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Flessibilità è la parola d’ordine
Il futuro dell’hôtellerie impone ai gruppi alberghieri di valutare le singole situazioni specifiche di ogni struttura partner
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Riparte il viaggio dell’ex ceo del gruppo Shangri-La, Giovanni Angelini, alla scoperta dei trend futuri del mondo dell’ospitalità. Un itinerario ricco di percorsi sfidanti ma anche di ampi spazi di opportunità: un lungo tour iniziato sullo scorso numero 8 di Job in Tourism con un excursus sui caratteri immutabili dell’hôtellerie, e poi proseguito sui numeri 9 e 12, con l’analisi dei nuovi scenari aperti dall’affermazione di agenzie online e portali della cosiddetta sharing economy, nonché con un ritratto delle prossime innovazioni high-tech applicate all’industria dei viaggi e dell’ospitalità. Ora è quindi la volta dell’evoluzione dei brand e della loro indiscutibile funzione di catalizzatori di prenotazioni e visibilità, in un contesto di mercato che si fa però sempre più fluido e non facile da prevedere.

Il numero di brand è destinato a crescere ulteriormente: un trend favorito sia dalla proliferazione di marchi garantita dai grandi gruppi dell’hôtellerie internazionale, sia dai nuovi player che stanno entrando in numero crescente sul mercato. Non solo: contemporaneamente a tale evoluzione, nei prossimi anni si assisterà anche a una progressiva affermazione, a livello globale, dei contratti di franchising, che prenderanno il sopravvento su quelli di management, mentre un chiaro potenziale di sviluppo hanno oggi i brand midscale, anche in previsione della crescita numerica della classe media dei paesi emergenti.
In tale contesto, i proprietari alberghieri diventeranno quindi sempre più esigenti: aumenterà perciò la loro attenzione nei confronti degli operatori e in particolare della loro capacità di generare business attraverso i propri canali distributivi, il presidio sul mercato e le partnership privilegiate. Persino gli indici per misurare le performance alberghiere sono destinati a moltiplicarsi, con la nascita di nuove sigle come il propor (profitto per camera occupata), il propar (profitto per camera disponibile), nonché il ricavo e i profitti per metro quadrato. Il tutto, in un contesto nel quale, con la notevole eccezione di poche destinazioni, i nuovi sviluppi di hotel non saranno tuttavia più in grado di garantire agli investitori i notevoli ritorni (roi) assicurati fino a ieri: livelli di roi attorno al 5% sono oggi più verosimili del 10% o più ottenibile precedentemente.
A corollario di ciò, investitori e sviluppatori di nuovi hotel cercheranno, ancora di più rispetto al passato, l’affiliazione a brand di qualità, ma allo stesso tempo vorranno gestire le proprie strutture con il minimo di interferenze possibile. Una tendenza, quest’ultima, di cui i gruppi alberghieri impegnati in strategie di espansione non potranno non tener conto, se vorranno assicurare un adeguato successo ai propri piani di sviluppo. Flessibilità è quindi la parola d’ordine del momento per qualsiasi brand, che dovrà adeguare i propri standard, e persino le proprie procedure amministrative, alle dimensioni e alla location di ciascun hotel-partner. Allo stesso tempo, però, si alzerà anche l’asticella degli standard alberghieri di base, soprattutto in tema di bagni e qualità del letto: la richiesta proviene direttamente dai consumatori e non può essere ignorata. In fondo, l’hôtellerie rimane ancora un’industria che vende pur sempre un buon sonno ai propri ospiti.
Tra le molte sfide del prossimo futuro, un’evoluzione particolarmente preoccupante per i gruppi alberghieri è poi la tendenza dei consumatori a mostrare, sempre a livello globale, un minor grado di attaccamento-fedeltà nei confronti della marca: fondamentale a questo proposito sarà quindi dotarsi, a livello uffici centrali e di singolo hotel, di un data-base di clientela consistente ed efficiente, nonché di strategie di customer relationship management particolarmente efficienti. In particolare, le informazioni relative ai propri ospiti assumeranno sempre più importanza ed è già oggi essenziale non condividerle con terze parti.
Un aspetto, quest’ultimo, che rimanda direttamente a un’altra delle questioni calde del momento: le agenzie online e la loro forza contrattuale sul mercato dell’hôtellerie. In questo periodo pare, in particolare, che la competizione tra Olta stia crescendo: grandi e storici player dell’universo web, come per esempio Google, Apple, Facebook e TripAdvisor stanno infatti diventando fattori sempre più importanti per il successo degli hotel e molti di loro paiono avere tutte le intenzioni di dare a loro volta vita a vere e proprie agenzie online. Sempre in tema di Internet, gli apparecchi portatili (soprattutto smartphone e tablet, ma non solo) sono desinati ad assumere una crescente importanza in fatto di pagamenti e per molti altri servizi alberghieri, a partire da quelli della conciergerie. Contemporaneamente aumenta pure la rilevanza delle applicazioni alberghiere dedicate agli stessi smartphone e tablet.
Nel prossimo futuro, infine, si assisterà con ogni probabilità a una fase di consolidamento del mercato, con le voci di fusioni e acquisizioni che si rincorrono ormai quasi di giorno in giorno. E non si tratta solo di gruppi alberghieri: un big del tour operating come Kuoni Uk è stato per esempio recentemente acquistato dall’operatore tedesco Der Touristik e ciò non potrà non avere ripercussioni anche sul mercato dell’hôtellerie. Tra i possibili protagonisti degli anni venire sono quindi da segnalare le grandi compagnie cinesi, che stanno investendo molto in acquisizioni e sviluppo spingendosi ormai abbondantemente al di fuori dai confini del proprio paese (il gruppo Jin Jiang, per esempio, dopo aver inglobato la francese Louvre Hotels a inizio anno si è fusa lo scorso settembre con un altro operatore cinese come Plateno, mentre alcune voci includono la compagnia tra le pretendenti al colosso Starwood Hotels & Resorts, ndr).


Focus sulle affiliazioni... Perché «bene accompagnati è meglio ancora»

Dennis Zambon e Giovanni Angelini: chi meglio di due grandi esperti italiani dell’hôtellerie per introdurre il nostro speciale dedicato ai brand e alle affiliazioni? Dopo il numero griffato lusso dello scorso 16 luglio, arriva infatti ora il momento di un nuovo monografico. Ecco allora che il già consigliere di gestione Atahotels, nonché docente dell’Università degli studi di Milano-Bicocca (nell’editoriale) e l’ex ceo del gruppo Shangri-La (qui a fianco) toccano l’argomento con la sensibilità propria solo di chi ha alle spalle esperienze di grande rilievo. A seguire, il vero cuore del numero speciale, costituito da una serie di interviste a importanti brand del panorama italiano dell’hôtellerie, pubblicate in rigoroso ordine alfabetico: Best Western, Charme & relax, Lovely Hotels e Space Hotels ci parleranno quindi del loro modo di intendere l’affiliazione alberghiera, del loro approccio al mercato e delle loro iniziative più recenti per venire incontro alle continue evoluzioni della domanda. Un modo, insomma, per scoprire insieme punti di forza e caratteristiche di alcuni tra i brand più significativi oggi operanti nello scenario italiano dell’ospitalità. Perché, come dice lo stesso Dennis Zambon, «se ormai è molto meglio accompagnati che soli, bene accompagnati è meglio ancora».

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