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Il rigore e il Campionato del mondo
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Il consigliere politico di Forza Italia, Giovanni Toti, in relazione alla vicenda del Mose, a Venezia, ha affermato: «C’è bisogno di rigore!».
Il giapponese Yuichi Nishimura, nel corso dei Campionati del mondo di calcio in Brasile, nell’arbitrare la partita Brasile – Croazia, lo ha preso subito in parola e ha concesso un rigore inesistente a favore del Brasile. Beh: è inutile criticarlo, se ci vuole rigore, da qualche parte bisogna pur cominciare, magari, per semplicità e per velocizzare la cosa, sanzionando i più deboli e meno difesi. Non stiamo a cavillare…
D’altronde il rigore è una caratteristica condivisa dai politici: non a caso il sindaco di Venezia (ora ex), in maniera coerente con il suo senso di responsabilità, dopo il patteggiamento a quattro mesi di detenzione, ha “rigorosamente”, seppur in maniera temporanea, ripreso il suo posto: un fulgido esempio di senso del dovere; non si può mica lasciare libera una poltrona così importante, che magari arriva a occuparla una persona non altrettanto dotata di “rigore”.
È un periodo che non c’è apparato esente da indagini e condanne, tanto che ormai si è arrivati alla noia; l’unica nota positiva sono le ilari giustificazioni degli indagati: per esempio Claudio Scajola, agli arresti domiciliari con l’accusa di aver favorito la latitanza dell’ex deputato Amedeo Matacena, si difende nella nota dei suoi avvocati: ha fatto tutto per amore della moglie di Matacena. Tenero!
E il rigore? Ho paura che per i poveri diavoli, che pagano regolarmente le tasse e si conformano alle leggi, per vederlo sia necessario continuare a sintonizzarsi con le partite che si stanno giocando nei campi da calcio del Brasile.

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