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Turismo svizzero in tempesta
L’apprezzamento del franco sull’euro rischia di colpire a fondo l’inbound elvetico dall’Europa
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È forse il turismo il settore dell’economia elvetica che risentirà maggiormente, almeno nel breve periodo, dell’improvvisa svolta della Banca nazione svizzera (Bns), che lo scorso 15 gennaio ha deciso di sospendere il sostegno al franco: i prezzi nel paese alpino sono aumentati da un giorno all’altro, per gli italiani e gli altri cittadini dell’eurozona, del 20% e oltre, in un contesto di tariffe già sostenute. È vero che la qualità nell’ospitalità elvetica è molto alta, ma un aumento repentino di tale portata, soprattutto in tempi di crisi, non può passare senza lasciar traccia. E di questo sono assolutamente consapevoli a Svizzera Turismo: «Ci attendiamo una diminuzione di pernottamenti dai mercati europei», dice il direttore degli uffici italiani dell’ente, Armando Troncana. «Noi continueremo nella nostra attività di marketing e comunicazione e speriamo in misure di sostegno al comparto con una eventuale decisione politica».
Fra gli hotelier le reazioni sono più varie: c’è chi, come Eric Favre, direttore del The Alpina di Gstaad, una delle nuove icone del lusso alpino, dice di non essere preoccupato per la stagione invernale: «La clientela di questo periodo è generalmente più attenta al servizio e alla qualità che al prezzo». È però più preoccupato per la stagione estiva, quando il target cambia sostanzialmente. Ma per ora non ha segnali né in un senso, né nell’altro.
Analoga la reazione di Gianni Biggi di un’altra struttura uplevel di Gstaad come il Grand Hotel Park. La sua strategia, d’altronde, è duplice: da un lato, un ulteriore miglioramento del servizio, in modo «che i clienti non rimpiangano quanto speso»; dall’altro, una incrementata attività di marketing, con un occhio anche all’Expo di Milano: «Dopotutto», dice Biggi, «la stazione di Spiez (Gstaad) è a solo 2 ore e mezza dal capoluogo lombardo».
Molto più pessimista appare invece Giorgio Palmucci, amministratore delegato di Th Resorts, gruppo che ha due classici hotel in Engadina: il Reine Victoria di St. Moritz e lo Schloss di Pontresina; due alberghi, fra l’altro, noti al pubblico proprio per l’ottimo rapporto prezzo-qualità. «La decisione della Bns», dichiara infatti Palmucci, «fa scattare i prezzi in su di un 20%. Ma non solo: i nostri dipendenti sono pagati in euro (con stipendi nominati in franchi, ndr), e quindi anche i costi aumentano della stessa cifra. È una vera e propria mazzata! Saremo costretti a modificare i listini, contenendo l’aumento a un 10%, ma non possiamo evitarlo». C’è da dire, però, che le tariffe dei due alberghi sono talmente interessanti, sulla piazza engadinese, che il calo eventuale di clientela dovrebbe essere molto contenuto.
Meno pessimista, infine, Reto Stöckenius, direttore di un altro 5 stelle lusso: il Kempinski Grand Hotel des Bains, sempre a St. Moritz. «Per ora», dice, «non abbiamo avuto reazioni negative. La nostra strategia è quella di rivolgerci a mercati al di fuori dell’euro e di incrementare ulteriormente qualità e quantità dei servizi». Da questa rapida panoramica appare quindi chiaro come in Svizzera, seppur in un quadro generale tutt’ora in fieri e ancora da definire con precisione, siano diffusi timori maggiori per il mercato dei 3-4 stelle rispetto al segmento uplevel. La speranza, in tutti i casi, è che però si giunga presto a una celere stabilizzazione della situazione cambi.

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