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Un pasticcio in salsa euro-sarda
Federalberghi Sardegna sul piede di guerra: 30 hotel dell’isola costretti a restituire 35 milioni di euro di incentivi
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I fatti sono piuttosto semplici: a seguito di una decisione della Commissione europea del 2008, il tribunale civile di Cagliari ha recentemente condannato 30 hotel sardi a restituire fondi regionali per un totale di circa 35 milioni di euro, interessi e penali incluse. Un provvedimento che, secondo la divisione locale di Federalberghi, potrebbe persino minacciare l’esistenza stessa di molte delle strutture coinvolte: hotel da 3 a 5 stelle, appartenenti ai più diversi segmenti di mercato, insieme ai loro più di 1.500 impiegati, quasi 9 mila letti e un fatturato annuo complessivo attorno ai 60 milioni di euro.
A monte di tutto ciò c’è però una storia complessa dai tratti quasi grotteschi: la vicenda ha inizio nel lontano 1998, quando le istituzioni dell’isola emanano un provvedimento regionale volto a garantire una serie di fondi riservati agli alberghi impegnati in opere di ristrutturazione. Ma il vero pasticcio viene commesso due anni più tardi, nel momento in cui la Regione pubblica due delibere successive: la prima che nega l’accesso ai fondi agli alberghi che abbiano iniziato i lavori precedentemente ad aver effettuato la domanda per gli incentivi; la seconda che ribalta le carte in tavola e riammette proprio le strutture escluse con il primo provvedimento. Ed è proprio quest’ultima decisione a essere giudicata illegittima, otto anni dopo, dalla Commissione Europea.
«Ma mentre le istituzioni Ue indicavano chiaramente nella Regione il colpevole della situazione, oggi il tribunale di Cagliari condanna noi hotelier. Perché le leggi sono pubbliche, asserisce più o meno la sentenza, e noi operatori siamo tenuti a controllare anche i provvedimenti ufficiali. Non ha senso», dichiara il presidente di Federalberghi Sardegna, Paolo Manca. Gli albergatori coinvolti hanno ovviamente tutte le intenzioni di appellarsi contro la decisione della corte di primo grado, tuttavia, osserva ancora Manca «se la Regione decide di dare esecuzione alla sentenza, molti di loro saranno costretti a sospendere subito la propria attività». L’associazione ha quindi aperto subito un tavolo di confronto con le istituzioni locali: «A oggi ci sono due interpellanze pendenti in Consiglio. Stiamo aspettando le risposte. Per lo meno, l’attuale amministrazione sta mostrando un minimo di interesse in più verso la vicenda, rispetto a quanto hanno fatto quelle precedenti», aggiunge sempre Manca.
Qualcuno, a questo punto, potrebbe pensare alle solite esagerazioni di un’associazione impegnata a difendere i propri interessi di categoria a oltranza. «Ma non è così», racconta il presidente di Federalberghi Sardegna. «Perché se è vero che alcune strutture sono coinvolte “solo” per poche centinaia di migliaia di euro, altre hanno ricevuto finanziamenti fino a 2 milioni. Che ora devono restituire. Un paio di hotel, i meno esposti, sono perciò già riusciti a rifondere gli incentivi ricevuti, mentre altri 16-18 alberghi dovrebbero poter far fronte, con molta fatica, alla spesa. La restante decina, però, non è assolutamente in grado di sopravvivere all’esborso».
La situazione, per la verità pare davvero confusa: «Durante la conferenza stampa ad hoc promossa da Federalberghi, la Regione ci aveva promesso che avrebbe attivato un filo di comunicazione diretto con Bruxelles, in modo da provare a risolvere la matassa», afferma Mimmo Caruso, titolare dell’hotel San Marco di Alghero, una delle strutture esposte per ben 2 milioni di euro. «Invece, anche se non ci è arrivata ancora alcuna notifica ufficiale, a noi risulta che la nostra cartella esattoriale sia già stata iscritta a ruolo. Sinceramente non sappiamo da che parte muoverci: abbiamo fatto ricorso in appello, temo però che non otterremo alcuna sospensiva del provvedimento. Ma c’è di più: anche volendo, non possiamo neppure ricorrere a rimedi estremi, tipo chiudere l’albergo e trasformarlo in appartamenti di lusso, per poi rivenderli e così ripagare i debiti. Perché sulla struttura grava un vincolo di destinazione d’uso lungo 25 anni: una condizione che ci era stata imposta per poter ottenere all’epoca il finanziamento». Insomma, oltre al danno, c’è persino la beffa.
E allora? Quali sono gli obiettivi di Federalberghi? «Nel migliore dei mondi possibili, la Regione dovrebbe ammettere le proprie responsabilità e coprire tutte le spese», riprende Manca. Tuttavia si tratta chiaramente di una soluzione politicamente non accettabile: da una parte perché l’attuale amministrazione non è disposta ad accollarsi colpe altrui; da un’altra perché, anche per le istituzioni sarde, un esborso improvviso di 35 milioni di euro sarebbe chiaramente insostenibile. «Stiamo valutando tutte le possibilità con gli uffici legali per trovare una soluzione a una vicenda complicatissima. D’altronde abbiamo ereditato una situazione difficilissima della quale non siamo responsabili», avrebbe in particolare affermato a più riprese alla stampa locale l’assessore al Turismo, Francesco Morandi.
Un approccio più concreto alla questione suggerisce quindi due possibili vie di azione, differenti ma complementari: «La prima», prosegue Manca, «si richiama direttamente alla cosiddetta norma europea dei de minimis, in modo almeno da ridurre gli importi dovuti». Questa prevede infatti che gli aiuti di Stato inferiori ai 200 mila euro, nell’arco di tre esercizi finanziari consecutivi, siano dispensati dall’obbligo di notifica preventiva alla Commissione Europea. «Auspichiamo inoltre la creazione di una sorta di fondo regionale di garanzia, che permetta alle strutture più esposte di accedere a mutui ad hoc, per far fronte al rimborso dei fondi stessi».
Nonostante l’apparente buona volontà dell’amministrazione, Federalberghi Sardegna è peraltro pronta a iniziative clamorose, «come accamparci davanti al palazzo della Regione o persino non rinnovare il contratto agli oltre 1.500 dipendenti delle strutture coinvolte», conclude Manca. «So che si tratta di azioni piuttosto aggressive, ma è anche l’unico modo per farci ascoltare veramente. Anzi, ci piacerebbe coinvolgere nella protesta tutti gli operatori turistici dell’isola, perché solo il caso ha fatto sì che, a essere danneggiati dalla vicenda, fossero solamente 30 hotel. Abbiamo poi parlato anche con i sindacati, che hanno capito bene la situazione e sono pronti ad appoggiarci».


Ma Invitalia continua a investire nell’ospitalità

Sperando di non incorrere in altri pasticci in salsa europea, le istituzioni italiane paiono avere oggi buone intenzioni nei confronti dell’industria dell’ospitalità. Almeno in termini di incentivi agli investimenti, visto che sul tema tasse proprio non ci siamo ancora (è di questi giorni, in particolare, la discussione in merito alla possibilità di estendere ulteriormente l’applicazione dell’imposta di soggiorno, ndr). È così che oltre all’agevolazione fiscale per gli interventi di ristrutturazione, prevista nel cosiddetto decreto Art Bonus, che proprio in questo periodo sta entrando nella fase di selezione dei progetti da finanziare per l’anno 2014, Invitalia ha recentemente firmato un paio di contratti di sviluppo. Gli accordi sono volti a fornire incentivi per oltre 30 milioni di euro complessivi a una serie di progetti di rinnovamento e costruzione alberghiera sull’isola di Capri (investimenti totali per 34 milioni di euro, di cui 14,2 milioni concessi da Invitalia) e nell’area del Vesuvio (per un costo totale di 35,4 milioni di euro, compresi 26,6 milioni di incentivi). Tra le iniziative coinvolte, si annovera così anche il piano di costruzione di un 5 stelle nel comune di Capri, da parte di Villa Mediterranea Capri, una compagnia parte del gruppo Baglioni. Ma si parla anche del restyling del Capri Tiberio Palace e del Capri Palace. Per quanto riguarda il programma denominato «baia del Vesuvio», relativo a opere di miglioramento e ristrutturazione, le proprietà coinvolte sono invece l’Albergo del Rosario di Pompei e il Marad Hotel di Torre del Greco, nonché i napoletani Renaissance Naples Hotel Mediterraneo del gruppo Salvatore Naldi, Royal Continental, Grand Hotel Santa Lucia e Grand Hotel Oriente.

COMMENTI
«Ancora una volta, il problema in Italia è che le regole ci sono ma non vengono rispettate,
anche se piano piano proviamo a mettere a posto tutte le regole ci sarà sempre "l'ultima regola" come dice
Indro Montanelli che non permette di rendere perfetto o quasi il sistema.
Non esiste una regola se non l'educazione che può cambiare gli italiani, noi italiani.
Le regole anche se non corrette vanno rispettate (e semmai si proporrà per cambiarle e migliorarle
se si hanno idee nuove migliori per regole accettate in maggioranza come migliori).

Rispettiamo le regole per ripartire. Non è un pensiero mio ma di Abravanel e D'agnese nel libro
REGOLE ... che pochissimi avranno letto visto che 1 libro all'anno lo legge al massimo il 46% degli italiani
... italiani che sono stati "alfabetizzati" con la TV.

Diamo tempo al tempo, alle riforme ma iniziamo a rispettare le regole ora.
Postato da Marco , - 22:51:25 23-09-2015

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