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I desiderata degli albergatori
Federalberghi: «parity rate», tasse e abusivismo tra le questioni più calde del momento
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«Alcuni primi risultati sono stati raggiunti nei confronti di TripAdvisor e di Booking». Il riferimento del presidente di Federalberghi Bernabò Bocca è alle due recenti sentenze dell’Antitrust, che hanno rispettivamente comminato una multa di 500 mila euro al portale di recensioni online, per «pratiche commerciali scorrette», e limitato, almeno parzialmente, la libertà del sito di prenotazioni di imporre agli hotel la parità tariffaria con qualsiasi altro canale commerciale. Ma ancora non basta e l’associazione degli albergatori legata a Confcommercio pensa già a un possibile ricorso al Tar proprio contro la decisione dell’Antitrust nei confronti di booking.com. Niente di ufficiale al momento, il dibattito però è aperto e riguarda naturalmente la mancata cancellazione totale della famigerata clausola «parity rate», che la risoluzione dell’Autorità garante della concorrenza ha bloccato solo a metà: secondo il testo Agcm, a partire dal prossimo 1° di luglio gli hotel avranno infatti sì la possibilità di pubblicare prezzi diversi su agenzie web differenti, ma potranno comunque essere vincolati a rendere disponibile su booking.com la medesima tariffa proposta sul loro sito proprietario. Allo stesso tempo gli alberghi saranno liberi di offrire sconti a chi li contatterà tramite altri canali come le mail, il telefono o le agenzie viaggi, nonché di servirsi dei programmi fedeltà e di altri strumenti similari, per lanciare proposte ad hoc dedicate ai propri iscritti.
Ma la questione «parity rate» è solo uno dei tanti punti contenuti nella consueta lista delle richieste di categoria, di cui il presidente Bocca si è fatto portavoce durante l’assemblea annuale di Federalberghi, svoltasi qualche giorno fa vicino a Como. Anche la sessantacinquesima edizione della kermesse associativa non è infatti sfuggita alla regola aurea: fare da cassa di risonanza dei desiderata e delle lamentele di settore, dimostrandosi per ciò stesso il luogo ideale dove tastare il polso della categoria e capire gli argomenti più caldi del comparto.
È cosi che se, da una parte, Bocca ha salutato «con favore i provvedimenti governativi in materia di credito d’imposta del decreto Cultura e turismo», insufficienti sono al contempo giudicati gli stanziamenti relativi e ancora in parte fumose le modalità di accesso: «In tema di incentivi alla digitalizzazione manca la circolare che deve chiarificare i criteri di selezione dei progetti da finanziare, mentre relativamente alle ristrutturazioni siamo ancora più indietro. Meno male, per lo meno, che siamo riusciti a togliere dalla platea dei potenziali beneficiari di quest’ultima misura i marina resort: altrimenti la torta dei contributi, già piccola di per sé, sarebbe diventata davvero un tortino».
Immancabile, poi, l’accenno alla questione tasse: «Stimiamo che nel 2014 gli alberghi italiani abbiano pagato circa 893 milioni di euro solo di Imu e Tasi, equivalenti a una media di 26.487 euro per albergo e 817 euro per camera. L’onere è aggravato dal fatto che l’imposta si paga anche se la struttura è chiusa o vuota. E così, mentre le aliquote fiscali e i valori catastali aumentano, i ricavi e i margini diminuiscono». E ancora: «Quello che invece non ci convince e non ci convincerà mai è l’imposta di soggiorno: non c’è alcuna evidenza che l’introduzione di questo prelievo abbia in qualche modo migliorato le nostre città, anzi ha impedito che i comuni scegliessero una politica di contenimento e di razionalizzazione delle spese».
L’elenco prosegue quindi con la questione limitazione dell’uso del contante: «i paesi confinanti ci ringraziano e, increduli, ridacchiano del nostro autolesionismo». Ma Federalberghi auspica anche un ulteriore snellimento delle procedure di rilascio dei visti. Sul fronte occupazione, poi, «occorre intervenire con urgenza», prosegue Bocca, «per estendere la deduzione della base imponibile Irap, introdotta dalla legge di stabilità, anche ai contratti di lavoro stagionali e per rivedere la nuova assicurazione sociale per l’impiego (Naspi)», che nella sua attuale formulazione penalizza fortemente i collaboratori con periodi di attività frammentati.
Altro tema di grande attualità per gli albergatori italiani, paragonabile per intensità di “sentimenti” alla questione «parity rate», è poi sicuramente quello legato alla cosiddetta «sharing economy». Non solo Federalberghi chiede «con forza alle amministrazioni locali e alle regioni di condividere la nostra battaglia contro l’abusivismo nel settore turistico-ricettivo», ma attacca anche pesantemente il modello di business alla base di tale pratica: «Non c’è bisogno della sfera di cristallo per dire che l’Expo e il Giubileo saranno una ghiotta occasione per i furbetti dell’abusivismo». Al centro della denuncia di Bocca c’è quindi «la crescita di un mercato parallelo dell’ospitalità fuori dai controlli amministrativi» e «l’esistenza di infiltrazioni criminali nel settore della stessa ricettività parallela, così come evidenziato nel quarto rapporto del comitato antimafia di Milano». Da lato dei consumatori si stigmatizza inoltre la «mancanza di protezione del turista, in balia di strutture prive di requisiti essenziali per ospitare».
Infine, non sono mancate neppure un paio di battute al vetriolo su altrettante questioni hot del momento: «Il nuovo statuto dell’Enit sembra essere stato bocciato dalla Corte dei conti. Ciò significa che ci attenderanno nuovi mesi di stallo. A fronte di certi segnali, non possiamo non considerare seriamente l’opzione che ne propone un più stretto collegamento con Ice». E sulla vicenda relativa alla ventilata fusione Una Hotels – Atahotels: «Bene, finalmente si crea una catena italiana con due marchi importanti, senza bisogno di rivolgersi all’estero, magari con l’aiuto delle istituzioni». Ogni riferimento all’ingresso della Cassa depositi e prestiti nel capitale Rocco Forte è evidentemente affatto casuale...


I numeri non confermano la ripresa

Il primo quadrimestre dell´anno si conclude con un modesto aumento delle presenze, cresciute dello 0,8% rispetto allo stesso periodo del 2014. Tuttavia i mesi primaverili fanno segnare andamenti in negativo, che stendono un velo di preoccupazione sulla prossima stagione estiva e soprattutto stridono fortemente con l´ottimismo diffuso che aveva caratterizzato il sentiment generale in questo primo scorcio di 2015. A marzo e ad aprile, i pernottamenti degli italiani negli hotel della Penisola sono infatti calati di ben il 3,4%: una discesa che non è stata affatto compensata dalla ridotta crescita delle presenze internazionali, salite appena dello 0,4%. Sono i dati sulle performance alberghiere italiane, elaborate dall´Osservatorio Federalberghi e resi noti in occasione della convention lariana: «Mentre a stento la componente straniera riesce a stare a galla», è quindi il commento di Bernabò Bocca, «spaventa il quasi crollo della clientela italiana, dalla quale ci aspettavamo una ripresa sia sulla scia delle misure economiche adottate dalla Bce, sia da quelle varate dal governo con gli 80 euro in busta paga e l´opzione anticipo Tfr».

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