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Il profilo ideale non esiste
Esperienza e disponibilità sono però doti apprezzate in ogni candidato. Il punto di vista di due aziende protagoniste del prossimo Tfp: le agenzie per il lavoro Adecco ed Etjca
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Figure nuove o ruoli evergreen? Quali sono le posizioni oggi più ricercate nell’ambito dell’hôtellerie e della ristorazione? Sono le domande che si pone chiunque sia alla ricerca di un lavoro o punti a fare uno scatto professionale nel settore del turismo. E nonostante tutte le evoluzioni tecnologiche in corso, la bilancia pare pur sempre pendere a favore della tradizione: «I commis di cucina rimangono per esempio tra le figure più richieste dalle aziende che si occupano di ristorazione», racconta l’area manager Lombardia Est di Etjca, Monica Cirilli. «Ma anche la domanda per camerieri continua a essere particolarmente elevata. Le imprese, in questo caso, puntano soprattutto su profili dotati di buone conoscenze linguistiche. I dipartimenti f&b degli hotel sono poi costantemente a caccia di figure con comprovata esperienza nella gestione diretta della sala, del personale e dei fornitori food & wine».
Nell’ambito dell’accoglienza in senso stretto è il ricevimento a conservare invece un ruolo centrale, riprende Lia Amore, area manager Lombardia Ovest dell’agenzia per il lavoro con sede a Milano e filiali in tutta la Penisola: «Ancora una volta si cerca personale in grado di parlare correttamente diverse lingue, ma che all’occorrenza sappia anche affrontare imprevisti e problematiche degli ospiti con il sorriso sulle labbra. Le aziende del catering, inoltre, hanno spesso bisogno di risorse forse meno qualificate ma altrettanto precise e disponibili per i ruoli di magazzino. Le catene di fast food, infine, prediligono assumere collaboratori, magari senza troppa esperienza alle spalle, ma veloci e flessibili nell’esecuzione del lavoro».
Qual è allora l’identikit del candidato ideale di oggi? «È una persona proattiva, fornita di buone doti di ascolto, flessibile e adattabile al cambiamento, interessata e responsabile», interviene Loira Rossi, candidate manager di un’altra agenzia per il lavoro come Adecco: «Mi preme però puntualizzare che non esiste un profilo ideale in senso assoluto: ogni azienda ha un’idea specifica di chi incarna i propri valori principali e possiede le competenze tecniche, professionali e comportamentali adatte al ruolo ricercato. Rimane tuttavia il fatto che passione e motivazione continuano a essere fattori di sicuro successo».
In fase di selezione, in particolare, l’elemento esperienza risulta spesso decisivo. E non si tratta solo di avere un cv ricco di nomi di hotel e ristoranti di lusso, all’estero e in Italia, nonché magari impreziosito da una laurea in scienze del turismo accompagnata da un’ottima conoscenza dell’inglese ed eventualmente del russo e/o dell’arabo. «L’esperienza deve senz’altro palesarsi in forma di conoscenze e competenze. Ma significa anche avere l’intelligenza di capire che disponibilità e flessibilità sono elementi fondamentali, in un mondo che ormai lavora quasi h24», concordano Monica Cirilli e Lia Amore.
Per chi si trova al dunque, al momento decisivo del colloquio durante il quale ci si gioca l’assunzione, il consiglio è perciò quello di seguire poche regole semplici, ma di importanza capitale se si vogliono evitare alcuni tra gli errori più diffusi e pericolosi: «Non bisogna, in primis, rivolgersi con il “tu” al selezionatore, né dare eccessiva confidenza», suggerisce Loira Rossi. «Occorre inoltre evitare assolutamente di giungere impreparati all’incontro, rispetto sia al ruolo per il quale ci si è candidati, sia al contesto aziendale. Allo stesso modo, arrivare in ritardo, tenere il cellulare acceso e farsi accompagnare al colloquio da altri sono tutti comportamenti che impattano pesantemente sulle possibilità di assunzione. Ma anche non guardare negli occhi il proprio interlocutore, fare subito domande sull’aspetto retributivo, sembrare interessati a qualsiasi tipo di impiego e parlare in modo eccessivamente polemico dei precedenti datori di lavoro sono atteggiamenti e approcci da cui stare decisamente alla larga».


Anche Hilton e Meliá alla job fair meneghina
griffata Job in Tourism

«Noi crediamo che l’accoglienza non sia soltanto un lavoro, bensì un percorso di crescita alla ricerca di sé stessi, e alla scoperta di comunità e culture diverse». Si raccontano in questo modo gli indirizzi Hilton ospiti del prossimo Tfp Summit di giovedì 1° febbraio. I visitatori del market place sul lavoro nel turismo in programma al Milan Marriott potranno infatti incontrare anche i selezionatori del Bagnaia Golf & Spa Resort Siena (Curio Collection), dell’Hilton Milan, dell’Hilton Molino Stucky Venice, del Rome Cavalieri, Waldorf Astoria e dell’appena inaugurato Hilton Lake Como. «I nostri team member sono professionisti straordinari che collaborano per offrire esperienze eccezionali a tutti coloro che visitano i nostri hotel», prosegue la descrizione del gruppo. «Nel perseguire la crescita e l’innovazione, la nostra visione, “riempire la Terra con la luce e il calore dell’ospitalità”, non ha mai vacillato. Siamo molto più di una semplice camera per la notte. Creiamo esperienze autentiche per gli ospiti, opportunità significative per i team member e un impatto positivo per le comunità delle zone in cui operiamo».
Hilton è tuttavia solo una delle molte realtà internazionali, con cui ci si potrà confrontare al Tfp. Tra gli altri, ci saranno anche gli spagnoli di Meliá, da tempo protagonisti della job fair griffata Job in Tourism. Il loro obiettivo? Trovare professionisti proattivi e responsabili, alla ricerca di miglioramenti continui, attenti alla qualità delle loro performance, orientati al cliente e ai risultati. Ecco allora che qualche consiglio per giocarsi al meglio le proprie chance allo stand di una compagnia da 370 alberghi situati in 43 paesi di quattro continenti differenti può rivelarsi utile, in vista dell’appuntamento meneghino: «Vantare doti linguistiche e competenze inesistenti, per esempio, non è mai un buon biglietto da visita», spiega la hr director del Gran Meliá Rome Villa Agrippina, Sabrina Chiarentin. «Con poche domande è facile essere smascherati e perdere credibilità. Anche la mancata preparazione può però risultare fatale in questi casi. I millennials, in particolare, hanno spesso la cattiva abitudine di presentarsi all’incontro senza conoscere l’azienda che stanno contattando e il ruolo per il quale si stanno proponendo, dimostrando così scarso interesse e limitata capacità decisionale. Al contrario puntualità e flessibilità dovrebbero essere elementi tanto scontati quanto fondamentali».

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