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Turismo: solo un fatto economico?
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Talvolta si ha l’impressione che il turismo sia considerato una mucca da mungere: un’attività senza alcun fine, se non quello di soddisfare gli appetiti, sempre crescenti, delle amministrazioni dei territori interessati.
Un paio di esempi.
Provo sempre un senso di disagio quando a Venezia acquisto il biglietto del vaporetto, quattro - cinque volte più caro che per i residenti. Una delle caratteristiche dell’Unione europea è quella di consentire a tutti i cittadini di avere gli stessi servizi alle medesime condizioni. Ora un turista belga si è rivolto alla Corte di giustizia europea per denunciare questo iniquo balzello a carico dei viaggiatori. Sono convinto (e me lo auguro) che gli verrà data ragione.
Ma non sono solo i veneziani a fare i “furbetti”: anche la tanto rigorosa Germania sta studiando un sistema per far pagare il transito sulle autostrade ai viaggiatori non residenti, altrimenti gratuite. Per evitare sanzioni è in predicato una modalità semplice, anche se sofisticata: i viaggiatori, tutti, sia residenti sia stranieri, pagherebbero un bollo di pedaggio; solo che ai tedeschi questo importo verrebbe poi stornato dalla tassa di circolazione (vale a dire il transito per loro sarebbe a costo zero). E poi si parla della fantasia dei paesi meridionali.
Un’altra cosa che collide con la libertà di movimento è l’accanimento con cui, in un continuo crescendo, vengono imposte le tasse di soggiorno: balzello eliminato nei decenni scorsi e poi, prepotentemente, ripristinato.
Ci si dimentica che gli effetti del turismo non hanno ricadute unicamente sull’economia ma anche sull’ambiente, sulla possibilità di scambi culturali e di comprensione reciproca; se ci si lamenta talvolta della scarsa comprensione tra popoli, una maggiore attenzione verso il turismo (che non sia unicamente in chiave utilitaristica) sarebbe sicuramente un buon inizio.

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