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Le basi del comune saper vivere
Piccole e grandi gaffe che rischiano di compromettere qualsiasi possibilità di assunzione
di

Articolo

www.resumehospitality.it

Che necessità c’è di rispondere in maniera infastidita a un selezionatore che ti chiede se hai mai gestito i rapporti con i sindacati? Perché declinare l’invito a sedersi a un tavolo in cui è presente chi potrebbe offrirti una nuova posizione di lavoro? E ancora: c’è anche solo un motivo valido per inaugurare un colloquio, lamentandosi che l’incontro è iniziato con ben tre minuti di ritardo? Quali che siano i moventi che spingono alcune persone ad affossare la propria candidatura nel giro di pochi istanti, «scivolare su aspetti di base del comune saper vivere ci mette nelle condizioni di ostacolare la nascita di relazioni che potrebbero sfociare in qualcosa di importante». Parola di Mary Rinaldi, partner di Resume, divisione indipendente di Job in Tourism dedicata all’head hunting, che in questo suo nuovo intervento racconta le piccole-grandi gaffe, in grado di compromettere qualsiasi possibilità di assunzione.

Vengo ricevuta dallo human resources manager di un hotel 5 stelle lusso, non dirò di quale città. Mentre sorseggiamo un aperitivo al bar, si avvicina un giovanotto affettato, che mi viene presentato come il primo assistente del food and beverage manager. Il mio stato di allerta sale: sto cercando un f&b manager e, col beneplacito dell’hr manager, so che questa persona è sul mercato. Lo invitiamo a sedersi con noi: resta in piedi, costringendoci a stare con la testa alzata mentre lui si guarda in giro altezzoso e risponde con disinteresse alle nostre domande, commentando con noncuranza le nostre osservazioni. Quante probabilità avrà di essere preso in considerazione?
Intervisto una sales manager che non nasconde il proprio evidente e neppure malcelato disappunto per aver aspettato tre minuti di orologio (forse due e mezzo) in saletta prima del colloquio. Accoglie le mie scuse con sufficienza e si concede all’intervista come chi sta facendo una grazia. Peccato che, nel corso del colloquio, emerga che non si ricordi la sua data di laurea: non il giorno e nemmeno il mese; manco l’anno. Delicatamente incalzata e messa volutamente sotto stress, dichiara che non ritiene troppo importante l’informazione. Sarà mica lei a deciderlo? E ce l’avrà davvero questa laurea?
Per un pre-screening telefonico faccio due chiacchiere con una persona per la posizione di governante: in maniera fastidiosa, risponde alle mie domande con domande. Esempio: «Si è mai occupata di aspetti sindacali?». Risposta: «Secondo Lei, nell’hotel tal dei tali, con 35 persone sotto, l’ho fatto o no?». La butto là: «Probabilmente sì». Ho indovinato? Certo, ma non vedo l’ora di chiudere la telefonata.
È incredibile come si possa cadere su una buccia di banana in maniera così banale. Queste persone, sul mercato praticamente come tutti o quasi, hanno perso un’opportunità. E ciò non già perché l’head hunter in questione è permalosa, tutt’altro, quanto perché nessun head hunter è disposto a rischiare di introdurre in un’azienda persone che sono problematiche nei primi dieci minuti di colloquio. Figuriamoci il seguito!
Io personalmente mi mostro flessibile su quelle che sono ritenute gaffe classiche: il candidato arriva in ritardo, ma si scusa, ti guarda dritto negli occhi, ti spiega perché, e magari io so che oggi in città c’è il summit dei 24 capi di Stato... Pazienza. Il candidato non indossa la cravatta: non posso fare a meno però di notare la camicia immacolata e l’ottimo taglio della giacca; so per certo che non mi farà fare brutta figura se lo mando in hotel. Ancora, posso dare del Lei a chiunque per tutta la vita, ma non chiedetemi l’etichetta sui titoli: dott, prof, cav… Come diceva un mio ex capo, «quando ti rivolgi a una donna chiamandola Signora, non c’è niente di più nobile che tu le possa dire!». Vale anche per gli uomini. Ancora meglio il nome di battesimo. Punto.
Scivolare su aspetti di base del comune saper vivere, o insistere su aspetti eccessivamente formali, ci mette nelle condizioni di ostacolare la nascita di relazioni che potrebbero sfociare in qualcosa di importante. È vero, si potrebbe obbiettare, se non sperimentiamo non lo sapremo mai, ma potrei anche non volerlo neppure sapere. Certe cose, certi modi di essere e certi atteggiamenti, adeguati o meno, valgono sempre, per tutti e in tutto il mondo. Chi si pone in contatto dialettico con una persona, a maggior ragione se lo scenario è la ricerca di un lavoro, farebbe bene a tenerne conto.

COMMENTI
«Buongiorno,
faccio molti colloqui e sono sempre ordinato e puntuale e cordiale. Per motivi che nessuno mi comunica mai, nonostante le mie richieste per avere un feed back sul mio Cv o sul mio colloquio, vengo regolarmente scartato.
Detto questo, resto basito che altri professionisti abbiano comportamenti come quelli descritti e lavorino.
Concordo con quanto lei dice, l'educazione ed un'affabilita' non forzata dovrebbero essere la base, spesso questa manca anche da parte dei selezionatori, e non i riferisco a 3 minuti di ritardo, che chiunque lavori sa che sono normali. Spesso un candidato si trova davanti ad esempi di arroganza e "senso di onnipotenza" che rasentano la maleducazione.
Detto cio' mi permetto di segnalare alcune cose non chiare o forse contraddittorie con quanto da lei sostenuto: nella presentazione sul suo sito lei dice di se' stessa: Mary developed her professional experience working for prime consulting companies in the service of large corporations and industrial groups, among which Trenitalia, RFI, Bristol-Myers Squibb, Enel, Fidia, Mellin, with a preferential focus on tourism and hospitality, being in charge of projects for high-end groups and renowned hotels of the Capital". Le aziende citate non sono nel turismo pero', sorge il dubbio che lei stessa ha nei confronti di chi non ricorda l'anno di laurea. La sua collega/socia invece comincia la descrizione in terza persona per poi passare alla prima persona (sorge il dubbio del copia incolla). Sono certo che se queste "contraddizioni" fossero presenti nella mia lettera di presentazione verrei automaticamente scartato da un selezionatore esigente (come lo sono tutti) come persona poco precisa o attenta al dettaglio.
Viva V.e.r.d.i.
Postato da Antonio Verdi , disoccupato - 11:02:22 06-04-2015
«Caro Antonio,

un'altra ragione per cui forse lei ha difficoltà nel mercato del lavoro è la sua scarsa comprensione della lingua inglese. La frase della collega che, nel suo essere corretta grammaticalmente, esprime esempi di grossi gruppi per cui ha lavorato e poi passa con seconda affermazione ad esprimere la preferenza per lavorare (magari anche solo ultimamente!) per il settore del turismo è sufficientemente argomentata con la presa in carico di progetti per hotel della Capitale. Lei ha evidentemente frainteso.
Le posso suggerire per trovare lavoro di cominciare a cercare in sé ciò di cui è capace o non capace di fare anziché investire energie nello sviluppare nei confronti dei suoi interlocutori un'avversione a giustificazione delle sue difficoltà e, come in questo caso, purtroppo alla base di fraintendimenti che non la aiuteranno certamente sul piano relazionale a trovare opportunità lavorative.
Non è semplice, ma cominci da poco, sarà già un grande primo risultato.
Cordialmente



Postato da Roberto , Consulente Risorse Umane e Organizzazione - 18:17:23 16-12-2015

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