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Effetto Expo ancora tiepido
Un’indagine Cwt conferma l’approccio prudente degli operatori all’Esposizione universale
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Mancano ormai davvero pochi giorni all’apertura dei battenti di Expo 2015. Sale di conseguenza l’attesa degli operatori del turismo per un semestre carico di promesse, ma anche ricco di incognite sui reali flussi dei viaggiatori che interesseranno l’aera dell’Esposizione universale: le aspettative oscillano come in una sorta di pendolo, in bilico tra i due poli opposti degli Expottimisti e degli Exporealisti. Un umore ballerino, quello dell’industria dei viaggi e dell’ospitalità nei confronti dell’evento, che era peraltro già emerso durante un recente convegno ad hoc, organizzato dal master in economia del turismo della Bocconi di Milano in collaborazione con Skål International: una tavola rotonda di cui abbiamo parlato ampiamente sul numero dello scorso 12 marzo di Job in Tourism e durante la quale chiare erano apparse le differenze di vedute tra operatori.
Ma a confermare l’incertezza dominante, ora arriva anche una ricerca sul tema di Carslon Wagonlit Travel, che ha coinvolto 300 hotel indipendenti e di catena a vocazione business travel, situati nei territori di Milano e della Lombardia. Lo studio, inserito in un più ampio white paper dedicato alle opportunità e alle sfide di Expo per le aziende e il mondo travel, evidenzia in effetti un approccio piuttosto variegato: con la maggior parte degli operatori alberghieri che però testimonia di una generale tendenza verso l’Exporealismo.
Insomma, nonostante le roboanti e arcinote stime ufficiali ripetute in ogni occasione istituzionale (il mantra da 20 milioni di visitatori unici, di cui circa un terzo di provenienza internazionale), i protagonisti del settore paiono rimanere con i piedi ben piantati per terra e, salvo rare eccezioni, prevedono strategie di pricing e allocazione delle camere tutto sommato prudenti. «Dall’indagine», conferma il senior director sales, marketing & advanced client solutions di Cwt Italia, Loretta Bartolucci, «emerge una situazione ancora tiepida, che non vede, in sostanza, né importanti picchi di prenotazioni, né rialzi eccessivi delle tariffe, tratteggiando un quadro che non corrisponde ai rumors più eclatanti».
Ma cosa dicono esattamente i dati raccolti da Cwt? Semplice: che almeno fino alla seconda metà di febbraio, data di svolgimento dell’indagine, ben il 54% delle strutture interpellate non avrebbe riscontrato significative differenze, nei volumi di prenotazioni, rispetto all’usuale andamento della domanda, con le eventuali variazioni minori da ricondurre ad altri eventi in calendario a Milano, piuttosto che al semestre di Expo. Al contempo ci sarebbe però anche un 46% di operatori alberghieri che avrebbe notato un maggiore dinamismo, seppur non tale da poter definire il fenomeno come eclatante. In linea con quanto già rivelato anche durante la tavola rotonda Skål-Bocconi, il periodo in cui le richieste sarebbero a oggi più tiepide coinciderebbe poi con il bimestre luglio-agosto: il tradizionale momento della bassa stagione milanese, che per ora non beneficerebbe se non in minima parte dell’effetto traino di Expo.
A fronte di ciò, l’offerta ricettiva lombarda avrebbe quindi mostrato un atteggiamento piuttosto realista nei confronti del mercato, tanto che ben l’84% delle strutture coinvolte ha dichiarato di aver riservato un’adeguata disponibilità di camere alla propria clientela corporate abituale, dimostrando così di preferire le logiche di medio-lungo periodo alla chimera del tutto e subito. Una tendenza confermata, peraltro, anche dall’andamento delle tariffe. Queste, nonostante gli alti strali dei benpensanti, che si sono levati con largo anticipo paventando ondate di albergatori-profittatori, hanno infatti registrato un’oscillazione tutto sommato contenuta. Se infatti è vero che quasi tutti gli operatori dell’accoglienza (il 94%) hanno ammesso di aver operato dei ritocchi dei prezzi verso l’alto, per ben il 40% tali variazioni si sarebbero limitate a un aumento compreso tra il 5% e il 10%; circa un quarto (il 24%) avrebbe invece praticato incrementi fino al 20%, mentre il 16% del campione si sarebbe mantenuto entro il 30%. Appena il 12% si sarebbe quindi spinto in territori temerari, innalzando le proprie tariffe di percentuali superiori al 30% e arrivando persino a superare, in alcuni casi, la soglia del 100%.
Infine, ancora una volta in linea con quanto già emerso durante il convegno Skål-Bocconi, i dati raccolti da Cwt dimostrerebbero che l’Esposizione universale avrebbe almeno avuto il merito di stimolare un certo miglioramento dell’offerta ricettiva meneghina e lombarda: circa il 30% delle strutture interpellate avrebbe infatti sostenuto degli investimenti per valorizzare il proprio prodotto, in particolare con l’obiettivo di assumere personale dotato di competenze linguistiche ad hoc (cinese, arabo, russo...), di realizzare delle versioni multilingua del proprio materiale di comunicazione (sito, brochure...) o di predisporre servizi transfer tra l’hotel ed Expo.

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