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Il rito della camera-campione
Una liturgia destinata a farsi sempre più virtuale. Ma attenzione: Nessun dorma. Ovvero, vietato adagiarsi
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Design, progettazione, controllo dei costi, attenzione ai particolari: sono infiniti gli elementi da considerare nella realizzazione di una camera d’albergo. Piccole sfumature e grandi concetti che insieme concorrono alla messa in opera della stanza perfetta. Ma come vive il momento decisivo della presentazione del primo prototipo il management di un hotel o di un brand alberghiero? E come si è evoluta nel tempo la “cerimonia” della camera campione? Ce lo spiega con il suo consueto stile ironico un insider quale Dennis Zambon nel suo spazio Nessun dorma: una rubrica che prende il nome dal progetto formativo ideato dal docente dell’Università degli studi di Milano-Bicocca insieme a noi di Job in Tourism. L’iniziativa ha riscontrato un notevole successo durante la sua prima edizione meneghina dello scorso autunno, tanto che è già in calendario un secondo appuntamento, questa volta a Salerno i prossimi 12 e 13 aprile.

Che si tratti di una nuova costruzione o di un «major refurbishment» (come direbbero gli addetti ai lavori colti), nessuno, ma proprio nessuno, ci dorme sopra prima di dare il via alla clonazione inarrestabile della camera-campione. Il progettista, l’architetto, l’interior-designer, l’elettricista, il proprietario, il direttore… Nessun dorma!
La camera-campione è un evento: ecco che l’intervento sul cuore del core-business prende forma e si presenta agli addetti ai lavori per il giudizio finale (o quasi).
Convocazione a Cagliari: l’albergo è finalmente pronto dopo un lungo e costoso «major refurbishment» e il gotha aziendale, proveniente da mezza Italia, si ritrova concentrato nei 14 metri quadrati della camera (tipo Ogni maledetta domenica, per intenderci).
Nonostante la scarsa visibilità, non si fatica a capire che camera e bagno sono uguali, uguali-uguali, a quelli degli altri alberghi del gruppo, inaugurati nei decenni precedenti.
Altro che Nessun dorma! Qui ci hanno già dormito milioni di ospiti. Data l’impegnativa trasferta, ci si chiede, sconsolati, «che ci faccio qui?» (citazione dotta da Bruce Chatwin).
Altri tempi, altra compagnia ma la liturgia non cambia. A volte, la camera-campione nasce nei sotterranei, nel garage, per non intralciare il cantiere. L’evento diventa magico: un set cinematografico, una finta camera vera per la valutazione e l’approvazione del giudice supremo.
Si piazzano brochure, penne biro, telefono, biancheria della camera e del bagno, saponcini e bagnoschiuma, phon, ciabatte e tappetini scendiletto, cioccolatino sul cuscino: la messa in scena deve essere completa e precisa per il reality show.
Altro family-day in 16 metri quadrati: 20 persone per gli organizzatori, per la questura 15. Grande capo, amministratore delegato, capo cantiere, architetto, geometra, responsabile acquisti, altro geometra, arredatore, elettricista, direttore, capo divisione, marketing, vendite... Nessuno può mancare e non manca nessuno.
Belli i quadri, ma mancano le prese per i carica batterie; la sedia è comoda, la tv però è piccola; la moquette maschera bene le macchie, i comodini sono tuttavia difficili da pulire.
«Scusa, passa tu». «Fammi vedere». «I ganci per gli accappatoi li ha fissati Magic Johnson?».
«Architetto, prova a mettere l’orologio nella cassetta di sicurezza. Ecco, bravo, vedi che ti devi sdraiare sulla moquette? Si può piazzare a un’altezza più ragionevole ‘sta cassaforte? E poi è piccola: dove lo metto il pc?».
Nella concitazione del confuso e affollato evento, è un attimo: il grande capo balza sul letto e si stende, entrambe le mani dietro la testa quasi ad aumentare la concentrazione. Cala il silenzio e aumenta la tensione.
«Architetto, ci vuole un lampadario!!».
«Presidente c’è la luce ambiente; quella piantana alogena nell’angolo. Non si usano più i lampadari».
«No, no. Ci vuole il lampadario!».
Ciascuno si fa i conti: modificare l’impianto elettrico in tutte le camere; scelta dell’oggetto; tempi per produzione, consegna e montaggio dei lampadari; ritardo dell’apertura dell’albergo; incidenza sulla pulizia della camera; la scala per sostituire le lampadine e la difficoltà data dall’ingombro del letto. Costi, costi, costi...
Il grande capo spaparanzato sul letto, mani dietro la testa, e una ventina (15, sempre per la questura) in piedi tutt’intorno, con sguardo supplicante: «Ci vuole il lampadario!».
Solo pochi anni ed ecco la rivoluzione: realtà virtuale, realtà aumentata, rendering. Abbiamo tutti gli strumenti per progettare e visualizzare facilmente una camera d’albergo. Tutto virtuale, tutto subito. Quello che non piace te lo modificano in un attimo: dal colore delle pareti alle lampade, dal tipo di pavimento alle tende.
Caro grande capo, cari tutti, rimaniamo nei nostri uffici e inforchiamo il visore 3d. Ora guardiamo attorno, camminiamo, giriamo la testa a destra e a sinistra, verso il basso e verso l’alto (ci vuole il lampadario?), ci avviciniamo...
Bello, vero? Ma, prego, che Nessun dorma!

Dennis Zambon è Docente di organizzazione delle strutture ricettive per il corso di laurea triennale in scienze del turismo e sviluppo locale presso la facoltà di sociologia dell’Università degli studi di Milano-Bicocca, dal 2006 al 2011 Dennis Zambon è direttore generale della divisione business hotel di Atahotels, nonché, dal 2007, consigliere di gestione della stessa compagnia. Prima ancora è general manager del’Hilton Milan, mentre negli anni 1990 dirige il Forte Crest di San Donato Milanese (ora Crowne Plaza).

Job in Tourism Consulting
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