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Una genuina vocazione a 5 stelle
Il Paradise di San Teodoro cambia pelle e punta al mercato uplevel per cui è stato concepito fin dall’inizio
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Diversificare l’offerta, allungare la stagionalità e soprattutto riposizionare il prodotto verso l’alto. Nato nel 2012, il Paradise Resort Sardegna di San Teodoro punta oggi a riprendere il filo della sua vocazione originaria, passando da 4 a 5 stelle sotto la direzione del general manager Luca Cagliero: «Disegnato dall’architetto Gianmaria Torno, il resort offre 111 camere, due ristoranti e una spiaggia privata. Con i suoi ampli spazi, gli edifici in pietra locale, granito e marmo di Orosei, nonché un vasto giardino di macchia mediterranea il complesso è stato peraltro pensato fin da subito come una struttura uplevel. D’altronde, come sostiene un vecchio adagio del nostro settore, 5 stelle si nasce e non si diventa».
Ecco allora l’annuncio, proprio in questi giorni, del nuovo centro benessere e fitness del resort, in netto anticipo rispetto al piano iniziale che prevedeva la conclusione dei lavori per il prossimo anno. Una svolta, quella uplevel, preannunciata dall’arrivo dello stesso Cagliero, che di riposizionamenti ne ha già curato uno in passato per l’Hotel Capo Orso di Palau.

Domanda. Partiamo dal presente: come è andata la stagione in Sardegna? I primi dati che trapelano dalle dichiarazioni ufficiali parlano di un successo annunciato...
Risposta. In effetti non ci si può davvero lamentare. E le previsioni sono ottime non solo per settembre ma persino per ottobre. La stagione, per la verità, è andata bene anche a seguito delle sventure di alcune destinazioni come il Nord Africa e la Turchia. Ma pure le compagnie di navigazione, devo dire, si sono un po’ ravvedute e hanno abbassato tariffe che fine all’anno scorso erano proibitive. Così come ha aiutato la soluzione della tormentata vicenda Meridiana.

D. Qual è in particolare l’identikit della vostra domanda attuale?
R. Al momento abbiamo una netta prevalenza di ospiti italiani. Soprattutto in agosto. Ma accogliamo anche svizzeri e americani. E si vede pure qualche asiatico, spesso per un’estensione mare di un tour nelle città d’arte italiane, nonché sporadiche presenze sudamericane. La componente internazionale è tuttavia ancora minoritaria ed è perciò sicuramente uno dei principali target del progetto di riposizionamento.

D. In termini di segmenti, invece?
R. L’idea è quella di estendere la proposta oltre al tradizionale mercato delle famiglie. Data la natura del resort, che anche nel nome richiama atmosfere romantiche, pensiamo soprattutto alle coppie, ma non intendiamo neppure dimenticarci degli ospiti mice. In tale sforzo credo ci aiuteranno molto il nuovo centro fitness e benessere, dotati di macchinari di ultima generazione e sale trattamenti più ampie della media. La spa inoltre sarà presto in grado di offrire massaggi per due. Potremo così introdurre pacchetti luna di miele, che fino a oggi non esistevano. Non posso infine non citare anche la vicina inaugurazione di una private spa, in linea con le emergenti esigenze del mercato lusso del benessere.

D. E in termini di qualità del servizio, come cambierà la vostra proposta?
R. Vogliamo offrire ai nostri ospiti vacanze fatte di esperienze e sensazioni: dormire in un bel posto e godere di una spiaggia esclusiva è la base da cui partire; garantire vere emozioni è molto più difficile. E dipende quasi esclusivamente dalla qualità del personale.

D. A proposito: quali sono i vostri programmi di selezione e formazione alla luce del progetto di riposizionamento?
R. Il training è naturalmente al centro dei nostri piani. In vista dell’estensione dei nostri servizi, l’idea è quindi quella di iniziare la selezione per il prossimo anno fin da subito, in modo da incontrare immediatamente chi ha l’ambizione di lavorare in un 5 stelle. Abbiamo infatti bisogno di una squadra forte, coesa e ben disposta a formare i nuovi arrivati.

D. Quale la differenza tra uno staff 4 e 5 stelle?
R. È sottile. Il flusso lavorativo, infatti, è il medesimo. Ed è peraltro la parte che si può insegnare. Quello che invece è molto più difficile da imparare è l’attitudine: la capacità cioè di cogliere le esigenze dei clienti, unita all’abilità di compiere quei gesti naturali, non necessariamente formali, che dimostrano attenzione nei confronti degli ospiti senza mai arrivare all’invadenza: sensibilità innate quasi impossibili da costruire in chi non le ha già in sé.

D. State pensando di reclutare profili con esperienze pregresse in altri 5 stelle?
R. In realtà, a me piace contare soprattutto su risorse del territorio. Mi ritengo infatti della vecchia scuola, per cui i resort devono far sentire a casa i propri ospiti. E solo il personale del posto è in grado di fornire quel valore aggiunto garantito dal calore di un’esperienza locale. Inoltre, cercare risorse all’esterno può magari apportare maggiore esperienza allo staff, ma spesso non permette di garantire quella continuità tanto importante per un’offerta 5 stelle.

D. Potreste però cercare qualche sardo impegnato all’estero che desidera tornare a casa...
R. E sicuramente lo faremo. Ma ci stiamo anche impegnando fin da ora a formare le risorse in house, tanto che abbiamo già concluso un paio di accordi con scuole alberghiere locali per permettere ai loro migliori allievi di fare esperienza da noi. L’obiettivo, come dicevo, è costruire un team affiatato e fedele. Un compito non facile nelle strutture stagionali, che spesso perdono il proprio personale più esperto a favore di impieghi più stabili.

D. Come pensate di trattenere le risorse, quindi?
R. Partendo prima di tutto dai capi servizio, a cui stiamo già estendendo il contratto con incarichi di training e formazione. La chiave di volta sarà però sicuramente l’allungamento dell’apertura, che rientra pienamente nel nostro progetto di riposizionamento. In ambito f&b, infine, vantiamo importanti liaison con bar e ristoranti internazionali, nei quali contiamo di mandare alcuni dei nostri collaboratori per garantire loro continuità d’impiego e ulteriore formazione.

D. Un’ultima domanda: lei che da oltre 20 anni si occupa di offerta mare, che visione ha del futuro dei resort balneari?
R. Credo che il trend sia verso strutture in grado di offrire il giusto grado di relax a ospiti alla ricerca di un soggiorno lontano dallo stress della vita quotidiana. Temo in particolare che l’offerta dei grandi complessi non sia più così attuale, mentre crescerà la domanda per i resort medio-piccoli dagli ambienti meno chiassosi. E pure la sicurezza diventerà un elemento importante nei prossimi anni. Tanto che anche noi, insieme alla spa e all’area fitness, abbiamo appena portato a termine la recinzione del complesso: un modo non tanto per chiuderci all’esterno, ma per offrire maggiore tranquillità ai nostri ospiti.


Chi è Luca Cagliero

Nato a Pinerolo, in Piemonte, Luca Cagliero si diploma all’istituto alberghiero di Sanremo per poi iniziare la propria carriera spostandosi tra il Regno Unito, Milano, Sestriere, Venezia, Parigi e la Sardegna. Dal 1999 è quindi director of sales dei Costa Smeralda Resorts (gruppo Starwood), per poi assumere anche l’incarico di operations manager del Pevero Golf Club dopo una breve parentesi israeliana in occasione dell’apertura del New Conference Centre Herods. Nel 2004 arriva la prima direzione, alla guida dell’Hotel Capo Orso di Palau (gruppo Delphina), di cui segue il riposizionamento da 4 a 5 stelle e dove rimane fino al recente trasferimento al Paradise Resort. Durante il suo percorso professionale segue infine numerosi programmi formativi e conquista ripetutamente il titolo di best European sales manager Starwood Hotels & Resorts.

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