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La colpa è sempre (o quasi) degli altri
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Ero in riunione con dei collaboratori quando il postino ha consegnato una raccomandata: un grosso plico proveniente dal Comune.
Curioso, prontamente l’ho aperto e il contenuto era una contravvenzione per un’infrazione stradale e la richiesta di identificazione del conducente, per la decurtazione di alcuni punti della patente.
Poco male, ha affermato uno dei presenti, «indichi che al volante c’era sua moglie; tanto, generalmente non usa la macchina». Non lo ho fatto. Sono convinto che se si fa un errore bisogna assumersene la responsabilità.
Parlavo recentemente con dei dipendenti Atahotels e un funzionario mi diceva: «Sono rimasta male per quello che avete scritto; sembra quasi che il fatto che abbiamo chiuso improvvisamente l’albergo Executive di Milano e che quindi voi non abbiate potuto tenere lì il vostro evento Tfp Summit sia colpa nostra e non dell’Enpam, proprietaria dell’immobile».
Una serie di considerazioni, non ultima quella che il calcio mercato, che interessava maggiormente la compagnia (paura di penali?) lo hanno comunque confermato, malgrado rientrasse nei giorni preannunciati di chiusura. Il nostro evento era per il 5 febbraio e la riconsegna dell’albergo alla proprietà doveva avvenire il 15; il pagamento dell’anticipo per le sale ci era stato chiesto (ed effettuato) solo pochi giorni prima. Così di seguito... Ma quello che infastidisce maggiormente è che la colpa è di qualcun altro e non di chi ha assunto l’impegno e sottoscritto un contratto: sempre gli altri!
A Berlino, alla partenza, all’Nh Mitte ho pagato gli extra e, scioccamente, uscendo per andare in fiera, non ho chiesto la fattura di questi e del pagamento della camera effettuato anticipatamente. Più tardi poi mi sono ricordato della mancanza e quando sono tornato a prendere il bagaglio ho domandato, alla giovane ragazza al desk, se era ancora possibile avere le fatture. Di mala voglia è uscito un impiegato senior che ha cercato tra le ricevute del mattino e borbottando mi ha redarguito perché non le avevo chieste subito. Io mi ero già scusato.
A questo punto però è venuto naturale considerare le mancanze dell’albergo: la ragazza alla partenza era sicuramente una persona inesperta e si è guardata bene dal propormi la fattura, felice di sbolognarmi via dal banco. Il fatto che l’albergo utilizzi personale non adeguatamente preparato (per risparmiare?) non può certamente essere imputato al cliente, anche se sovrappensiero.
La conferma di questa mia asserzione la si trova anche su booking.com in altri commenti di persone, che hanno alloggiato recentemente in questo albergo. Ne riporto due: (9 febbraio) «…alla reception, eccezion fatta per un assistente uomo, vengono utilizzate ragazze molto giovani, gentili, disponibili ma assolutamente inesperte»; (21 marzo) «…la poca cortesia e disponibilità del front office staff. In particolare una receptionist del giorno di partenza, che insisteva per richiedermi il pagamento del soggiorno che avevo già prepagato con booking.com; la sua maleducazione e insistenza sono state veramente sgradevoli». Se in un mese riescono ad avere due commenti di questo tipo sullo stesso argomento, forse una domanda dovrebbero porsela; ma già, dovrebbero anche avere voglia di farlo, e non semplicemente rifiutare le responsabilità.
Anche in questo caso la colpa è degli altri; non è questione di latitudini, le cattive condotte si espandono, in un mondo in cui i comportamenti tendono a omologarsi, ahimè, verso il basso.

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