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Un pezzo di Tuscanshire in città
Filosofia e obiettivi di Ville sull’Arno: il nuovo hotel fiorentino di Planetaria Hotels
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«Bella gente che si gode l’hotel in tutta tranquillità: ho visto tante coppie straniere di mezza età appassionate di Firenze e, più in generale, delle dolci atmosfere di quello che gli anglofoni chiamano Tuscanshire». Sono gli ospiti di Ville sull’Arno: il nuovo 5 stelle che Planetaria Hotels ha aperto a giugno 2014 nella città del giglio. La descrizione è del direttore generale del gruppo in persona, Damiano De Crescenzo, che così racconta di un soggiorno personale di poche settimane fa: «Il clima di vacanza a Ville sull’Arno è davvero contagioso. Tanto che, nonostante avessi moltissime cose da sbrigare, mi sono scoperto a indugiare al mattino sul terrazzino della mia camera. Mi sono goduto la colazione in completo relax, quasi dimentico degli impegni di giornata».

Domanda. Era questa la vostra idea dell’hotel fin dall’inizio? Un luogo di tranquillità e pace in cui godersi atmosfere a metà tra il bucolico e l’urbano?
Risposte. A essere onesti, in parte sì e in parte no. Non ci aspettavamo soprattutto che le persone trascorressero tanto tempo all’interno della struttura. Solitamente chi viene a Firenze passa la maggior parte della giornata a visitare le vie del centro. Invece da noi tendono a rimanere, a farsi coccolare da un ambiente che richiama la tranquillità della campagna toscana pur trovandosi in città. Un comportamento talmente diffuso che, insieme a Stefano (il resident manager della struttura, si veda anche il box a fianco, ndr), abbiamo dovuto correggere in corsa alcune modalità di conduzione, proprio per venire incontro alle esigenze di chi si ferma a lungo in casa.
D. Gestire un complesso dalla forte caratterizzazione storico-artistica come Ville sull’Arno non comporta però delle difficoltà nell’organizzazione di spazi non certo pensati fin dalle origini per l’ospitalità contemporanea?
R. Sicuramente sì. Allo stesso tempo, tuttavia, si creano anche delle opportunità creative che spesso le strutture nuove non consentono.
D. Mi faccia qualche esempio.
R. Quando si costruisce un hotel da zero si tende quasi sempre a standardizzare gli ambienti.
D. È naturale: occorre considerare le motivazioni operative e di razionalizzazione economica...
R. Certamente, ma in questo modo le nostre camere qui a Firenze non avrebbero mai avuto i terrazzoni enormi che invece alcune di loro offrono. Oppure all’Enterprise di Milano (un’altra delle strutture Planetaria, ndr), ricavato da una struttura a vocazione industriale, non ci sarebbero stati quei soffitti tanto alti che fanno la fortuna dei nostri spazi comuni.
D. E a livello di operatività quotidiana?
R. Ci sono delle criticità, non lo nego. Ma, come si dice? Le difficoltà aguzzano l’ingegno. Prenda per esempio il room service: può essere un problema per una struttura che si dipana su tre edifici differenti. Soprattutto quando piove. Ma se gli ospiti si vedono recapitare la colazione in un cestino da picnic invece che su un vassoio tradizionale, ecco che una piccola criticità operativa si può trasformare in un’iniziativa dai tratti piacevoli e originali.
D. Passando ora ai fondamentali, quali sono i vostri obiettivi per quest’anno?
R. Le previsioni sono buone. Anche grazie all’euro basso, che dovrebbe favorire il ritorno degli americani: la vera cartina da tornasole del mercato fiorentino. Poi su come andranno veramente le cose, sono sempre i tassisti i primi a capirlo...
D. E quest’anno cosa dicono?
R. Si lamentano. Ma devo dire che lo fanno sempre. Occorre quindi saper leggere tra le righe. E durante la mia puntata fiorentina dello scorso gennaio non mi sono parsi particolarmente arrabbiati. Il che fa ben sperare per l’anno in corso.
D. Che tipo di strategie tariffarie state implementando a Ville sull’Arno? Molto aggressive o tese soprattutto a preservare il corretto posizionamento della struttura?
R. Il problema è proprio il mercato fiorentino: è schizofrenico. Le tariffe fluttuano clamorosamente, quasi fossero il tracciato di un elettrocardiogramma impazzito. Non esiste niente di simile in tutto il resto d’Italia.
D. Voi, quindi, come vi comportate?
R. Un po’ ci adeguiamo per forza, un po’ cerchiamo di contenere le fluttuazioni entro determinati limiti. Anche perché, data la natura trasversale del nostro resort, facciamo fatica a definire un benchmark di mercato attendibile, in grado di compendiare contemporaneamente la natura da hotel di città e da resort di campagna di Ville sull’Arno.
D. Quando pensate che la struttura possa considerarsi completamente a regime?
R. Nelle nostre intenzioni già l’anno prossimo. Occorre però tener conto che Ville sull’Arno ha poche camere e al contempo mira a fornire servizi di elevata qualità: i costi di gestione perciò salgono, con tutti i rischi del caso. Il raggiungimento di un equilibrio gestionale dipende quindi per il 50% da noi e per il restante 50% da fattori esogeni difficilmente controllabili.
D. In termini concreti, a che livello deve situarsi il tasso di occupazione per garantire il break-even?
R. Basterebbe restare sopra il 70% medio annuo.
D. È fattibile?
R. Diciamo che è un traguardo decisamente alla nostra portata.


Identikit della struttura

Nel Quattrocento dimora di campagna di nobili famiglie fiorentine, tra cui gli Alighieri, nell’Ottocento fu bottega d’arte dei pittori macchiaioli: oggi Ville sull’Arno è un boutique hotel 5 stelle, adagiato sulla sponda dell’Arno, vicinissimo al cuore storico di Firenze. Il complesso si compone di tre ville, ciascuna espressione di epoche differenti che raccontano la storia del luogo: la Villa, con la sua veste rinascimentale, il Loggiato dell’artista, di ispirazione neoromantica, e il Villino, in stile moderno, affacciato sul fiume. Quarantacinque le camere, che traggono ispirazione dal contesto in cui sono inserite e dal legame con il territorio toscano, nella scelta sia dei materiali sia dei colori, e si diversificano per tipologia e tematica a seconda della loro ubicazione. A completare l’offerta, un ristorante, una piscina esterna, la serra d’inverno (per piccoli meeting), una spa e un giardino.


Dirigere una start-up è come vedere un bimbo che nasce

Con un’esperienza passata in brand del calibro di Starwood, Four Seasons e Marriott, Stefano Risolè entra per la prima volta in Planetaria Hotels nel 2005 come guest relation manager e poi assistant front office manager dell’Enterprise di Milano. Due anni più tardi è in Baglioni Hotels, in qualità di room division manager, per poi tornare in Planetaria come operation manager del meneghino Château Monfort. Ora è alla guida del Ville sull’Arno, in qualità di resident manager: «Assumere per la prima volta la responsabilità di una direzione è davvero un grosso cambiamento», racconta lo stesso Risolè. «Per me, poi, che ho cominciato quando ancora la struttura non esisteva, forse il passaggio è stato ancora più difficile. Però ora considero il Ville sull’Arno come un bimbo. In fondo, l’ho visto davvero nascere, tanto che anche il più semplice dei soprammobili suscita ancora oggi in me delle emozioni particolari». A fronte di una sfida così importante, ora la soddisfazione è tuttavia doppia nel «leggere negli occhi dei nostri ospiti tutto l’apprezzamento per una concept di ospitalità costruito con attenzione fin nei più piccoli dettagli e fatto soprattutto di sensazioni, qualità del servizio e tanta anima».

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