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Fermo immagine del mercato italiano
Un rapporto Horwath Htl traccia il quadro dell’attuale offerta alberghiera di catena
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Sono 1.235 gli hotel di catena attualmente presenti nel nostro paese: operati da oltre 146 brand differenti, dispongono di un totale di circa 139.500 camere, corrispondenti al 12,7% dell’offerta complessiva. A livello generale, gli alberghi e gli apart-hotel della penisola ammontano infatti a 33.700 unità: un numero che, negli ultimi cinque anni, ha mostrato una lieve tendenza al declino, causato soprattutto da una significativa diminuzione delle strutture a 1 e 2 stelle (-13%) non completamente compensata dal contemporaneo sensibile aumento dell’offerta a 4 e 5 stelle (+24%).
È il fermo immagine del mercato alberghiero della penisola scattato, a fine 2013, da un report realizzato dalla società di consulenza Horwath Htl: «Il Belpaese è da sempre considerato un mercato caratterizzato da un mix particolarmente complesso di piccoli hotel a conduzione familiare», spiega il managing partner della divisione Italia, Zoran Basic. «E se sicuramente esiste un fondo di verità in tale visione alquanto sintetica della destinazione, è altrettanto vero che il panorama alberghiero della penisola sta rapidamente modificandosi. Esistono perciò molte aree esplorabili da quegli investitori desiderosi di rendere la propria presenza in Italia una vera massa critica, capace di coprire tutti i segmenti della domanda. Anche al di là del comparto luxury, dove tradizionalmente è maggiore l’incidenza degli hotel di catena».
Per chi si sente da anni ripetere il mantra delle enormi potenzialità che la destinazione Italia avrebbe per le grandi compagnie internazionali, le parole di Basic appaiono quasi scontate. C’è però un dato che aiuta a farci riflettere sui reali trend del mercato: secondo la ricerca Horwath Htl, la percentuale di alberghi di catena in Italia è infatti salita dal 6% del 2003 al 12,7% del 2013, dimostrando così una chiara tendenza espansiva, quantificabile in un tasso di crescita del 14,6% annuo. Ma come cambia lo scenario se zoomiamo all’interno della fotografia generale? Disaggregando i dati raccolti si scopre che i brand internazionali vantano in Italia circa 510 hotel, per un totale di più di 63 mila camere, mentre quelli domestici dispongono di 776 strutture, per oltre 84.200 stanze complessive (la somma delle camere è superiore a quella totale sopraindicata perché, in questo caso, vengono contati due volte gli alberghi gestiti da operatori di secondo livello italiani affiliati in franchising a marchi internazionali, ndr). Entrambi, inoltre, sono prevalentemente focalizzati nei segmenti lusso e upscale, dove, insieme, rappresentano rispettivamente il 16% e il 28% dell’offerta di ospitalità complessiva del paese. A livello territoriale, inoltre, Milano, Roma, Firenze, Venezia e Bologna sono le destinazioni in cui maggiore si fa sentire la presenza degli hotel di catena, che si trovano infatti prevalentemente all’interno di città d’arte e business (il 32% del totale) e hanno, oltretutto, una dimensione media (108 camere) nettamente superiore a quella delle strutture indipendenti (33 stanze).
A fronte di tale scenario, Horwath Htl prevede quindi un 2014 ancora caratterizzato da una congiuntura economica non particolarmente favorevole, che tuttavia, come è stato negli ultimi anni, non dovrebbe coinvolgere né la domanda turistica di lusso, né quella internazionale. In tale contesto, il trend italiano dei nuovi sviluppi alberghieri appare ancora relativamente piatto, seppur non manchino alcune notevoli eccezioni: un certo numero di investitori, provenienti soprattutto dal Medio Oriente, dalla Russia e dagli altri paesi asiatici, sarebbe infatti in procinto di finalizzare una serie di transazioni importanti, riguardanti in particolar modo il re-branding o la riconversione di trophy asset appartenenti al segmento lusso. La prevista vendita di un vasto portafoglio di unità immobiliari del Demanio potrebbe inoltre aprire nuove appetibili opportunità di sviluppo, mentre la città di Milano, destinata a ospitare Expo 2015, continua a essere al centro dei piani di espansione degli investitori interessati a una località che sperimenta una domanda business sempre sostenuta. L’unico rischio, in questo caso, potrebbe essere rappresentato dall’eccesso di offerta riscontrabile nella fase immediatamente successiva all’Esposizione universale. I nuovi formati dell’ospitalità, così come il concept degli hotel mixed-use, dovrebbero infine diffondersi particolarmente in aree come la Toscana o la regione dei laghi, contemporaneamente all’espansione sul mercato di prodotti quali le proprietà frazionate o le ville e gli appartamenti dotati di servizi alberghieri. Nonostante la relativa stagnazione dell’economia italiana, è la conclusione dello studio Horwath Htl, il livello di penetrazione delle catene nella penisola sarebbe perciò destinato ad aumentare ancora nel prossimo futuro, in particolare se le compagnie alberghiere dovessero decidersi a sfruttare le opportunità aperte in destinazioni e in segmenti (economy e midscale su tutti) ancora poco esplorati.


I marchi più diffusi nelle penisola

Brand Numero di camere
1. Best Western: 11.668
2. Nh Hotels: 8.081
3. Atahotels: 5.514
4. Sheraton: 3.445
5. Starhotels: 3.403
6. Bluserena: 3.130
7. Blu Hotels: 2.911
8. Orovacanze: 2.848
9. Aeroviaggi: 2.680
10. Mercure: 2.663
11. Holiday Inn: 2.493
12. Novotel: 2.405
13. Hilton: 2.339
14. Una Hotels & Resorts: 2.280
15. Geturhotels: 2.148
16. Parc Hotels: 2.004
17. Valtur: 1.920
18. Chincherini Hg: 1.860
19. Iti Hotels-Matina: H&r 1.777
20. Jsh: 1.774


Dove si trovano gli hotel brandizzati

Lombardia: 15%
Lazio: 13%
Veneto: 12%
Emilia Romagna: 10%
Toscana: 8%
Altre regioni: 42%

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