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In Alta Badia lo sci si declina con l'enogastronomia

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Nelle destinazioni montane l’offerta extra-sciistica si fa sempre più importante: benessere e ristorazione, in particolare, fanno a gara per attirare l’attenzione dei villeggianti stanchi dopo una giornata sulle piste, nonché dei sempre più numerosi «slons» (snow lovers no skiers, ossia gli amanti della neve che non sciano). In tale contesto si inserisce anche l’ormai tradizionale iniziativa «Top of the mountains», che vede da nove inverni a questa parte quattordici chef gourmet italiani e internazionali abbinare il proprio nome, e soprattutto una propria ricetta ad hoc, ad altrettanti rifugi dell’Alta Badia. Per l’edizione di quest’anno, la nota destinazione altoatesina ha quindi scelto di omaggiare le principali mete neve di tutto il mondo, invitando prestigiosi cuochi attivi in alcune delle località sciistiche più famose del globo. E all’appello hanno risposto persino da Aspen, in Colorado (chef Matt Zubrod dell’Element 47 at The Little Nell), dalla russa Sochi (Vladimir Mukhin del Red Fox) e da Almaty, in Kazakistan (chef Esat Akyildiz del The Ritz-Carlton). Il buon cibo non può però non richiamare il vino di qualità. Ed ecco allora che l’Alta Badia, dopo il successo del 2016, ripropone anche quest’anno «Sommelier in pista»: un’iniziativa declinata in sei appuntamenti fissi, realizzati in collaborazione con il Consorzio vini e l’Associazione sommelier Alto Adige. Il programma abbina le discese sulla neve a degustazioni delle migliori produzioni locali, in un itinerario guidato di baita in baita accompagnati da un maestro di sci e da un esperto sommelier.

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