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I bei fiorellini di un rifugio a Milano
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Senza chiamare in causa quella passata ridicola iniziativa elettorale di La Malfa - Sgarbi, chiamata il partito della Bellezza, è indubbio che il nostro paese attiri l’attenzione del mondo per quanto di bello in esso esiste: essere italiano all’estero produce un mix di sospetto, per la cattiva reputazione (meritata o meno), e ammirazione, per la natura, l’arte, la cucina e il modo di vivere.
Un bel paese se non fossimo così inqualificabilmente autolesionisti; ci facciamo del male senza forse rendercene conto. Recentemente ha aperto un ristorante abbastanza particolare, dal nome significativo: Rifugio. Per mesi ci ha lavorato una squadra di falegnami austriaci che hanno trasformato uno spazio nel cuore di Milano in una baita dolomitica, che ora propone piatti tipici dell’Alto Adige. Nell’opera d’abbellimento e richiamo esterno sono state poste, lungo i bordi del locale, delle fioriere in metallo con inseriti dei faretti che sparano verso l’alto e incrociano una pari illuminazione che dall’alto si rivolge verso il basso. Le numerose fioriere sono state riempite di piccoli arbusti e piantine montani con un effetto veramente piacevole: un angolo della città abbandonato è tornato a vivere.
Neanche il tempo di posizionare le piantine che qualcuno ha cominciato a prenderle, tanto che è diventata una gara di velocità tra i gestori e chi le asporta.
Certo: niente di grave, rispetto a quanto questo periodo ci propone; a me però ha ricordato quando avevo un albergo a Brescia e avevo creato, chiamando un famoso vivaista dal lago Maggiore, un bellissimo giardino. Ebbene, pur essendo le piante piuttosto grandi, regolarmente sparivano. Non mi sono dato per vinto e ho continuato a sostituirle; ma è logico?
È possibile che ci sia così poco amore per quanto ci permette di godere delle nostre città?
Sono stato quest’estate in Germania, a Regensburg (in italiano Ratisbona): cittadina abbastanza grande lungo il Danubio. Ebbene, “orrore”, le numerose biciclette in strada erano addirittura senza, non dico una catena (che ormai non è più sufficiente a Milano per fermare i ladri), ma neanche un piccolo blocco; unicamente appoggiate nei loro spazi.
Riflessioni banali: sappiamo come siamo e ormai mi sembra che l’accettiamo; comunque fa tanta rabbia quando lo si tocca con mano. Richiamavo Ratisbona, ma anche in Germania esistono problemi: mi ricordo che a Berlino, per far smettere chi rovinava i treni della metropolitana, alcuni anni orsono erano stati affissi dei cartelli che, senza infingimenti, promettevano una ricompensa a chi segnalava i danneggiatori.
Il senso del bene pubblico (che è il nostro), di cui dovremmo riappropriarci.

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