ottimismo, ci possiamo al contempo consolare con l’enorme potenziale ancora inespresso, paragonabile a una enormità di pozzi petroliferi ancora intatti!

COMMENTI
« È importante stimolare e sollecitare l'autostima di tutti coloro che abitano in luoghi storici, caratteristici, pittoreschi. È fondamentale valorizzare queste ricchezze, offrirle con passione, abbellirle, restaurarle, farle tornare in vita.

Il successo degli alberghi diffusi ne è un buon esempio. Permettono allo straniero d'immergersi in una realtà autentica, di fare una vacanza-esperienza confortevole e speciale.
Cosa c'è di più bello di un viaggio contatto con un passato ancora presente, respirando il fascino dei centri storici e i loro profumi di pane, cibi locali e caffè?

In Italia numerosi "gioielli" aspettano di essere lucidati e valorizzati. Molti giovani con tanta voglia di fare sono una risorsa che non aspetta altro: una chance di lavorare a "casa". Ci vorrebbe soltanto un po' di buona volontà da parte dei Comuni e finanziamenti mirati per dare una spinta ad un turismo più vero, meno artificioso, veramente italiano.
Postato da Anja Riemann , Sardinia Resident Expert - 23:19:37 10-02-2018

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