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Nh torna finalmente in attivo
Segnali incoraggianti dalla compagnia spagnola erede della tradizione Jolly Hotels, oggi presente in Italia con 52 strutture
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Dopo otto anni riappare finalmente il segno nero nella bottom line Nh. Il bilancio 2016 della compagnia iberica registra infatti un risultato netto delle proprie attività ricorrenti pari a 11 milioni di euro: una cifra che sale fino a 31 milioni se si considerano anche le operazioni una tantum. Sembra insomma davvero funzionare il piano strategico di riorganizzazione inaugurato ormai cinque anni fa, proprio con lo scopo di rilanciare le sorti della compagnia in difficoltà. La notizia non può perciò che aprire prospettive positive anche nel nostro paese, dopo che negli anni scorsi il gruppo iberico aveva proceduto a una serie di iniziative dolorose soprattutto in termini di riduzione del personale.
In particolare, la business unit Italia, che conta a oggi su 52 strutture (dati Horwath Htl), ha subito certo in maniera negativa il difficile confronto con il 2015, anno in cui si è celebrata l’Esposizione Universale di Milano (a questo proposito si vedano anche i dati sulle performance generali del comparto alberghiero, pubblicati a pagina 5, ndr). Ma se si esclude tale impatto congiunturale, la crescita del fatturato Nh nella Penisola è stato comunque positivo. E persino la presenza del gruppo, dopo qualche anno di assenza, al recente Tfp Summit (l’evento Job in Tourism dedicato all’incontro tra domanda e offerta di lavoro) fa ben sperare sui rinnovati progetti di espansione della compagnia in Italia.
A livello globale, Nh ha in particolare visto il proprio fatturato totale crescere del 5,7%, fino a raggiungere nel 2016 quota 1.475 milioni di euro. Un risultato ottenuto grazie a un aumento del ricavo medio per camera disponibile (revpar) del 5,8%, dovuto più all’incremento delle tariffe, salite del 4,6%, che alla crescita dell’occupazione (+1,2%). Resta ora solo da capire come, a livello di governance, si concluderà il braccio di ferro tra l’azionista di maggioranza, rappresentato dal conglomerato cinese Hna, e gli altri stakeholder della compagnia. Prima della scorsa estate, infatti, l’assemblea degli azionisti Nh, guidati dal fondo britannico Oceanwood Capital, aveva escluso i quattro rappresentanti Hna dal consiglio di amministrazione della società, non rinnovando neppure il mandato dell’allora ceo Federico González Tejera. La mossa intendeva affrontare di peso il presunto conflitto di interesse, di cui i membri del board di nomina cinese sarebbero stati protagonisti, stante l’acquisizione, ad aprile 2016, del gruppo Carlson-Rezidor da parte della stessa Hna. Ne è seguita una serie di azioni legali che non hanno visto ancora scriversi la parola fine. Fatto sta che il nuovo ceo della compagnia, Ramón Aragonés, eletto poco più di un mese fa, si trova sicuramente per le mani una società più in salute rispetto al passato e può guardare con un certo ottimismo al futuro.


Sorride anche Meliá: 27° trimestre consecutivo di crescita del revpar

Il più basso rapporto di indebitamento della propria storia, pari a un moltiplicatore di 1,9 rispetto al margine operativo lordo (ebidta) della compagnia, nonché un aumento dei profitti netti del 180%, fino a quota 100,7 milioni di euro. Il tutto trainato dalle ottime performance del settore alberghiero. È la fotografia del 2016 per Meliá, che chiude un anno davvero ricco di soddisfazioni, caratterizzato pure da ricavi in crescita del 7% (se si escludono i guadagni in conto capitale), per un totale di 2.882,4 milioni di euro. Ma il dato che forse conforta maggiormente la compagnia spagnola è quello dei ricavi medi per camera disponibile, che crescono ormai da 27 trimestri consecutivi a un tasso medio del 9,75% annuo. Una delle poche note stonate del 2016 è così proprio rappresentata dall’Italia, dove il revpar delle sei strutture presenti nella Penisola non è cresciuto affatto. Come per Nh, la causa va però soprattutto ricercata nel difficile raffronto con l’eccezionale anno di Expo 2015.
L’unica ombra che oggi aleggia sul gruppo spagnolo appare quindi essere la recente iniziativa della Commissione Ue, che ha messo Meliá, insieme ad alcuni importanti tour operator europei, sotto investigazione per pratiche e-commerce scorrette. Le compagnie coinvolte sarebbero sospettate di proporre prezzi online differenti, a seconda del paese di origine e di residenza degli acquirenti, infrangendo in questo modo specifiche norme antitrust dell’Unione europea.

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