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Milano, Expo e il turismo
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Il 1° maggio, a Milano, abbiamo vissuto dei sentimenti contrastanti: rabbia, per gli atti vandalici e i danni alla città, più un miscuglio di sensazioni per la partenza dell’Expo.
Eppure il giorno dopo, in pieno centro, si respirava un’atmosfera incredibile: una lunga fila di persone aspettava il turno per salire sulle terrazze del Duomo; e più avanti, a Expo Gate, altre persone in fila per comprare i biglietti d’ingresso alla manifestazione; mentre dentro al castello si poteva ammirare, nella sua nuova collocazione, la Pietà Rondanini, il capolavoro di Michelangelo.
Be’: quello che in una città come Milano dovrebbe essere la norma. Chi lavora nel turismo sa che questa città è principalmente una meta di turismo business, anche se negli ultimi anni si sta registrando un incremento del segmento leisure.
Se devo pensare a un lascito di Expo alla città di Milano, spero sia quello di sdoganare definitivamente il turismo leisure: un turismo “di piacere” che viva a prescindere da grandi eventi come il Fuori salone.
Ma questo lascito non può venire esclusivamente dall’alto, deve essere guadagnato dal lavoro degli operatori e dalla partecipazione di noi cittadini milanesi.
Da un lato spero che gli operatori non usino la leva del revenue management per praticare prezzi tali da spingere i turisti fuori dalla città, dall’altro spero che la città si senta parte di un sistema di accoglienza di massa. Cosa intendo?
Nel mio passeggiare in città, un paio di settimane prima dell’apertura di Expo, ho fatto un salto alla nuova darsena cittadina: un progetto criticato e discusso per tutta la sua gestazione. A me è piaciuta: l’ho trovata integrata in un contesto vecchia Milano, ma soprattutto mi ha regalato delle sensazioni positive. Avevo quasi l’impressione di essere in una città di mare.
Mentre ero vicino a un pontile ad ammirare l’acqua, mi sono imbattuto in due persone che hanno lavorato al progetto. Abbiamo chiacchierato sulle polemiche e sulla realizzazione. La mia frase finale è stata: «Peccato che non sarà tutto pronto al cento per cento prima dell’inizio di Expo. Per i turisti». La risposta che ho ricevuto: «Cosa ci importa dei turisti? Lo facciamo per noi che ci viviamo».
Non voglio colpevolizzare le due persone che hanno lavorato alla darsena, se non hanno compreso quanto il turismo sia importante anche per loro.
Forse spetta pure a noi, che ce ne occupiamo per lavoro, fare cultura in tal senso. Perché se riusciremo a far capire davvero cosa voglia dire accoglienza, creeremo i presupposti per far nascere una destinazione turistica.

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