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Direttore 4.0: professione futuro
A Roma un incontro organizzato dal Centro studi Ada dedicato all’evoluzione della figura del general manager alberghiero
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I professionisti dell’ospitalità italiana si trovano di fronte a un contesto nel quale solo sviluppando modelli di gestione avanzata potranno garantire agli ospiti un’accoglienza genuina. È la sintesi di ciò che è emerso durante l’incontro capitolino «L'albergo 4.0: direttori millenials e modelli organizzativi. Come orientarsi tra nuove professionalità e terziarizzazioni». Un appuntamento ricco di spunti, di cui ci parla diffusamente un testimone di eccezione come il segretario della divisione laziale della Federazione delle associazioni italiane dei portieri d’albergo e front office le Chiavi d’Oro (Faipa), Andrea Vezzoli

Capire i mutamenti demografici in corso in una società che viaggia a velocità altissime, ma soprattutto intercettare le ricadute benefiche che tali cambiamenti portano nell’ambito turistico, dal momento che nuove generazioni di turisti stanno emergendo, tutte peraltro a loro volta caratterizzate da comportamenti e modalità di acquisto eterogenei a seconda dei singoli sottogruppi e persino individui.
L’incontro «L’albergo 4.0: direttori millenials e modelli organizzativi. Come orientarsi tra nuove professionalità e terziarizzazioni», svoltosi recentemente a Roma nella prestigiosa cornice dell’Empire Palace Hotel, ha riunito numerosi rappresentanti del mondo accademico e alberghiero per provare a capire come la figura del direttore d’albergo stia oggi mutando, alla luce di turisti che cambiano esigenze e bisogni nell’arco di una giornata. Patrocinato dall’Associazione direttori d’albergo, l’evento è stato organizzato dal Centro studi manageriali Raffaello Gattuso, presieduto dal docente di sociologia del turismo presso lo Iulm di Milano, Roberto Lavarini, con la collaborazione del vicepresidente del centro stesso, Antonio Galati, direttore d’albergo per un prestigioso gruppo alberghiero romano.
È così che se si dovesse procedere con un gioco gradito all’editorialista del Corriere, Massimo Gramellini, e si ambisse perciò a trovare le parole chiave di un incontro come quello capitolino, allora potremmo dire che a Roma sono stati banditi i termini «innovazione e cambiamento», a favore di «diversificazione e competenze».
Nell’intervento iniziale della giornata, Lavarini ha in particolare illustrato i mutamenti demografici intercorsi dalla fine della Seconda guerra mondiale a oggi, con le loro inevitabili ricadute sulla domanda di turismo: baby boomers, generazioni X, Y e Z, per quattro cluster diversi di turisti, cui corrispondono altrettante differenti tipologie di viaggio. A fronte di ciò, una figura, quella del direttore d’albergo, stimolata a captare quattro diversi modi di essere turista, ma secondo lo stesso Lavarini costretta al medesimo tempo a fare i conti con una legislazione nazionale non sempre in grado di agevolare il raggiungimento di tale scopo.
Teoria e pratica a confronto nel mondo dell’outsourcing è stato quindi il tema della presentazione di Margherita Zambuco, executive housekeeper e presidente della Federazione italiana governanti: un intervento illuminante, che ha illustrato apertis verbis come il ricorso a figure esterne non sempre agevoli il lavoro dei direttori nel cercare di dare una risposta adeguata alle molteplici domande di ospitalità del mercato contemporaneo.
Ma se l’obiettivo condiviso è oggi quello di intercettare le svariate esigenze della clientela attuale, bisogna essere prima di tutto consapevoli che i tempi della domanda di turismo si sono accorciati. È perciò necessario che pure i tempi dell’offerta ne mantengano il passo, ha fatto notare il ceo di Meeting Hub, Fabrizio Cornalba. Ecco allora l’importanza di un sito Internet efficace e di facile fruizione, di una pagina Facebook costantemente aggiornata e degli altri innumerevoli strumenti che la tecnologia offre: tutti “tools” del nuovo modello gestionale di cui il direttore d’albergo 4.0 dovrebbe oggi disporre. Perché la figura classica del manager d’hotel è ormai entrata in crisi, è stata l’opinione concorde dei presenti: i professionisti dell’ospitalità italiana si trovano di fronte a un contesto nel quale solo il direttore capace di proporre un proprio modello di gestione può garantire agli ospiti un’accoglienza genuina. Come per esempio è il «building information model»: un sistema manageriale che si propone di codificare un nuovo approccio al cliente basato sulla massiccia condivisione di dati e informazioni.
L’incontro capitolino è stato peraltro il primo di una lunga serie programmata dal nuovo comitato scientifico del Centro studi manageriali Raffaello Gattuso, guidato da Lavarini e Galati: gli eventi riprenderanno in autunno, con l’obiettivo Ada di formare una nuova generazione di direttori, in grado da una parte di rispettare la tradizione italiana di accoglienza e dall’altra di adattarsi e venire incontro alle esigenze dei flussi turistici emergenti.

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