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Breve omaggio al nettare di Bacco
Spigolature, curiosità e altre facezie semiserie dedicate a una delle delizie della vita
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Il vino, per alcuni, è persino più importante del sesso. Lo ha svelato una recente ricerca Sheraton Hotels & Resorts, secondo cui il 23% degli intervistati, su un campione di ospiti americani, tedeschi, cinesi, cileni e argentini, avrebbe dichiarato di essere disposto a rinunciare a una settimana di sesso, pur di poter assaggiare un bicchiere pregiato di nettare di Bacco. E il vino è in effetti, per i tanti suoi estimatori, una delle piccole grandi delizie della vita. Ne è convinto anche Claudio Nobbio che, nella sua consueta rubrica Bollicine (un nome non certo scelto a caso) ci presenta una serie di spigolature sul vino con il suo solito stile un po’ serio e un po’ faceto.

«T
errò il vino in fresco e tutto il resto in caldo»: Mary Goodnight a James Bond che aveva invitato a casa per uno spuntino di mezzanotte. Come noi, anche il vino ha un percorso di vita. Secondo l’esperto Gino Altieri è il seguente:

In vigna
Il grande vino nasce in vigna e il cammino è lungo e difficile: a partire dalla scelta del vitigno e del portainnesto in funzione delle caratteristiche del terreno e del clima, fino alla cernita delle tecniche colturali da utilizzarsi e del momento giusto per la vendemmia. Poi c’è l’incognita dell’annata che, se in alcuni casi crea vini indimenticabili, in altri rischia di vanificare ogni sforzo.

In cantina
Se per ottenere un vino di pregio è fondamentale partire da uve sane e mature, altrettanto importante è che in cantina tutto si svolga al meglio, per esaltare le doti della materia prima. Le tonalità cromatiche perfette, la complessità dei profumi, i sapori intensi e persistenti, sono il risultato del grande impegno dell’uomo, di tradizioni e tecnologie avanzate che spesso sembrano avere termini ermetici. Ma si tratta solo di decodificarne alcuni. E capire chi parla di vino non è più impossibile.

In degustazione
Amare il vino significa imparare a osservare con attenzione ogni sfumatura del colore, spiare ogni movimento nel bicchiere, riconoscere ogni profumo, identificare ogni sapore. Degustazione dopo degustazione, si riesce a scoprire qualche dettaglio in più che ci aiuta a capirne origine ed evoluzione. E ci permette di entrare nella sua anima. Queste emozioni non devono rimanere chiuse dentro di noi, ma devono essere comunicate, attraverso un linguaggio semplice, chiaro e preciso.
Tutta questa chiacchierata per dire che una volta cucinate le pietanze, si dovrà porre molta attenzione al vino: una buona bottiglia può esaltare una cena con gli amici. Ma è vero anche l’opposto: una pessima bottiglia può deprimere la stessa cena.
Il vino bianco, specialmente con le bolle, sta diventando l’aperitivo nazionale. Da qui il grande successo dei prosecchi del Nordest e in particolare dello spritz. Come nasce lo spritz? Gli austriaci, quando stanziavano nelle Repubblica Serenissima, non essendo abituati alle alte gradazioni dei vini veneti, facevano aggiungere acqua gassata nel bicchiere e ottenevano così lo spritzwein, che si serve ancora oggi chiamandolo spritz bianco. Poi nel tempo si aggiunse il Campari o l’Aperol, per renderlo più piacevole. L’ultima tendenza è di mettere metà Campari e metà Aperol, Prosecco e selz, con una fettina di limone o di arancia a seconda dei gusti e l’aggiunta di una oliva su stecchino. Si può fare anche con altri tipi di vermout oltre a quelli citati. Un mio amico lo beve con il Cynar, per esempio.
Il vino rosso, invece, ormai si può servire anche con il pesce, purché sia giovane e leggero. Lo Champagne sempre, e con tutto. Un’ultima cosa: perché si battono i bicchieri al brindisi nel cin cin? Perché tutti i sensi siano coinvolti: l’odorato, il tatto, il profumo, il gusto e anche l’udito. Cin cin.

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