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Il congressuale è fuori dalla crisi
Osservatorio eventi: nel 2016 gli alberghi dotati di spazi meeting hanno visto crescere il numero di partecipanti ai propri convegni del 27,6%
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Diminuisce la quantità di eventi, ma cresce il numero medio dei partecipanti e il totale delle presenze. Sale inoltre la quota di congressi di respiro italiano e persino internazionale. L’attuale evoluzione del mercato sembra favorire soprattutto l’offerta specializzata e/o di dimensioni adeguate. Aumenta infatti la popolarità dei centri congressi, così come quella degli hotel con spazi meeting, che vengono premiati per la qualità del servizio seppure a fronte di ambienti spesso non enormi: il 63,1% dell’offerta congressuale alberghiera si riferisce infatti a capienze complessive inferiori ai 250 delegati.
Sono questi, in sintesi, i trend che emergono dalla terza edizione dell’Osservatorio italiano dei congressi e degli eventi, recentemente presentato a Roma: nel 2016, in Italia, sono stati realizzati 386.897 eventi di almeno quattro ore e con un minimo di dieci partecipanti ciascuno, racconta lo studio promosso da Federcongressi&eventi e realizzato dall’Alta scuola di economia e relazioni internazionali dell’università Cattolica di Milano (Aseri), analizzando 5.630 sedi differenti. E benché si sia registrata una leggera flessione del numero di eventi (-1,5% rispetto al 2015), la crescita rispettivamente dell’8,4% e del 21,5% del numero dei partecipanti e delle presenze (totali: 28.173.514 e 42.706.559) «è un chiaro segnale della vitalità del settore, che appare solido e fuori dalla crisi degli anni passati».
Un quadro positivo, dunque, confermato anche dal progressivo aumento negli ultimi tre anni, sia della dimensione media degli eventi, passata dai 69 delegati del 2014 ai 73 del 2016, sia della durata media, salita nel medesimo periodo da quota 1,2 a 1,4 giorni. Non solo: gli eventi della durata superiore a un giorno hanno generato un numero di presenze in crescita del 23% rispetto al 2015, rappresentando circa l’11,5% del totale dei pernottamenti registrati l’anno scorso nelle strutture ricettive italiane.
In effetti, la maggior parte dei meeting, il 79,6%, si è svolta proprio negli alberghi congressuali, che hanno ospitato il 58,2% dei partecipanti complessivi, mantenendo pressoché invariata la propria quota sul totale. Hanno invece visto aumentare il peso percentuale in termini di delegati i centri congressi, che hanno concentrato appena il 3,2% degli eventi, ma accolto il 10,8% dei partecipanti (9,6% nel 2015). Bene pure le sedi istituzionali, con il 7,8% dei meeting e l’11,1% dei partecipanti (9,7% nel 2015).
«L’andamento degli ultimi tre anni», spiega il coordinatore della ricerca, Roberto Nelli, «sembra tendere a favorire le strutture maggiormente specializzate, quali i centri congressi, che rispetto al 2014 hanno aumentato gli eventi del 27,2% e i partecipanti del 51,5%, nonché gli alberghi congressuali (+8% gli eventi; +27,6% i partecipanti) e le sedi fieristico-congressuali (rispettivamente +4,6% e +12,3%)». In forte calo, al contrario, la popolarità delle dimore storiche che almeno nell’ultimo anno hanno visto diminuire sensibilmente il numero dei meeting ospitati, scesi di ben il 18,3% rispetto al 2015.
Le performance migliori sono state quindi ottenute dalle sedi con una capacità complessiva
di almeno 5 mila posti, che hanno registrato sensibili aumenti di meeting e partecipanti (+16,9% e +19,3%). Buono anche l’andamento degli spazi con capienze comprese tra i mille e i 4.999 posti che, pur in presenza di una flessione del numero di eventi ospitati (-1,6%), hanno visto salire i delegati di ben il 25,2% rispetto al 2015.
Ma ciò che forse appare più interessante è il fatto che, benché la maggioranza dei congressi (il 55,4%) continui ad avere una dimensione locale, cioè con partecipanti (relatori esclusi) provenienti prevalentemente dalla medesima regione della sede prescelta, stia decisamente salendo la quota di manifestazioni di respiro italiano e internazionale. Gli eventi di portata nazionale, cioè frequentati da partecipanti principalmente residenti fuori regione, hanno in particolare visto aumentare il proprio peso dal 30,1% del 2015 al 34,7% dell’anno scorso. Nello stesso periodo, le iniziative con un folto numero di delegati internazionali sono passate dal 9,1% al 9,9% del totale. Da segnalare, a quest’ultimo proposito, che proprio gli hotel, grazie alla loro capacità ricettiva, sono tra le sedi in grado di attirare la maggior quota di delegati a eventi di portata internazionale (il 18,4% dei partecipanti totali).
A fronte di tale scenario, il sentiment del settore continua perciò a essere positivo: la metà delle sedi prevede che nel 2017 il fatturato complessivo rimarrà invariato, ma un considerevole 40% lo stima in crescita. E tra i più ottimisti ci sono proprio gli alberghi congressuali, insieme ai centri congressi e agli spazi non convenzionali. Per essere più competitive sul mercato, più della metà delle sedi (il 52,7%) è inoltre intenzionata a investire ulteriormente il prossimo anno: di queste, il 61% stanzierà budget in tecnologie, il 47% in impianti e servizi, il 42,8% in strutture e il 19,5% in risorse umane.

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