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Il 2016 ai raggi X: un anno in chiaroscuro per gli hotel italiani
Bene arrivi e presenze, ma calano revpar e tariffe medie. Per Federalberghi il sistema Italia non riesce a cogliere tutte le opportunità del mercato
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Un trend tutto sommato positivo, favorito non solo dalle discrete performance dell’hôtellerie nazionale, ma anche dall’aumento delle spese degli stranieri nel nostro paese e dalla crescita dei visitatori nei musei della Penisola (rimaniamo pur sempre lo Stato con il maggior numero di beni Unesco al mondo). Eppure l’Italia non è stata capace di intercettare pienamente la domanda in uscita dalle mete del Sud Mediterraneo in difficoltà, né il Giubileo romano ha portato i frutti sperati.
Il 2016 si è dimostrato un anno dall’aspetto contraddittorio per la nostra industria dell'ospitalità. Da una parte, l’Osservatorio Federalberghi ha registrato un solido incremento dei pernottamenti alberghieri, saliti dello 0,9% rispetto al 2015 (per un totale di 264 milioni di presenze, secondo dati Istat rielaborati da Horwath Htl). A crescere è stato poi anche il lavoro, aumentato dell’1% grazie a un incremento dello 0,6% dei contratti a tempo indeterminato e dell’1,5% di quelli a tempo determinato. Contemporaneamente, grazie anche all’impegno del ministero del Turismo, per una volta bisogna dirlo, l’anno da poco concluso ha pure assistito a un’impennata del numero dei visitatori ai musei e alle aree archeologiche del paese, cresciuti del 4%, per un totale di 44,5 milioni di biglietti staccati e un valore complessivo di 172 milioni di euro (secondo le cifre dello stesso dicastero). Non solo: durante il 2016 sono aumentati anche i passeggeri dei nostri aeroporti (+4,9% fino a quota 164 milioni. Fonte, Assaeroporti), mentre per Banca d’Italia le spese dei turisti internazionali durante il terzo trimestre dell’anno (quello più caldo, che va da luglio a settembre) sarebbero anch’esse cresciute sensibilmente, del 4,4%, raggiungendo la considerevole cifra di 13.775 milioni di euro.
Da un altro canto, tuttavia, i dati Str dedicati ai principali indici di misurazione delle performance alberghiere puntano decisamente in direzione opposta: tariffe, ricavi medi per camera disponibile e fatturati si sono infatti tutti fermati in territorio negativo, rispettivamente a -2,9%, -2,8% e -3,2%. Solo i tassi di occupazione sono stati capaci di reggere, mostrando tuttavia un andamento nel complesso piuttosto piatto (+0,1%). Vero è che questi numeri devono essere inquadrati in un contesto europeo non certo dai tratti brillanti: ancora secondo Str, il revpar 2016 degli hotel del Vecchio continente è infatti sceso di un comparabile 2,7%.
Inoltre la battuta d’arresto italiana segue pur sempre 41 mesi consecutivi di crescita dei ricavi medi per camera disponibile. Appare inoltre difficile confrontare il 2016 con un anno eccezionale quale è stato il 2015, che ha visto non solo l’organizzazione di una manifestazione della portata di Expo, ma anche lo svolgersi di un evento decisivo per il turismo della Laguna come la Biennale di Venezia. Non può essere infatti considerato un caso il fatto che proprio Milano e il capoluogo veneto siano le uniche due importanti città italiane a registrare il segno meno davanti al revpar dei propri hotel (tanto è bastato, tuttavia, a trascinare verso il basso l’intera performance di settore in Italia). Infine c’è anche da considerare che il dato Str è spesso focalizzato sulle destinazioni urbane, sottostimando in questo modo le località sun & beach che, al contrario, l’estate scorsa hanno registrato un considerevole aumento dei flussi.
Ma anche soppesando con attenzione tali attenuanti, un campanello d’allarme non può che risuonare nelle orecchie degli operatori, se è vero che persino l’Osservatorio Federalberghi segnala un certo calo delle presenze straniere (-0,5%). E ciò in controtendenza rispetto al sensibile aumento della domanda domestica, cresciuta del 2,4%. La diminuzione dei pernottamenti di origine straniera è tanto più preoccupante, se si pensa che il 2016 è stato invece un anno straordinario per la Spagna: il paese iberico ha infatti registrato un aumento degli arrivi internazionali in doppia cifra percentuale (+10,2%), per un totale record di 75,2 milioni di visitatori provenienti da oltre confine. Timori, tutti questi, che non possono essere completamente fugati dai dati di lungo periodo, secondo cui, dal 2000 al 2016 gli arrivi stranieri in Italia sono cresciuti mediamente del 2,3% all’anno, registrando performance nettamente migliori rispetto ai flussi domestici che, nel medesimo periodo, sono aumentati di appena l’1% ogni 12 mesi.
«I segnali che riceviamo dal mercato confermano una tendenza al miglioramento», è il commento del direttore generale Federalberghi, Alessandro Nucara. «Il che non significa che le cose vadano bene. Tanto meno si può affermare che vadano dappertutto bene. E ancor meno che siamo usciti dalla crisi. Per dirla con una battuta: continuiamo a navigare a vista. Sul confronto tra 2016 e 2015 grava certamente il diverso peso esercitato dai grandi eventi: in particolare, il buon risultato di Expo, soprattutto sul mercato italiano, non è stato eguagliato dai numeri del Giubileo della Misericordia, a causa sia delle modalità organizzative decentrate, sia delle preoccupazioni per la sicurezza che hanno colpito alcune destinazioni italiane». Nucara appare soprattutto preoccupato dall’incapacità di intercettare i flussi stranieri in allontanamento dalla sponda sud del Mediterraneo: «Il nostro sistema stenta a cogliere al volo determinate occasioni: politica dei visti, promozione, abilità nell’aggregare l’offerta, sono alcuni dei nodi su cui incidere».
Ma esistono questioni aperte anche dal lato dei conti aziendali: «Mentre il livello generale dei prezzi tende al progressivo ribasso», riprende Nucara, «i costi continuano a salire. Cito per tutti, quelli dell’intermediazione, il lavoro, l’energia e, ultima ma certo non meno importante, la pressione fiscale, in specie quella sugli immobili, che grava sui conti a prescindere dal reddito prodotto. Il risultato finale è un progressivo assottigliamento dei margini (spesso un azzeramento), che azzoppa l’impresa, riducendo la capacità di rinnovare e investire. Dal che derivano minore qualità, quindi abbassamento dei prezzi, ulteriore riduzione dei margini, in una spirale perversa dalla quale si rischia di non uscire più».
Infine, sull’andamento 2016 incidono pure le calamità naturali, in particolare il terremoto che ha interessato le aree centrali del paese: «Purtroppo, la contrazione della domanda si sta facendo sentire anche in questo inizio del 2017, e temiamo che prosegua nei mesi a venire. Se si dovesse confermare il trend in atto, con un calo medio di oltre il 40% delle presenze nelle dieci province variamente interessate dal sisma», sottolinea ancora Nucara, «rischieremmo di bruciare più del 2% del pil turistico nazionale».
Giorgio Palmucci preferisce invece concentrarsi sul lato positivo della medaglia: «Se confrontiamo i trend attuali con quelli del 2014, saltando quindi l’eccezione 2015, l’ospitalità italiana sta in fondo mostrando chiari segnali di ripresa». Anche il presidente di Confindustria Alberghi è però consapevole delle sfide che attendono il settore: «I non eclatanti dati del 2016 possono essere almeno parzialmente spiegati con la crescente popolarità dell’offerta extra-alberghiera». A Milano, per esempio, nonostante l’aumento del numero di arrivi totali, Str ha registrato per il 2016 un crollo del revpar alberghiero di ben il 15,7%. «Gli hotel», conclude infine Palmucci, «devono oggi imparare a muoversi in un contesto nuovo, caratterizzato dal diffondersi di inedite soluzioni di soggiorno, ma soprattutto da una montante richiesta di turismo esperienziale, che è la vera nuova frontiera dei viaggi».

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