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Millennial: nun te reggae più
di

Post, tweet e retweet, articoli e interviste. Tutti a dirci cosa vogliono i millennial. Vi dico la mia: sentir parlare di millennial non lo reggo più. Lo spunto mi è arrivato proprio da un articolo ospitato recentemente sul nostro giornale.
Una delle basi del marketing è la segmentazione: dividere in cluster; incasellare le persone in categorie. Però un conto è delineare dei profili all’interno dei quali si muovono dei gruppi, altro è far sembrare che millennial e zed generation siano venusiani con quattro braccia e due teste.
Quando si parla di ospitalità esistono delle categorie con oggettive necessità culturali o religiose. Sappiamo tutti che, per accogliere al meglio una persona di religione ebraica o di origine cinese, sono necessari degli accorgimenti. Ma dover asfissiare con articoli su come accogliere i trentenni, che fa meno “marketing” che dire millennial, mi pare troppo.
Vogliono il wifi più di altri, apprezzano una lobby più viva e con spazi meno rigidi, necessitano di una presa per la corrente vicina al comodino per caricare più facilmente lo smartphone. Per il resto sono esseri umani e come tali non ricadono in un’unica categoria: sono un delizioso bouquet di piccole sfaccettature. E questo vale per tutte le categorie che tanto affannosamente chi fa ospitalità continua a inseguire: donne, sportivi, lgbt o millennial. Una volta esaudite le principali esigenze che ogni categoria ha, ci troviamo di fronte a delle persone con le loro unicità. Il resto è rumore...
Quando mi muovo per lavoro e divento un viaggiatore business, ho alcuni bisogni diversi rispetto a quando viaggio per piacere. Però detesto l’idea che in quanto business traveller l’hotel pensi che la mie uniche necessità siano un letto comodo e quella di raggiungere facilmente il luogo del mio meeting.
Ma alla fine dei conti non fateci caso: è solo lo sfogo di un esponente della generazione X, che pare sia una delle più sfigate della storia!

COMMENTI
«Emilio De Risi ha colto nel segno con questo articolo. Si parla dei Millennials più per dimostrare di essere UP-TO-DATE che per effettivamente dicutere di un argomento caro a chi fa hotellerie. I Millennials (che potremmo anche definire semplicemente indicando le età comprese tra... e....) non sono altro che clienti e, assolutamente, non costituiscono un segmento di mercato. I Millennials sono i clienti meno problematici di questo Mondo, proprio perchè sono semplici e hanno bisogno di pochi accorgimenti già elencati da Emilio. E tra di loro, come per qualunque altra categoria di cliente, c'è sempre quello che ha esigenze personali che un bravo hotelier deve scoprire possibilmente prima del suo arrivo o, comunque, essere pronto a soddisfare in tempo reale. L'hotellerie, soprattutto in Italia, hja bisogno di concretezza e professionalità, peculiarità che in tante strutture sono state sostituite da disattenzione nell'erogare qualità e servizio e inutile esibizione di titoli e blasoni. E anch'io dico basta, ma non ai Millennials, bensì a coloro che usano il termine atteggiandosi a moderni.
Postato da Francesco Ascalone , Hospitality Management Consultant - 14:47:15 02-07-2016

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