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E la chiamano estate…
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Purtroppo l’estate ha ricordato, almeno al Nord, l’autunno: giornate piovose e fredde che hanno contribuito a deprimere ulteriormente, qualora ce ne fosse stata necessità, i già afflitti umori.
Ero in montagna, a Corvara, una luogo “di moda” che generalmente non soffre di crisi d’occupazione. Ebbene, quest’anno si vedevano pochi turisti e invece tanti albergatori con il viso lungo. Il paese nel tempo ha fatto sforzi per adattarsi aduna clientela esigente e, per esempio, sono lontani i momenti in cui i negozi, seguendo la cultura contadina, chiudevano alle 12 per il pranzo, e la domenica e le festività non c’era verso di avere neanche un giornale. Ora la località è nettamente più dinamica, e più cara. Tanto che è abbastanza umoristico quando, nel corso delle manifestazioni organizzate dall’azienda di soggiorno, le introduzioni vengono presentate in italiano e tedesco. Dove sono ormai i tedeschi? Causa la crisi pressoché generalizzata, e le migliori tariffe praticate dai paesi nostri vicini oltralpe, per passare le vacanze in montagna, vanno piuttosto in Austria, Slovacchia o restano in Germania.
Il mare purtroppo, almeno al Nord, ha sofferto ancora di più della situazione climatica e sono veramente poche le località che possono chiudere in positivo il bilancio di questa bislacca stagione.
Le città, e particolarmente le città d’arte, hanno tratto un certo vantaggio da questa situazione, che ha visto gli italiani privilegiare il corto raggio e i weekend: Milano, per esempio, ormai da anni non è più una città “chiusa per ferie” e i viaggiatori se ne sono accorti. Parlavo con un albergatore che mi diceva che anche in agosto ha avuto parecchi giorni il tutto completo.
Perché allora tanti alberghi, anche in posizioni centrali, a similitudine di decenni scorsi, chiudono per un periodo più o meno lungo? Passando davanti a una bella struttura ho notato che, sciattamente, non si era neanche data la pena, come generalmente avviene, di mettere un cartello con la notizia della chiusura e la data di riapertura. Unicamente, ha tirato la serranda.
Tutti aspettiamo l’Expo, ma sappiamo che non sarà la panacea di tutti i mali; è necessario, anche per trarre vantaggio negli anni successivi al 2015, modificare vecchie modalità di approccio al mercato. Per una volta sono d’accordo con l’assessore al Commercio del comune di Milano che, sulla polemica sollevata da Sgarbi sulla paventata mancata concessione dei Bronzi di Riace all’Expo, ricorda, provocatoriamente che, forse, i bronzi sarebbe meglio averli nel 2016, quando ormai, finita “la festa”, bisognerà fare in modo che i turisti ritornino.

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