trovalavoro
chiudi

INVIA L'ARTICOLO AD UN AMICO

Il tuo nome

Il tuo indirizzo e-mail

Il nome del tuo amico

L'indirizzo e-mail del tuo amico




L’abito non fa il monaco, ma nei colloqui di lavoro aiuta
I vestiti avrebbero persino il potere di condizionare i pensieri, tramite un meccanismo che si chiama «enclothed cognition»
di

Articolo

Si dice che «l’abito non fa il monaco», ma quando si tratta di affrontare un colloquio di lavoro l’outfit giusto può davvero fare la differenza. E se è vero che il linguaggio verbale incide solo per il 10% nella comunicazione, come riportato in numerosi studi internazionali, è importante giocarsi tutte le carte nei primi secondi. Ossia, quando il selezionatore inquadra il candidato ed effettua d’istinto già una prima selezione. Il segreto? Indossare vestiti con cui ci si senta a proprio agio ma che, al tempo stesso, rispettino il codice di abbigliamento di quella determinata azienda.
Ecco, in sintesi, quanto emerge da un’analisi comparativa condotta da Espresso Communication, per conto di Bigi Cravatte Milano, attraverso il monitoraggio di oltre 70 testate internazionali e il coinvolgimento di fashion blogger ed esperti di stile. Fondamentale, e la cosa non sorprende più di tanto, è dunque informarsi adeguatamente sull’azienda presso la quale si intende svolgere il colloquio, individuando il giusto equilibrio tra il look richiesto dall’ambiente di lavoro e il rispetto della propria personalità. Essere a proprio agio negli abiti indossati è infatti essenziale per la buona riuscita di un colloquio. Lo assicurano, tra gli altri, i ricercatori Usa Hajo Adam e Adam Galinsky, della Kellogg school of management presso la Northwestern University dell’Illinois. I due studiosi hanno infatti dimostrato sperimentalmente quanto ciò che si indossa sia in grado di influenzare il modo in cui una persona percepisce se stessa e, di conseguenza, il modo in cui si pone davanti agli altri. Secondo l’indagine, uscita anche sulle pagine del New York Times, i vestiti avrebbero persino il potere di condizionare i pensieri, tramite un meccanismo che si chiama «enclothed cognition». Per dimostrarlo, i ricercatori hanno eseguito un test ad hoc, pubblicato sul Journal of Experimental Social Psychology, coinvolgendo una settantina di studenti ai quali è stato chiesto di svolgere delle prove di attenzione selettiva indossando differenti tipologie di abiti da lavoro. Ebbene, chi portava un camice bianco da laboratorio durante la prova ha commesso la metà degli errori rispetto alla media degli altri. A dimostrazione che più dell’abito in sé, conta il suo valore simbolico.
Tendenze confermate pure da uno studio realizzato dall’azienda di recruiting TheLadders.co.uk e pubblicato sul sito dell’Università britannica del Kent, dal quale è emerso come il 37% dei responsabili risorse umane assuma i candidati basandosi sul loro outfit. In particolare, il 36% del campione interpellato ha dichiarato che l’abbinamento di colori e stili è un importante indicatore della personalità degli individui, mentre il 75% ha valutato la coerenza degli abiti alla circostanza. Il 33%, infine, ha ritenuto importante la corrispondenza dello stile del candidato alle politiche aziendali.
E per quanto riguarda i colori? Per gli hr coinvolti nell’indagine, è l’arancione la tonalità peggiore da indossare in vista di un colloquio di lavoro (95%), seguita dal rosso (84%) e dal rosa (83%). Imperdonabili inoltre gli abiti stropicciati e macchiati (59%). Per gli uomini, dunque, sì ai calzini neri, alle scarpe in pelle nera e agli abiti su misura in stile “navy”, ma anche alla classica giacca e cravatta. Meglio di no, invece, i tessuti chino, le polo, i jeans, le t-shirt e le giacche di pelle. Per le donne, sì ai collant, ai tacchi alti, alla gonna o all’abito nero a metà lunghezza, alle perle, alla camicia a maniche lunghe o alla camicetta. Consigliabile al contrario evitare i gioielli pendenti, le spalline, le scollature profonde, le gambe nude, le scarpe sportive e la gonna corta. Tra le violazioni più comuni al dress code aziendale rilevate dalla società americana di consulenza aziendale OfficeTeam, intervistando un panel di responsabili hr, ritroviamo poi un abbigliamento eccessivamente casual (per il 47% del campione), seguito da troppa pelle in mostra (32%).
«Quando ci si presenta a una selezione è fondamentale indossare vestiti appropriati e mostrare un aspetto curato», spiega allora l’amministratore unico di Bigi Cravatte Milano, Stefano Bigi. «Se però la vastità del guardaroba femminile permette di creare infinite combinazioni, per gli uomini presentarsi al colloquio in giacca e cravatta si rivela spesso la scelta giusta, anche se non sempre è necessario. Tuttavia, qualora l’ambiente di lavoro o la posizione lo richieda, è fondamentale indossare una cravatta coerente con il proprio outfit. Vietati in particolare i nodi allentanti o troppo importanti e i tessuti stropicciati o macchiati».
La blogger di Fashion in the Moonlight, Marie-Loù Pesce, suggerisce invece qualche idea di outfit femminile per non essere colte impreparate: «In vista di candidature nel settore finanziario, bancario, giuridico, o per qualsiasi altro lavoro d’ufficio, la scelta ideale è mantenere un look classico ed elegante. Niente gonne vaporose o pantaloni eccentrici, ma soprattutto niente scollature profonde Per posizioni lavorative più informali propongo di abbinare i pantaloni a una giacca particolare o di indossare una shirtdress, completando il look con accessori divertenti. Infine, se la candidatura è per un posto da creativa, sarà possibile prendersi un po’ più di libertà con il codice di abbigliamento. Per un outfit particolare e ricercato suggerisco di dare un tocco di personalità al look con un bel fiocco al collo, un maglione stampato o dei pantaloni stravaganti».


Le dieci regole del dress code perfetto

Assicurarsi che i vestiti siano puliti e stirati
Evitare abiti visibilmente troppo stretti, che non si adattano al proprio fisico.
Evitare i colori troppo sgargianti.
Evitare accessori e gioielli troppo vistosi, oppure profumi e dopobarba troppo persistenti.
Indossare scarpe pulite e non usurate. Gli uomini sono in particolare invitati a evitare sneakers e a optare per un paio di stringate classiche. Mentre alle donne si consiglia di non indossare tacchi eccessivamente alti e sandali.
Assicurarsi di indossare una cintura coerente con l’outfit e possibilmente abbinata al colore delle scarpe.
Presentarsi con capelli e barba in ordine.
Assicurarsi di avere le mani curate, tenendo presente che sono la parte del corpo maggiormente esposta durante il colloquio.
Considerare che non esistono colloqui informali. Nel dubbio meglio “eccedere con le formalità”.
Infine, fondamentale è essere se stessi.

COMMENTI
«potrei averlo scritto io!

oltretutto è un segno di rispetto verso l'interlocutore. E se è lei ad essere "sbragato", peggio per lui.
Tu intanto hai fatto tutto quanto potevi e dovevi.

Aggiungerei una postilla alla frase "infine, fondamentale essere se stessi" perchè si presta a diverse, cosntrastanti interpretazioni,soprattutto nel caso di tatuaggi,piercing,barbe e/o baffi folte, tagli o capigliature "estrose".





Postato da Piero Padoan , T. O. - 10:53:19 18-06-2017

LASCIA UN COMMENTO

Nome *

Professione

E-mail

Commento *

Desideri ricevere un avviso quando viene pubblicato un commento successivo? Si No

* campi obbligatori