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Moxy scopre le proprie carte
Semplicità operativa e gestionale per mantenere i costi bassi e offrire tariffe competitive
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Un boutique hotel pensato appositamente per i viaggiatori attenti al budget. O, meglio, un «albergo al contempo lifestyle ed economico», come ama definirlo il vicepresidente e global brand manager, Ramesh Jackson: il Moxy Milano ha finalmente aperto i propri battenti a inizio settembre e noi di Job in Tourism siamo andati a scoprire i dettagli di questo atteso nuovo marchio Marriott, pensato e realizzato con la divisione real estate del gruppo Ikea, Inter Hospitality, e dai piani di sviluppo tanto ambiziosi da prevedere l’apertura di 150 alberghi in Europa nei prossimi dieci anni.
La struttura meneghina, in particolare, sorge presso il terminal 2 dell’aeroporto di Malpensa e vanta un totale di 162 camere. «Il concept alberghiero è stato studiato appositamente per soddisfare la domanda dei cosiddetti Millennials, ossia dei viaggiatori della generazione Y (i nati tra gli anni 1980 e l’inizio del 2000, ndr)», spiega Jackson, «ma siamo assolutamente convinti che possa attirare tutte le persone dall’animo giovane».
Flessibilità è la parola chiave del nuovo brand Moxy, che punta sulla semplicità operativa e gestionale per mantenere i costi bassi e offrire tariffe competitive (in condizioni normali, a Milano, i prezzi dovrebbero oscillare tra i 78 e i 90 euro a camera). Il primo piano, solo per fare un esempio, è diviso in quattro aree diverse ma aperte e intercomunicanti tra di loro: ci sono infatti una zona party, una libreria e una lounge, ciascuna con una regolazione di luci e musica differente. Ma è probabilmente il quarto di questi spazi, quello centrale, a incarnare perfettamente tutta la flessibilità del nuovo concept: un’area al contempo dedicata al check-in e al food and beverage, dove gli ospiti possono effettuare la registrazione e prendersi un drink praticamente al medesimo bancone. «Lo staff del Moxy è formato in modo che possa svolgere più mansioni contemporaneamente», aggiunge ancora Jackson. «La ragazza che si trova in questo momento al bancone, per esempio, è perfettamente in grado sia di fare il check-in agli ospiti in arrivo, sia di preparare un vodka tonic o un cappuccino al bar».
Ma è proprio la modalità di gestione delle risorse umane a essere con ogni probabilità la scommessa più rischiosa del brand Moxy: «La maggior parte dei profili assunti qui a Malpensa», prosegue infatti Jackson, «è molto giovane e non possiede alcuna precedente esperienza alberghiera. All’inizio è naturalmente difficile, perché dobbiamo formare ogni risorsa su tutto. Però nel lungo periodo (Ramesh parla appena di un mese, un mese e mezzo di training), ci troveremo con un team di persone giovani e piene di energia, in grado di assolvere a un grande numero di compiti». Una flessibilità che porta con sé anche la possibilità di gestire un hotel da oltre 160 camere con uno staff di appena 15 persone, più qualche risorsa variabile per la conduzione di alcuni reparti in outsourcing, come l’housekeeping. È così che al Moxy Milano lavorano stabilmente appena “un capitano” (il general manager), due crew leader e 12 “membri dell’equipaggio” (dove crew, equipaggio, sta proprio per membri dello staff).
Jackson si dice per altro convinto che un’esperienza Moxy possa aprire le porte di una veloce quanto brillante carriera nell’hôtellerie: «Un profilo in grado di fare qualsiasi cosa, dal curare le procedure di check-in al servire colazioni e drink al bar, è una risorsa pressoché inestimabile per la nostra industria. Se per diventare general manager si richiedono infatti competenze in ogni reparto alberghiero, qui al Moxy è un’esperienza che si può fare in meno di due anni». L’idea è che i “membri dell’equipaggio” possano avanzare professionalmente sia all’interno della stessa catena, sia approfittando delle posizioni aperte negli altri brand Marriott.
Nonostante tutte le rassicurazioni di Jackson, tuttavia, qualche perplessità onestamente rimane in merito a una strategia di gestione delle risorse umane più simile a quella di un fast food o di un grande magazzino, piuttosto che a quella di una struttura alberghiera. Dubbi che non vengono peraltro dispersi dalle semplificazioni procedurali necessarie a gestire proficuamente l’hotel. Nel prossimo futuro, in particolare, il brand Moxy prevede di eliminare completamente il desk registrazioni, per lasciar posto al solo mobile check-in. «Un servizio del genere esiste già ed è dedicato ai membri del nostro programma Marriott Rewards, ai quali viene data la possibilità di entrare in hotel, consegnare i documenti e ritirare la chiave. Entro i prossimi due o tre anni, noi vorremmo però consentire agli ospiti di utilizzare direttamente il loro smartphone al posto della chiave, come già si può fare per i biglietti aerei».
In linea con tali presupposti, poi, anche il concept food and beverage è ridotto all’essenziale, con una proposta self service attiva 24 ore, per sette giorni alla settimana. In compenso non esiste alcuna cucina, molti dei prodotti sono surgelati, mentre quelli freschi sono quotidianamente consegnati in albergo da una compagnia di catering esterna. La colazione, in particolare, comprende un’offerta base di yoghurt, latte, cinque differenti tipi di salumi, frutta fresca, bevande, caffè e altri prodotti tradizionali del mattino. Non è invece previsto alcun piatto caldo, né per il breakfast, né per la colazione, mentre la sera se ne potranno trovare un paio presso il bancone del bar. «Prima di aprire il Moxy Milano, abbiamo ovviamente condotto una serie di ricerche», specifica ancora Jackson. «E abbiamo scoperto che l’unico mercato europeo, in grado di apprezzare i piatti caldi a colazione, è quello britannico. In Italia, per esempio, si cerca soprattutto un buon caffè, accompagnato da un po’ di pane fresco e poco altro. Certo, questa è solo la prima implementazione del nostro concept breakfast. Siamo quindi pronti a modificarne in pochi i mesi i contenuti a seconda dei feedback. Ma non installeremo mai una cucina in hotel, perché la sua presenza esula dalla filosofia di gestione Moxy».
Il concept prevede invece camere standard di 17 metri quadrati con un design lineare, arricchito da particolari ad hoc come scaffali di vetro e armadi a vista. Anche in questo caso, però, l’aspetto più interessante riguarda la funzionalità operativa degli spazi: l’assenza di oggetti ingombranti da spostare facilita infatti il lavoro di housekeeping e consentirà probabilmente un’ottimizzazione dei tempi di pulizia: «Al momento», specifica Jackson, «le procedure di housekeeping durano tra i 15 e i 20 minuti per camera, ma siamo ancora in una fase di test e io sono convinto che possiamo fare molto meglio».
Ambiziosi, infine, gli obiettivi 2014 della struttura meneghina: «Dovremmo riuscire a chiudere l’anno con un tasso di occupazione attorno al 65%», conclude infatti Jackson. «Ce la dovremmo fare perché siamo partiti piuttosto bene, nonostante non abbiamo ancora attivato alcuna seria campagna di marketing. La nostra intenzione è quella naturalmente di esplorare tutti i canali, agenzie tradizionali e online incluse, mirando a raggiungere un mix di mercato composto da un 50% di ospiti leisure e da un altro 50% di business traveller».

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