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Le email e il fattore «deliverability»
Oggetto, mittente, contenuto, frequenza dei messaggi: i consigli MailUp – Job in Tourism per star lontani dalla cartella della posta indesiderata
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Nessuno vuole finire nella casella spam, giusto? Dopo averci parlato dei sistemi migliori per costruire un database efficace, tornano gli appuntamenti con l’academy MailUp – Job in Tourism dedicata all’email-marketing. Argomento di questo numero è la «deliverability», ossia il termine inglese tramite cui ci si riferisce al grado di efficacia nella fase di consegna del proprio messaggio. Per ottimizzare i tassi di recapito delle email, ci racconta così Andrea Serventi, occorre lavorare su diversi fronti contemporaneamente, appunto assicurando uno sguardo a tutto tondo al tema della «deliverability»: oggetto, mittente, contenuto, frequenza dei messaggi.

Oggi vengono inviati in media 225 miliardi di email a livello globale. Eppure, secondo la società Usa ReturnPath, appena il 22% dei messaggi non raggiunge l’inbox. Il corretto recapito di una email dipende da diversi fattori. Eccone quattro fondamentali, in grado di migliorare la «deliverability»:

1. Mittente
Proprio come chi viaggia in aereo è tenuto a mostrare passaporto e biglietto, così le email devono passare attraverso l’autenticazione. Un momento che sta diventando sempre più importante, al punto che molti riceventi (come per esempio Gmail) ormai nascondono le email di cui non sono in grado di identificare il mittente. Il consiglio è naturalmente quello di affidarsi a un’infrastruttura professionale, in grado di rispettare i migliori standard di sicurezza, grazie a sistemi di autenticazione come Spf, Dkim, Dmarc, nonché a indirizzi Ip condivisi e dedicati.

2. Oggetto
L’oggetto parla sia al destinatario, sia al sistema informatico. Con il primo, in particolare, instaura un rapporto di tipo emotivo-informativo, mentre al secondo dà indicazioni sull’attendibilità del messaggio. Ecco allora alcune regole auree: evitare il maiuscolo; evitare punti esclamativi ed eccessiva punteggiatura; evitare simboli di valute e troppi numeri. Inoltre, seppure non sia una norma universale, è anche consigliabile stare lontani dai termini relativi agli indicatori di offerta (gratis, offerta, regalo), agli indicatori di urgenza (tempo limitato, affrettati), alle call to action (compra ora, ordina adesso) e a cosiddetti «teaser» (non crederai ai tuoi occhi).

3. Contenuto
Sii coerente con quanto promesso in fase di iscrizione. Se una persona ha scelto di iscriversi alla newsletter, significa che ha ritenuto utile, e di suo interesse, ricevere un certo genere di contenuti. Per esempio, a chi ha scelto di registrarsi per ottenere offerte e promozioni, è meglio non inviare news di carattere corporate. Si tratta di una questione di aspettative che, se tradite, porteranno il destinatario a disiscriversi o a contrassegnare la email come spam.

4. Frequenza di invio
Inviare messaggi solo sporadicamente è tra i peggiori errori che si possano fare. Se i tuoi destinatari dimenticano chi sei, l’utente sarà spinto a disiscriversi, oppure a cliccare ancora una volta sul bottone spam. Per questo non bisogna scendere sotto la soglia minima di due invii mensili. Il consiglio, in caso contrario, è quello di programmare un piano di invii ben cadenzato, e di ricontattare quei destinatari ai quali non si sta inviando nulla da mesi, tramite una campagna di re-engagement.

Per approfondire questo tema chiave, è possibile consultare anche il nostro post Email deliverability: do’s e dont’s (https://blog.mailup.it/2017/08/email-deliverability-dos-donts); se invece si desidera avere uno sguardo a 360 gradi sul settore travel, è disponibile l’ebook L’email marketing per il turismo fatto per i turisti: https://lp.mailup.com/it/ebook_email-marketing-turismo/.

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