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A volte ritornano
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Una volta gli alberghi per pagare la tassa di soggiorno dovevano compilare un formulario in triplice copia, con carta carbone, che riportava i dati dell’occupazione.
Poi, “lungimiranza” dei nostri governanti, è stato annullato questo balzello, nel tripudio generale. Ma, come dico nel titolo, a volte ritornano. Oppure, piuttosto, ritornano sempre, quando ci sono quattrini da spillare. Difatti, negli anni scorsi, dapprima timidamente, e poi sempre con maggior determinazione, è stata reintrodotta tale tassa in quasi tutti i comuni in Italia.
Ma anche negli altri paesi non si sono tirati indietro, tanto che si verificano situazioni abbastanza grottesche. A Berlino, per esempio, è stata introdotta una tassa del 5% sul prezzo del pernottamento: un importo elevato, che non mi risulta trovi analogo in nessuna altra parte. Però, e lì c’è un però, tale tassa si applica solo a chi va a Berlino per turismo, mentre i visitatori per business sono esonerati. Così succede che al momento della prenotazione bisogna mettere una crocetta su un formulario: con il risultato che un mio amico andato per turismo ha segnato per lavoro e non ha pagato l’importo, mentre io, che non sapendolo ho lasciato vuota la casella, pur essendo andato per l’Itb, ho pagato la tassa.
Quando ero giovane ho lavorato in un albergo molto bello a St. Moritz, sovrastante il lago, con le montagne di fronte, e qualche giorno orsono, preso dalla nostalgia, ho visitato il loro sito. L’albergo è stato completamente ristrutturato nel 2007, con un risultato importante. Ho fatto poi una simulazione di prenotazione, dal 5 al 12 febbraio, e le tariffe relative sono di tutto rispetto, anche se giustificate dal livello della struttura. Il pernottamento minimo costa a notte 2.400 franchi (circa 2.224 euro) mentre la suite 7.100 franchi (6.579 euro).
La descrizione dei servizi, molto signorili, precisa che, tra l’altro, nel prezzo sono compresi il breakfast buffet, il consumo del minibar, il servizio butler e l’utilizzo degli spostamenti in Bentley a St. Moritz 24 ore.
Bello. Solo che alla fine specifica che è esclusa la tassa di soggiorno di franchi 5 a notte per persona. Il che vuol dire che, se si è speso per il soggiorno di una settimana (senza contare i costi ancillari) 16.800 franchi, oppure 49.700, alla fine ci si troverà un addebito per la tassa di soggiorno di 70 franchi. Ha senso? È vero che è un importo che l’albergo deve sostenere per il cliente, ma è ugualmente vero che anche il cliente corrisponde una somma significativa all’albergo. Mi sembra un calcolo di sterile ragioneria.
Viaggiando si incontrano situazioni paradossali derivanti dalla tassa di soggiorno che, secondo me, non ha proprio motivo di esistere. Ma forse penso “vecchio”.

COMMENTI
«Il discorso sulla tassa di soggiorno è complicato, a mio avviso. E' antipatico chiedere a una persona che arriva in hotel di pagare un costo supplementare, che oltre tutto non è di proprietà della struttura. In questo modo si diventa esattori della tasse. Però la legge da questa possibilità, i nostri governati hanno questa possibilità, hanno deciso di utilizzarla.
Io sono d'accordo sulla tassa di soggiorno da chiedere a chi si reca in visita in un'altra città, a patto che essa venga utilizzata per migliore i servizi dedicati ai turisti. A mio avviso la tassa deve andare a finanziare i servizi di trasporto pubblico, i musei e le attività dedite al turista. E qui si può dire, queste vengono finanziate acquistando il biglietto di ingresso.
E' lo stesso ragionamento, se vivo in una città, faccio la spesa li, perché dovrei pagare la tassa sui rifiuti? Esso è un servizio per tutti, il comune sostiene dei costi per dare questo servizio.
Lo stesso ragionamento vale per i turisti.
Questa è la mia idea, so benissimo che la realtà è diversa.
Postato da Emmanuel , - 15:54:52 15-11-2016

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