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Guidare un 5 stelle a Napoli
La gestione di un’offerta di lusso in un mercato dove domina il rapporto qualità-prezzo
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Instaurare un rapporto personale, in grado di andare al di là della semplice domanda su come sia andata la giornata. È lo stile d’accoglienza del general manager del Grand Hotel Parker’s di Napoli: «A volte mi capita persino di fare colazione con i miei ospiti: un modo per conoscerli meglio e passare qualche minuto in piacevole compagnia», racconta Giampaolo Padula, che in questo modo prova a trasferire, nel contesto a volte frenetico di una struttura urbana, quello che solitamente è il tratto distintivo dell’ospitalità da resort. «La differenza è che lì sono loro che ti cercano, qui invece devi essere bravo tu ad avvicinarli e a porti nella maniera corretta, soprattutto con gli ospiti business e corporate, che non hanno certo tempo da perdere».

Domanda. Prima di approdare al Parker’s di Napoli, che vanta quasi 150 di anni di attività, lei ha diretto un altro albergo storico come il capitolino hotel d’Inghilterra. Un caso o una vocazione nascente?
Risposta. Se devo essere onesto, si tratta più di una coincidenza, che di una strategia professionale precisa. D’altronde l’Italia è una sorta di museo a cielo aperto, per cui non è davvero difficile approdare in strutture di questo tipo.
D. Quali sono i vantaggi nel gestire hotel dal grande passato?
R. È soprattutto una questione di asset intangibili: a Roma eravamo a pochi passi da via Condotti, qui abbiamo la più bella vista della città. E poi tra le nostre mura si respira davvero la storia: durante le celebri quattro giornate di Napoli, quando la città si ribellò con successo all’occupazione nazista nel settembre del 1943, il Grand Hotel Parker’s era la sede del comando tedesco. E ancora oggi ne abbiamo ricordo nel salone che chiamiamo dei generali. Soprattutto, però, gestire un hotel di questo tipo ti dà il grande vantaggio di poter offrire un prodotto dal fascino senza tempo.
D. E le criticità, invece?
R. La struttura degli edifici antichi ti condiziona: a Roma, mi ricordo, molti ospiti si chiedevano perché mai il bagno di una certa camera deluxe fosse più piccolo di quello delle standard. Al Parker’s, per fortuna, grandi problemi negli spazi interni non ne abbiamo, ma il fatto di essere inseriti in un contesto urbano ci limita, per esempio, nell’utilizzo della nostra terrazza all’aperto del settimo piano: tra le due e le quattro di pomeriggio non possiamo infatti organizzare nessun evento. E questo è un vero problema se ti trovi nella regione dove, con circa 26 mila cerimonie all’anno, si celebra il maggior numero di matrimoni di tutta Italia
D. Si tratta di un business così importante per voi?
R. Assolutamente sì. Anche perché il mercato di Napoli non è affatto facile per i 5 stelle. Non a caso ce ne sono appena quattro in tutta la città. Come amo solitamente dire io, l’ospite da 5 mile euro a notte rimane a dormire in città solo se perde l’aliscafo per Capri. Per non parlare, poi, di Positano e Ravello....
D. Difficile in effetti competere con destinazioni tanto glamour cosi vicine...
R. E infatti il nostro benchmark di riferimento è rappresentato da mercati come quelli di Barcellona e del Mar Rosso. Ce lo dicono i dati di un’importante società di consulenza alberghiera come Str Global. Sono loro le destinazioni con cui dobbiamo confrontarci.
D. E ciò cosa significa, in termini pratici?
R. Vuol dire che i nostri clienti cercano soprattutto il miglior rapporto qualità-prezzo e non tanto la qualità assoluta. Con tutte le criticità che tale approccio comporta per un 5 stelle lusso. Inoltre la città di Napoli non gode certo di un’immagine mediatica particolarmente favorevole. Persino quando vogliono parlar bene della città, alcuni giornalisti, soprattutto quelli internazionali, iniziano gli articoli citando tutte le cose negative che si sarebbero aspettati di trovare e che fortunatamente non hanno sperimentato. Apprezziamo lo sforzo, ma non è certo un gran biglietto da visita.
D. Date queste premesse come approcciate quindi la promozione della struttura?
R. Cercando di spiegare quanto bella e ricca di fascino è invece la città partenopea. Non molti sanno, per esempio, che Napoli vanta più chiese di Roma. Su mercati molto cattolici, come per esempio, quello brasiliano, questo è un aspetto che, come piace dire a me, fa click. E poi naturalmente c’è la tradizione sartoriale locale, il cibo, il vino, la canzone napoletana, la storia, il Vesuvio... Senza contare la rilevanza strategica della location per visitare tutto il resto della regione.
D. Chi sono i vostri clienti?
R. A parte gli italiani, accogliamo molti francesi. E non è affatto un caso: se da noi vengono infatti soprattutto viaggiatori attenti al rapporto qualità-prezzo, i transalpini, in ciò, sono sicuramente tra i clienti più esigenti. In fondo sono stati loro, con voyage-prive.com, a introdurre nel turismo la pratica delle flash sales. La regola fondamentale, in questo tipo di mercato, è quella di non cedere alla tentazione di abbassare troppo i prezzi.
D. E dopo i francesi, chi viene da voi?
R. Ci sono gli inglesi, un po’ di americani e quindi il resto del Nord Europa. Accogliamo però anche un discreto numero di giapponesi, che ho scoperto essere dei grandi amanti della pizza, tanto che tra loro c’è anche chi prova otto pizzerie diverse in quattro giorni.
D. Tutti concentrati sul rapporto qualità-prezzo?
R. Molti, ma fortunatamente ospitiamo anche numerosi globetrotter del lusso: la nostra affiliazione a network prestigiosi, come gli Small luxury hotels of the world e il programma American Express, Fine hotels & resorts, ci aiuta molto a intercettare il meglio dei flussi turistici diretti verso Napoli.
D. Non deve essere facile, però, mantenere marginalità adeguate...
R. Dobbiamo giocare sui grandi numeri: eventi e banchettistica, molti convegni, coffee break e matrimoni. D’altronde, come avrà ormai capito, il mercato napoletano è davvero particolare. Se uno osserva i grafici Str Global sui prezzi degli alberghi partenopei sembra di trovarsi di fronte a degli elettrocardiogramma piatti: oltre a non doverli abbassare, i prezzi non si possono neppure alzare più di tanto. Al contrario dei 5 stelle di molte altre destinazioni, noi perciò dobbiamo concentrarci soprattutto sul tasso di occupazione che, per garantirci un minimo di redditività, non può mai scendere sotto il 68%.
D. Per concludere, quali sono i suoi traguardi futuri? Ha qualche sogno nel cassetto?
R. Sì, mi piacerebbe un giorno tornare a lavorare all’estero. Specialmente in Oriente o negli Stati Uniti. Io sono innamorato dell’America e del suo stile professionale di gestione del business. Ma quello che mi affascina veramente è quanto sono avanti: i nostri ristoranti oggi si pavoneggiano perché hanno la carta dei sali o quella delle acque. Quindici anni fa io lavoravo in Colorado, al Lodge at Vail: più di 150 camere tutte con la propria carta della legna per i caminetti...


Chi è Giampaolo Padula

Già general manager del Caesar Augustus hotel di Capri e del capitolino hotel d’Inghilterra, ultimo suo incarico prima di approdare al Parker’s, Giampaolo Padula ha trascorso gli ultimi 15 anni nel settore upscale, ricoprendo varie cariche direttive in strutture come il Lord Byron di Roma, il Windsor Court Hotel di New Orleans e il The Lodge at Vail in Colorado, nonché il De Vere di Swindon e il Lygon Arms di Broadway, nel Regno Unito. Nato a Roma, Padula si è laureato presso l’Ecole Hôteliere di Losanna, per poi conseguire un master di business administration in international hospitality management presso l’inglese Nottingham Trent University.

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