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Un manager toscano a la Croisette
L’estratto dell’inedita intervista di apertura che aprirà l’Almanacco di Job in Tourism 2015
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Come ogni anno arriva puntuale l’appuntamento con l’Almanacco di Job in Tourism. In attesa della sua ormai imminente uscita, pubblichiamo qui di seguito un breve estratto dell’inedita intervista al general manager del Grand Hyatt Cannes Hôtel Martinez: il toscano doc Claudio Ceccherelli, che aprirà l’edizione 2015. Il testo si riferisce al paragrafo dedicato al particolarissimo contesto del Martinez, caratterizzato da un mercato diverso a ogni stagione, a cui si aggiungono i dodici giorni di “follia” del Festival del cinema.

Domanda. Come definirebbe il mercato del Martinez?
Risposta. Particolare.

D. Ovvero?
R. Le spiego: noi siamo brandizzati Grand Hyatt e in quanto tali dovremmo incarnare il concetto dell’albergo di lusso per antonomasia; il posto, insomma, dove gli ospiti vanno per farsi vedere e dove spesso si appostano i paparazzi in attesa delle star.

D. E non è così?
R. In parte sicuramente sì. Ma Cannes è una destinazione atipica, che attira diverse tipologie di clientela a seconda del periodo. In occasione dei sette-otto eventi di portata mondiale che si organizzano qui ogni anno, i clienti appartengono senz’altro alla categoria Grand Hyatt, con una concentrazione di star davvero invidiabile. Durante la stagione estiva, invece, Cannes diventa una località particolarmente costosa, molto frequentata da russi e arabi. In inverno, infine, si vive soprattutto di convention e gruppi.

D. A proposito di stelle: cosa succede al Martinez in concomitanza con il Festival del Cinema?
R. Di tutto: abbiamo la fortuna di ospitare a ogni edizione i tre sponsor più importanti dell’evento. Canal Plus installa addirittura un mega-palco nella nostra spiaggia, da cui ogni sera trasmette in diretta per dodici giornate consecutive, coinvolgendo tutti i principali artisti invitati al Festival. Non solo: uno degli sponsor di cui parlavo è un noto gruppo francese specializzato in prodotti di cosmesi, che quotidianamente fa arrivare in hotel 20-30 attrici e modelle, testimonial dei propri articoli. Il nostro ingresso è su strada, per cui sin dalle 8 di mattina ci sono sempre centinaia di persone appostate di fronte all’entrata ad aspettare il passaggio delle celebrità. Ma il nostro albergo è coinvolto anche nello stesso cerimoniale del Festival, visto che dieci macchine, con a bordo le testimonial dello sponsor dell’evento, partono ogni sera dal Martinez per una sfilata ufficiale lungo la Croisette.

D. Mi pare di capire che non dormiate per dodici giorni di seguito...
R. Diciamo che ci divertiamo. E lo dimostrano anche le iniziative del nostro chef Christian Sinicropi, alla guida di un ristorante non a caso chiamato la Palma d’Oro. Proprio da noi, infatti, si tiene ogni anno la cena inaugurale del Festival. Un momento importante, perché solitamente coincide con il primo incontro tra il presidente e gli altri membri della giuria. Per celebrare degnamente l’occasione, il nostro chef, che coltiva la passione della ceramica insieme alla moglie, ogni volta lavora a una creazione ad hoc dedicata alla celebrità di turno. Fu così che nel 2011, per omaggiare la presidenza di Robert De Niro, le portate furono servite su piatti che ricordavano il film Casinò, di cui l’attore italo-americano è stato uno dei protagonisti. L’anno scorso, invece, in onore di Jane Campion, le ceramiche avevano la forma di un pianoforte, per celebrare il suo celeberrimo Lezioni di piano.

D. Una curiosità: qual è il rapporto staff-ospiti al Martinez in occasione del Festival?
R. Arriviamo ad avere 600 collaboratori su 400 camere. Per un rapido confronto, mi basti far notare che, durante la stagione invernale, la base è composta da un team permanente di 200 persone.

D. Quanto conta, in momenti come questi, garantire la privacy degli ospiti?
R. È un aspetto molto importante del nostro lavoro: un vero e proprio dovere. Certo, ci sono alcuni direttori che ne approfittano e fanno la classica “soffiata” per apparire sui giornali. Ma io credo che alla lunga la difesa dell’intimità delle star sia l’unico modo per lavorare con le agenzie che curano i viaggi degli artisti. A Milano (Ceccherelli è stato per anni alla guida del Park Hyatt meneghino, ndr), un giorno Sting mi ha persino confessato di aver potuto finalmente vivere per la prima volta un albergo senza essere assillato da fan e giornalisti.

D. Non è complicato, in certe occasioni, soddisfare le esigenze di tante star?
R. Dipende: le stelle, in fondo, sono uomini e donne come noi. Ci sono i nevrotici e i capricciosi, ma anche le persone affabili e semplici. C’è chi in pellicola appare in un modo, ma di persona è completamente diverso; il personaggio inavvicinabile perché ossessionato dalle proprie piccole manie e l’ospite con cui è piacevole sedersi attorno a un tavolo e chiacchierare a lungo.

D. Ha qualche ricordo particolare delle tante star incontrate durante la sua carriera?
R. Molti. Per citarne solo un paio, partirei dal 1988-1989, quando al Danieli di Venezia soggiornarono Sean Connery ed Harrison Ford per un mese e mezzo durante le riprese di Indiana Jones e l’ultima crociata: ne parlo volentieri perché penso che sia davvero difficile incontrare persone della classe e dell’affabilità di Ford. Ma all’Hotel de Paris ho avuto anche l’occasione di ospitare Michael Jackson. Era il periodo in cui portava la maschera in volto dopo l’operazione al naso. Ebbene, alla fine del soggiorno, mi ricordo che si è persino scusato per non essersi mai mostrato a me con il suo vero volto e ha voluto farsi fare una foto insieme senza maschera.


Case-history e indagini su nuovi trend e modelli di successo

Il mercato del turismo è un mondo in continua evoluzione, la cui domanda cambia con la velocità con cui mutano le mode e i gusti delle persone. Esistono però delle costanti di fondo, dei meccanismi, quasi delle leggi universali, che da sempre presiedono all’arte dell’ospitalità e dell’accoglienza. E proprio esplorare le variabili che mutano, nonché evidenziare ciò che, al contrario, rimane costante nel tempo, è uno dei principali obiettivi dell’Almanacco di Job in Tourism, che torna anche quest’anno con una nuova edizione ricca di case-history, interviste e indagini sui modelli di business di successo, sulle nuove tendenze e sulle prospettive future dell’industria dei viaggi e dell’ospitalità. Sempre di più, nel mondo attuale, si conferma infatti la centralità della conoscenza e dell’aggiornamento professionale quali elementi fondamentali non solo per restare al passo coi tempi, ma anche per anticipare le sfide del futuro e coglierne appieno le opportunità.
In uscita a brevissimo, l’edizione 2015 dell’Almanacco di Job in Tourism intende quindi essere uno strumento utile ai professionisti del settore, agli studenti della materia e a chiunque voglia conoscere più da vicino le dinamiche del comparto, in termini di evoluzione delle strategie, di innovazione tecnologiche e di novità di prodotto. Il volume pone inoltre grande attenzione alle migliori politiche del lavoro, tese alla fidelizzazione e alla valorizzazione del personale: da sempre la risorsa più importante di un’industria labor intensive come quella del turismo.

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