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La difficoltà di comunicare
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Nel comunicare non è sufficiente essere armati di buona volontà, le cose vanno dette valutando la sensibilità degli interlocutori e/o i possibili riscontri negativi che potrebbero causare. Mi vengono in mente alcuni recenti episodi.
In uno degli ultimi numeri dell’Espresso, Eugenio Scalfari ricordava la nascita del settimanale in un lungo articolo. Fino a lì, tutto a posto. Poi apriva con le lodi sperticate alla testata, quali «non sembri eccessiva la parola rivoluzione: l’Espresso capovolse i valori correnti, le abitudini tradizionali, lottò contro l’Italia conservatrice, maschilista, corporativa, clericale; si fese portatore di nuovi diritti e nuovi doveri, ispirò una politica nuova, nuove alleanze, nuovi interessi...» e continuava con questo tono. Una maggiore modestia non sarebbe stata preferibile, e non avrebbe reso la lettura meno sgradevole? Non bisogna poi dimenticare che tutto questo “spirito” è all’interno di un business, quale l’editoria.
Spesso non ci si rende conto che comunicare è un’attività delicata, che richiede attenzione e moderazione. Prima che le sorti del debito greco esplodessero con drammaticità, un tour operator italiano, attivo in Grecia, aveva mandato un comunicato in cui si magnificavano le vacanze nel paese ellenico e ricordava che non c’era alcun pericolo per i viaggiatori, con l’unico risultato di rievocare le scene di anni scorsi, in cui in alcune isole si sono registrati problemi di approvvigionamenti, difficoltà per gli aeromobili nel reperire carburante e quindi, per i turisti, di poter tornare in patria.
All’Expo, mercoledì scorso, era presente il presidente della Slovacchia e, per festeggiare la festa nazionale, che cadeva in quella giornata, il paese ha organizzato un importante evento musicale, con la partecipazione di un’orchestra sinfonica, il balletto composto da 40 elementi e un imponente coro. L’inizio era previsto alle 20.30 nel grande auditorium all’interno degli spazi espositivi. All’ora fissata tutti i circa mille posti erano occupati e, quindi, si attendeva solo l’inizio dello spettacolo: 20.35... 20.40... 20.45... e non succedeva niente. Il pubblico cominciava a spazientirsi e allora la speaker ha comunicato: «Scusate il ritardo, dovuto all’attesa della delegazione slovacca e italiana». Potete immaginarvi i fischi. Tra le varie giustificazioni questa (anche se quella vera) era forse la peggiore, tanto che l’arrivo dei delegati, alle 21, è stato salutato da un coro di «buu» e il presidente slovacco ha tenuto il suo discorso in un clima gelido (non era probabilmente per questo che si era organizzata la serata…).
Si dice che prima di parlare (trasmettere il proprio pensiero) bisogna contare sino a dieci; forse però non è sufficiente: almeno fino a cento.

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