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La fragilità del turismo
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Il turismo è fragile come il vetro: basta un niente per metterlo in crisi.
Le guerre locali, le epidemie, i disastri naturali e quelli favoriti dall’uomo sono sufficienti per danneggiare il sistema e creare situazioni da cui è poi difficile risollevarsi.
Nel tempo ne abbiamo avuto riprova: sono recenti i ricordi di Chernobyl, lo tsunami che ha devastato l’Asia, le guerre tribali in Africa e gli attentati in Egitto, il terrorismo e, ora, l’epidemia di ebola.
Ancora ieri parlavo con una signora che mi diceva che lei non va più in vacanza a causa dell’ebola: non solo in Africa, ma neanche negli Stati Uniti. Questa affermazione mi ha colpito e allora mi ha spiegato che riteneva pericoloso stare molte ore in un aereo con delle persone che «non si sa da dove vengono».
C’è una naturale e umana tendenza a temere indiscriminatamente certe destinazioni.
La vita però continua e anche i sistemi economici hanno bisogno di continuità. Astoi, l’associazione dei tour operator legata a Confindustria, ha pensato di emettere un comunicato stampa in cui ricordava che tra il Kenya (una delle destinazioni che ha subito maggiormente le ripercussioni dell’epidemia) e il virus ebola non v’è alcun collegamento. Afferma il presidente Luca Battifora: «In questi casi, più che farsi prendere dal panico collettivo, invitiamo i turisti ad attenersi alle informazioni ufficiali che provengono da fonti autorevoli, quali per esempio la Farnesina».
È sufficiente un comunicato stampa? Sicuramente no: informazioni sterili, di parte (seppur corrette) non sortiscono risultati; ne sono un esempio le manifestazioni verificatesi nei pressi della base Usa a Vicenza, a seguito del rientro dei soldati tornati dall’Africa, peraltro tutti sani.
E allora, come recuperare l’outgoing che, per molti operatori, rappresenta la base della propria attività?
La storia insegna che in queste condizioni non è sufficiente nemmeno la leva del prezzo: le opportunità di viaggio nel mondo sono talmente numerose che questo tipo di interventi danno risultati modesti. Esiste però una case history di successo: l’azione sviluppata dalle Maldive successiva allo tsunami che, in alcune isole, ha creato situazioni di pericolo. È stata sviluppata una campagna di comunicazione che ha dato valore al prodotto e spinto il viaggiatore a scegliere quella destinazione perché unica. Certo, ci vuole determinazione e volontà di investire ma, l’esempio delle Maldive (che nel frattempo non si sono elevate dal livello dell’oceano, semmai il contrario…) insegna che i comunicati stampa sono dei “pannicelli caldi” e che nel turismo recuperare situazioni di crisi richiede professionalità e investimenti.

COMMENTI
« in che cosa consiste l'azione sviluppata dalle Maldive?
Postato da Carmela , studentessa maturanda - 10:02:41 02-07-2017

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