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E poi ci sono i gufi criticoni
Il matrimonio veneziano di George Clooney: un rilancio mondiale di pubblicità per la Laguna
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Davvero in Italia si tende sempre a lamentarsi del dente sano, così come sostiene la conclusione dell’editoriale pubblicato lo scorso 8 ottobre su Job in Tourism? L’opinione, liberamente espressa dal nostro editore, Antonio Caneva, che così commentava le polemiche sorte dopo il matrimonio in Laguna di George Clooney, pare aver trovato una buona eco. Tanto che anche Claudio Nobbio ha pensato di dedicare un appuntamento della sua rubrica Bollicine alla «malattia dei gufi che criticano»... Più chiaro di così!

Ero a cena da Ivo, a Venezia, lo scorso 26 settembre. Si tratta di un ristorante di successo con una quarantina di posti: un ristorante evento si potrebbe dire. Qui Elton John è di casa come altri personaggi dello spettacolo, finanza, cultura. Ivo, un toscano di Pescia, lo fondò 40 anni fa: era figlio di ristoratori di quella cittadina dei fiori. Poi si trasferì al Grand Hotel delle Terme di Montecatini, dove ebbe modo di conoscere il bel mondo; di qui il passaggio verso Viareggio fu breve: venivano nel suo ristorante i musicisti e i direttori d’orchestra dei festival Puccini di Torre del Lago. «Perché non vieni a fare il ristoratore da noi?», gli chiesero. Cosa che fece con successo.
Poi gli capitò di venire a Venezia per una visita. Si innamorò della città d’acqua. «Io di qui non mi muovo più», disse. Trasformò un magazzino di intimo femminile in un ristorante e portò a Venezia la cucina toscana, con i suoi prodotti, che faceva venire direttamente da Firenze, i suoi chinati, e tante specialità del suo paese. Imparò a cucinare anche i piatti tradizionali veneziani, ma innovandoli alla sua maniera. Fu un successo che durò una ventina d’anni fino alla malattia. Lasciò il ristorante a Giovanni, il suo scudiero, e gli lasciò Giorgina in cucina che conosceva tutti i segreti di Ivo. Il successo è continuato fino a oggi.
George Clooney è un affezionato cliente. Ha fatto amicizia con Giovanni, la sua moglie cinese, i cuochi, i camerieri: è di casa. Viene il tempo del matrimonio con la bellissima Amal: avvocato di fama che sembra una modella dell’alta couture. La scelta è Venezia: due alberghi impegnati, il Cipriani e il nuovo Aman Palazzo Papadopoli, 7 stelle, 24 camere, giardino e motoscafo pronto all’ingresso d’acqua. Agenti di sicurezza, guardie del corpo, fioristi, cuochi e pasticceri: quattro giorni di festa, culminati nella cerimonia vera e propria, officiata con delega comunale da Walter Veltroni, amico di vecchia data.
Quel 26 settembre Clooney avrebbe festeggiato l’addio al celibato e Amal per conto suo l’addio al nubilato con le sue amiche: c’era mezza Hollywood, compreso Robert De Niro, in Laguna. Tutti si chiedevano dove sarebbe andato quella sera: o piscina del Cipriani o Gritti o Danieli, oppure chissà... Eravamo all’antipasto quando il motoscafo «Amore» attracca alla porta d’acqua di Ivo: scende Clooney e i suoi amici, sette in tutto. Giovanni si emoziona: «Ma George non mi hai avvisato». «Abbiamo deciso di farti una sorpresa». Un tavolo viene improvvisato spostando alcuni clienti, e l’addio al celibato ha inizio con bevute, assaggi delle specialità e buon umore: in particolare i fichi con gamberetti sbucciati di laguna, piatto tipico inventato da Ivo.
Ora sono tutti ripartiti. Giovanni ha avuto quasi 100 mila contatti in Internet in due giorni. Il ristorante è prenotato per i prossimi mesi. La spesa totale del matrimonio a Venezia, per i quattro giorni di soggiorno, si aggira sui 12 milioni, pagati dal suocero libanese.
Ci sono dei gufi che criticano: malattia italiana. Venezia, che ha 24 milioni di visitatori all’anno contro 54 mila abitanti, ha avuto un rilancio mondiale di pubblicità; ha fatto dimenticare Galan, Chisso, Mazzacurati, il sindaco Orsoni e gli scandali del Mose: un’opera faraonica che Massimo Cacciari dice inutile. E, per quanto ne so, anch’io confermo. Basta usare stivali di gomma quando l’acqua sale e, in base all’altezza, al ginocchio o inguinali.
Averne di questi eventi, altro che gufare.

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